En histoire de l’art comme en musique, le grand interprète a toujours un style.
Longhi me faisait souvent penser à un maestro énergique, un Toscanini,
dont le tempo précis faisait briller l’œuvre de tout son éclat.
(André Chastel, À propos de Masolino et Masaccio, quelques faits, 1981)
Aperto al pubblico da circa un secolo, il Musée Jacquemart-André, dimora di importanti collezionisti della fine del XIX secolo, ospita numerose opere d’arte che portano le firme più illustri del Rinascimento italiano, della pittura fiamminga e della pittura francese del XVIII secolo.
Esso presenta allo stesso tempo eleganti elementi di mobilia, indicativi del gusto che Édouard André e Nélie Jacquemart coltivavano per le arti decorative. Questo insieme unico, tanto per la qualità che per la diversità delle opere che lo compongono, gode di condizioni di accoglienza e di visite eccezionali che lo rendono accessibile a tutti. Con più di quattro milioni di visitatori successivamente alla riapertura, nel marzo 1996, il Musée Jacquemart-André è uno dei primi musei parigini. L’istituzione e le sue collezioni appaiono come la testimonianza che ha voluto lasciare ai posteri questa coppia senza discendenti, coppia che ha dedicato tutta la vita all’arte e la cui passione ha permesso di avere oggi ben quindici saloni eccezionalmente decorati con opere dall’estrema varietà e grandezza, distribuite e organizzate in uno spazio di circa duemila metri quadrati. I lavori di restauro intrapresi nel 1996, in vista della riapertura al pubblico, hanno avuto l’obiettivo di restituire al luogo, nella misura del possibile, l’atmosfera di dimora abitata per far sì che ogni visitatore potesse vivere il calore di un ambiente vivo e sensibile, più che didattico. L’arte, ragione di vita di Édouard e Nélie, ha permesso alla coppia di collezionisti di raccogliere in qualche decennio circa cinquemila opere, di cui la maggior parte di una qualità senza precedenti. Per soddisfare il loro desiderio di eclettismo, gli sposi André hanno saputo, con rigore e determinazione, fare appello ai più grandi antiquari e mercanti, percorrere il mondo alla ricerca di oggetti rari, spendere considerevoli somme per dei capolavori, sacrificare esemplari di seconda mano al fine di restare fedeli a una scelta di eccellenza, per fare del museo un’istituzione internazionale di primo livello, che unisce la presentazione di un’eccellente dimora del XIX secolo a delle condizioni di accoglienza e di visita adattate alle aspettative dei visitatori di oggi.

Dimora di collezionisti che ospita i capolavori riuniti da Édouard André e Nélie Jacquemart, il museo presenta questa volta la mostra dal titolo De Giotto à Caravage. Les passions de Roberto Longhi: i più bei quadri della collezione di Roberto Longhi, eminente storico dell’arte e critico, ma innanzitutto grande amante e appassionato di pittura.
L’esposizione presenta i grandi nomi della pittura italiana, dal XIV al XVII secolo, riscoperti da Roberto Longhi (1889/1890 – 1970), una delle maggiori personalità della storia dell’arte italiana. Giotto, Masaccio, Masolino, Piero della Francesca, Caravaggio sono affiancati da altrettanti artisti di primo piano, le cui opere e caratteristiche saranno messe in luce. Alle opere provenienti dalla Fondazione Roberto Longhi e presentate per la primo volta in Francia, fanno eco le opere prestate dai più grandi musei francesi e italiani, al fine di instaurare un dialogo tra questo grande esperto d’arte e le sue stesse passioni artistiche.
La mostra si apre con una sezione consacrata alle opere di Caravaggio, tra le quali il celebre Ragazzo morso da un ramarro della Fondazione Roberto Longhi (Firenze). Artista emblematico per il quale Longhi aveva una vera e propria passione, Caravaggio ha rivoluzionato la pittura italiana del XVII secolo passando da una pittura naturalista a una più ispirata e caratterizzata dal chiaroscuro. Accanto al famoso quadro del 1595-1596, altre due opere del maestro Merisi sono riunite in via del tutto eccezionale: L’incoronazione di spine della Fondazione Banca Popolare di Vicenza e L’Amorino dormiente conservato presso la Galleria Palatina di Firenze.

Fedele all’indagine di Roberto Longhi, l’esposizione mette in estrema evidenza le opere di Caravaggio e dei suoi emulatori, mostrando l’influenza delle tematiche e dello stile dell’artista sui suoi contemporanei, prima di tutto a Roma, poi in tutta Europa. Carlo Saraceni (1579 – 1620) e Bartolomeo Manfredi (1582 – 1652) hanno contribuito a far conoscere e a diffondere i maggiori argomenti su cui Caravaggio amava lavorare, in particolar modo la figura di Cristo e le scene bibliche. Due generazioni riprenderanno poi questi stessi temi: Jusepe de Ribera (1591 – 1652) attraverso i suoi sorprendenti apostoli, Mathias Stomer (1600 – 1652) o Mattia Preti (1613 – 1699).
Nel corso delle sue ricerche, Longhi si interessa allo stesso tempo ai primitivi, quegli artisti rinnovatori dell’inizio del XIV secolo così come anche agli artisti italiani del XV secolo, all’origine della pittura moderna (Masaccio, Masolino, Piero della Francesca). Tra i primi merita di essere ricordato il pittore e architetto Giotto di Bondone, nato tra il 1266 e il 1267 nei dintorni di Firenze. Dopo essersi formato presso la bottega di Cimabue, Giotto elabora un linguaggio pittorico che va a rivoluzionare l’arte del suo tempo: sviluppa un potente senso della narrazione, accentua l’umanizzazione delle figure sacre e introduce dei nuovi elementi plastici, come la doppia prospettiva. Queste innovazioni stilistiche, che riflettono un’inedita visione del mondo in cui la figura umana occupa un posto di rilievo, annunciano quella che sarà tutta l’arte del Rinascimento. Nel 1930 Longhi propone di attribuire a Giotto quattro pannelli dispersi, tra questi il San Giovanni Evangelista e il San Lorenzo, appartenenti alle collezioni dell’Abazia di Chaalis, sono stati scelti per far parte dell’esposizione in corso al museo parigino e facevano probabilmente parte di un polittico posto a decorare una delle maggiori chiese fiorentine.
Alcuni dei capolavori di questi artisti sono stati eccezionalmente prestati in occasione di questa mostra dalla Galleria degli Uffizi, dalla Galleria Palatina di Firenze, dai Musei Vaticani e dalla Galleria dell’Accademia di Venezia. L’esposizione disegna così, all’interno delle sale del Musée Jacquemart-André, alcuni dei momenti chiave dell’arte italiana grazie ai fondamentali e numerosi contributi di Roberto Longhi che, partendo dai grandi maestri del Rinascimento, ci conduce per mano fino a Caravaggio e ai caravaggeschi.

Spirito di un’assoluta modernità, Longhi ha portato una vera e propria rivoluzione nella storia dell’arte del XX secolo: facendo dialogare artisti antichi e moderni, propone una lettura rinnovata delle loro opere e mette di nuovo in luce alcuni dei più grandi nomi della pittura italiana, come Giotto, Masaccio, Piero della Francesca e soprattutto Caravaggio. Grande conoscitore, Longhi è anche, come lo erano stati prima di lui i coniugi André, un collezionista appassionato. Dotato di un’insaziabile curiosità nonché di un occhio esperto, ha assemblato una collezione di circa 250 opere, la cui varietà e ricchezza ricordano quelle dei suoi studi. L’esposizione al Musée Jacquemart-André ci invita a scoprire, attraverso una selezione di opere della sua collezione in aggiunta a qualche altro prestito eccezionale, il ventaglio delle passioni dello stesso Longhi, dal bagliore dei primitivi italiani all’incredibile chiaroscuro dei più grandi caravaggeschi.
Personalità affascinante per l’estensione delle sue conoscenze e il suo approccio innovatore, Longhi si è impregnato della modernità della sua epoca per imparare a comprendere i pittori che ha studiato, indipendentemente dalla loro posizione all’interno della cronologia artistica. Dotato di una memoria visiva incomparabile, ha posato un occhio nuovo sul vasto panorama della pittura italiana e intessuto dei legami inediti tra artisti di ogni epoca. Questo metodo estremamente personale gli ha permesso di sconvolgere le tradizionali classificazioni e di restituire ai grandi nomi della pittura italiana un posto centrale nella storia dell’arte. Roberto Longhi, però, non è solo un sapiente, è anche un ardente collezionista che ha offerto a questi nomi già prestigiosi una fama e una risonanza che non verranno più smentite.

Nel ringraziare gli organizzatori della mostra una menzione particolare va a Mina Gregori, presidente della Fondazione Roberto Longhi, a Maria Cristina Bandera, direttrice scientifica della stessa Fondazione e a Giandomenico Magliano, ambasciatore d’Italia in Francia, che ancora una volta ha accordato il suo patrocinio all’esposizione, testimoniando i legami culturali frequenti e privilegiati che uniscono i nostri due paesi.
Didascalie immagini
- Locandina esposizione De Giotto a Caravage. Les passions de Roberto Longhi, Musée Jacquemart-André, 27 marzo – 20 luglio 2015.
- Michelangelo Merisi, detto Caravaggio (1571-1610), L’incoronazione di spine, 1602-1603, Olio su tela, 177 x 127 cm (© Vicenza, Collezione Banca Popolare di Vicenza.)
- Giotto di Bondone (1267-1337 ca.) : San Giovanni Evangelista, 1320 ca., Tempera e oro su tavola, 128 x 55,5 cm, inv. MJAC – 1018 / San Lorenzo, 1320 ca., Tempera e oro su tavola, 120 x 54,3 cm, nv. MJAC – 1017 (© Fontaine-Chaalis,Abazia Reale di Chaalis, Istituto di Francia.)
- Giovanni Lanfranco (1582-1647), Davide con la testa di Golia, 1617 ca., Olio su tela, 130 x 152,5 cm, Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi, Firenze (© Firenze, Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi)
- Mathias Stomer (1600-1652), La guarigione di Tobia, 1640-1649 ca., Olio su tela, 155 x 207 cm (© Firenze, Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi, © Studio Sébert Photographes.)
In copertina:
Michelangelo Merisi, detto Caravaggio (1571-1610), Ragazzo morso da un ramarro, 1594, Olio su tela, 65,8 x 52,3 cm, Inv. Cat. 1980, n. 78
[particolare]
(© Firenze, Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi)
Dove e quando
Evento: De Giotto à Caravage. Les passions de Roberto Longhi
- Fino al: – 20 July, 2015
- Sito web