Nella cornice cinquecentesca di Palazzo Albergati a Bologna è ospitata, fino al 19 luglio, la retrospettiva dedicata a Maurits Cornelis Escher; ulteriore tappa dopo quella di Roma al Chiostro del Bramante.
Sotto la curatela di Marco Bussagli e Federico Giudiceandrea, e l’organizzazione di Arthemisia Group in collaborazione con la Fondazione M.C. Escher le oltre 150 opere raccolte nelle suggestive sale di Via Saragozza esaminano la produzione dell’artista partendo dagli “Emblemata” degli anni Trenta fino ai lavori che ne hanno esteso la fama anche oltre la dimensione grafica e artistica in senso stretto.

I personaggio di M.C. Escher, spesso associato al “lato matematico dell’arte”, infatti, benché assolutamente coerente con le leggi della Gestalt e dell’ottica non può certo essere relegato ad una visione geometrica degli spazi, degli oggetti e della natura.
Lo sguardo e la sensibilità dell’artista, già presenti nelle sue esperienze nella grafica Art Nouveau, emergono altrettanto nei luoghi che ritrae durante la sua permanenza in Italia: paesaggi, strade, scorci raffigurati con cura e contemplazione.
Analogamente la natura: fiori e insetti, come il Soffione (1943), la Cavalletta (1935) e gli Scarabei (1935) vengono rappresentati nelle xilografie con il desiderio di restituirne la veridicità e la vitalità.

Ecco che a questo Escher si unisce, in maniera complementare, il più famoso artista dedito allo studio delle leggi matematiche.
La mostra delinea il processo evolutivo dell’autore suddividendo il percorso espositivo in sei sezioni: La formazione, l’Italia e le esperienze Art Nouveau; Le superfici riflettenti e metamorfiche; Metamorfosi; dall’Alhambra alla tassellata; i Paradossi Geometrici; l’economia escheriana e l'”Eschermania”, associando alle opere più famose, come Nastro di Möbius (1963), Mano con sfera riflettente (1935) o Pozzanghera (1952), solo per citarne alcune, delle esperienze a cavallo tra il ludico e il didattico in grado di fornire al visitatore delle chiavi di lettura fondamentali per capire quello che soggiace “dietro le quinte ” di lavori così impeccabilmente precisi.

Se il pannello delle sfere concave e convesse e la stanza degli specchi permettono di addentrarsi nella logica talvolta metamorfica delle superfici riflettenti la scenografica parete optical, dà prova del potere illusorio delle linee nello spazio tramite il bilanciamento dei bianchi e neri.
E che dire invece dello studio sulla tassellatura? impossibile non menzionare l’Alhambra di Granada e i pattern geometrici che ne decorano gli spazi; uno spettacolo che ha influenzato Escher a tal punto da evocare questo modello di ispirazione in molti lavori tra cui Giorno e notte (1938) e Cielo e acqua (1938) dove il binomio colore/ non colore svolge un ruolo fondamentale. Anche qui, la mostra è accompagnata da elementi didattici interattivi che fanno esperire in prima persona la pratica di questo processo operativo.

Geometria come composizione mutevole ma lineare ma anche come paradosso è il tema affrontato dalla quinta sezione della mostra. Esemplari tra tutti i lavori raffiguranti spazi impossibili: scale senza destinazione, archi e volte aperte verso mondi paralleli.
Perché infatti, il grande merito di Escher artista – e dell’arte, in generale- è stato proprio quello di creare mondi, in questo caso partendo dall’osservazione della natura in tutti i suoi elementi (piante, animali, minerali) e fenomeni, ricostruendone geometricamente e matematicamente la complessità e creando un’iconografia, che ha impressionato a tal punto il mondo esterno all’arte, da fargli ricevere una lettera da parte Mick Jagger in cui il frontman degli Stones chiedeva la possibilità di avere una sua opera come copertina di un disco (la corrispondenza venne pubblicata dalla rivista Holland Herald nel 1974)…

A posteriori, molte sono state le citazioni in ambito cinematografico, musicale e pubblicitario delle sue paradossali illusioni.. sintomo del fatto che l’impatto di un autore si manifesta anche nell’eco che propaga oltre la propria dimensione.
Didascalie immagini
- Maurits Cornelis Escher, Specchio magico, 1946, Litografia, 27,90×44,50 cm, The M.C. Escher Holding b.V. (© 2015 The M.C. Escher Company)
- Maurits Cornelis Escher, Superficie increspata, 1950, Linoleum, 26×32 cm, Collezione Giudiceandrea Federico (© 2015 The M.C. Escher Company)
- Maurits Cornelis Escher, Tre sfere I, 1945, Xilografia, 27,90×16,90 cm, Collezione Giudiceandrea Federico (© 2015 The M.C. Escher Company)
- Maurits Cornelis Escher, Mani che disegnano, 1948, Litografia, 28,20×33,20 cm, The M.C. Escher Holding b.V. (© 2015 The M.C. Escher Company)
- Maurits Cornelis Escher, Tre mondi, 1955, Litografia, 36,20×24,70 cm, Collezione Giudiceandrea Federico (© 2015 The M.C. Escher Company)
In copertina:
Particolare dell’allestimento bolognese
[particolare]
(© foto David Lolli)