Time and tide wait for no man (“il tempo e la marea non aspettano nessuno”, proverbio inglese)

Universalmente nota, l’abbazia di Mont Saint Michel, che sorge su un isolotto lungo la costa della Normandia collegato alla terraferma solo durante la bassa marea, ha un corrispettivo sull’altra sponda del canale della Manica nell’omonimo Saint Michael’s Mount, meno famoso ma non meno ricco di storia e di fascino.
1 veduta di st michaels mount-foto donata brugioni
Analoga la posizione, così come la dipendenza dalle maree – sempre imponenti in quel tratto di oceano – che determinano le fasi di collegamento e distacco dalla terraferma; anche Saint Michael’s Mount, situato all’estremità occidentale della penisola di Cornovaglia, deve il suo nome all’arcangelo Michele, che secondo la leggenda apparve in questo luogo remoto nel 495. In seguito all’evento, monaci benedettini provenienti dal monastero normanno fondarono un’abbazia sullo scoglio isolato e battuto dai venti; oggi, ne restano solo il refettorio e la chiesa, mentre gli altri edifici sono stati trasformati in fortezza nel corso del Cinquecento, all’epoca delle guerre tra Inghilterra e Spagna per il dominio degli oceani; dal 1647 la fortezza appartiene alla famiglia Saint Aubyn, che vi risiede.
2 aspettando bassa marea a st michaels mount-foto donata brugioni
Il villaggio ai piedi del maniero è abitato da una trentina di persone, i cui andirivieni con la cittadina di Marazion, situata sulla terraferma, sono inesorabilmente regolati dalla tabella delle maree, che alternativamente fanno emergere e tornano a ricoprire la stretta strada lastricata, unico collegamento di Saint Michael’s Mount col resto del mondo.
3 resti miniera di stagno a lands end-foto donata brugioni
Terra di storie e leggende legate al mare, dove figurano tesori nascosti, scorrerie di corsari, miniere di stagno con l’entrata a picco sulle scogliere: i turni dei minatori venivano stabiliti in base ai flussi di marea, e nelle gallerie che si inoltravano sotto il fondo marino anche per mezzo miglio, gli uomini potevano sentire il cupo rimbombo delle onde sopra le loro teste. L’estrazione dello stagno in questa zona risale al XVII secolo a.C., con l’inizio dell’età del bronzo, per la cui produzione è indispensabile – essendo il bronzo una lega di rame e stagno. Secondo il geografo greco Strabone (I secolo a.C.), il commercio con la Cornovaglia era appannaggio dei Fenici, e localmente si è tramandata fino ai nostri giorni la convinzione secondo la quale gli abitanti della costa sarebbero i lontani discendenti dei naviganti fenici.
4 vedute del porticciolo di polperro-foto donata brugioni
Tra i più pittoreschi della penisola, nascosto in una profonda insenatura alla foce del fiume Pol, l’antico villaggio di Polperro (la cui esistenza è documentata dal XIII secolo), ha sempre vissuto prevalentemente di pesca, ma nel corso del Settecento, quando la Gran Bretagna alzò notevolmente le tasse doganali per finanziare le varie guerre in cui era impegnata, il contrabbando di tè, tabacco, gin e brandy – praticato da sempre – divenne il maggior sostegno dell’economia locale, contribuendo così alla fama di terra di contrabbandieri e traffici oscuri, che la Cornovaglia si era guadagnata nel tempo. Alle due attività che sostennero l’economia del villaggio nel corso del XVIII e XIX secolo, contrabbando e pesca, Polperro ha dedicato un piccolo museo all’interno dello stretto fiordo che accoglie il porticciolo e lo rende invisibile dal mare; qui le imbarcazioni possono entrare solo con l’alta marea, e quando le acque si ritirano i pescherecci restano malinconicamente inclinati sul fondo fangoso, in attesa di poter nuovamente tornare a solcare le onde.
5 lands end faro e resti di un naufragio-foto donata brugioni
Molto simile a Polperro, il vicino villaggio di Fowey fu per molti anni il soggiorno prediletto della scrittrice Daphne du Maurier. Dal più noto tra i suoi romanzi ambientati in Cornovaglia, Rebecca, la prima moglie, Alfred Hitchcock trasse un celebre film, come pure da Jamaica Inn, (la Taverna della Giamaica) per il quale la du Maurier s’ispirò alla vita in Cornovaglia nel corso dell’Ottocento: vi sono narrate le vicende di una banda di malfattori, la cui fonte di guadagno consisteva nel far naufragare le navi mercantili lungo le coste rocciose, accendendo ingannevoli falò che potevano essere scambiati per fari; dopo aver ucciso l’equipaggio, la banda faceva man bassa del carico della nave. Quanto di verità ci sia nella leggenda che circonda questo genere di lucrosi e loschi affari non è mai stato effettivamente appurato, certo è che nel Settecento venne promulgata un’apposita legge che puniva con l’impiccagione chi causava naufragi con l’inganno.
6 tintagel ingresso e ruderi del castello-foto donata brugioni
La presenza della Cornovaglia nella letteratura è legata soprattutto alle vicende del ciclo di Re Artù; in particolare, il castello di Tintagel, che sorge in cima a una scogliera a picco sull’oceano lungo la costa settentrionale, è uno dei luoghi più significativi per la leggenda arturiana. La Historia Regum Britanniae, scritta nel XII secolo da Goffredo di Monmouth, colloca la nascita di Artù proprio a Tintagel, da dove lo prelevò Merlino, il mago, che lo tenne presso di sé allevandolo in segreto. Ai piedi della ripida roccia su cui fu costruito il castello, ormai in rovina, sulla spiaggia dove si disperdono le acque di una cascata, si apre una grotta marina che porta proprio il nome di Merlino, e dove secondo la leggenda si trovava il “laboratorio” del mago. Un luogo suggestivo e inquietante, sovrastato da rocce nere coperte di muschio, dove ci si inoltra frettolosamente con il timore (del tutto fondato) che attardarsi significhi restare prigionieri per ore nella grotta, aspettando che la bassa marea riporti in luce la spiaggia, rapidamente sommersa alle nostre spalle.
7 grotta di merlino sulla spiaggia di tintagel-foto donata brugioni
Protesa nell’Atlantico, l’estremità della penisola di Cornovaglia segna il punto più a ovest (e quello più a sud) del Regno Unito, con le tormentate scogliere di Land’s End contro le quali si infrangono le onde dell’oceano, che il vento disperde in alti spruzzi. L’incanto della luce marina, mutevole e sfuggente, attrae da generazioni gli artisti in questa terra, che col suo clima incostante alterna giornate brumose – la nebbia sale improvvisa a folate dall’oceano avvolgendo la costa – a momenti in cui il cielo si accende all’improvviso di luce sfolgorante e offre un inatteso azzurro quasi mediterraneo.
8 st ives citta vecchia e spiaggia-foto donata brugioni
La cittadina di St. Ives è divenuta fino dagli anni Venti del Novecento luogo prediletto di soggiorno e lavoro per molti artisti, non solo britannici, che vi hanno stabilito i loro ateliers; numi tutelari del luogo furono a lungo il pittore Ben Nicholson e sua moglie, la scultrice Barbara Hepworth – considerata dai critici d’arte britannici il corrispettivo femminile di Henry Moore. Nel 1993 la londinese Tate Gallery ha aperto nella cittadina una sua sede, la Tate St. Ives (http://www.tate.org.uk/visit/tate-st-ives), che gestisce anche lo Studio-Museo della scultrice Barbara Hepworh e l’annesso Sculpture Garden, dove l’artista visse e lavorò dal 1949 al 1975, anno della morte, e che per sua volontà appartiene oggi alla comunità di St. Ives.

Didascalie immagini

  1. Veduta di St. Michael’s Mount (© foto Donata Brugioni)
  2. Aspettando la bassa marea a St. Michael’s Mount / Marazion vista da St. Michael’s Mount durante la bassa marea (© foto Donata Brugioni)
  3. Resti delle strutture di una miniera di stagno (XIX secolo) sulle scogliere nei pressi di Land’s End (© foto Donata Brugioni)
  4. Vedute del porticciolo di Polperro (© foto Donata Brugioni)
  5. Land’s End: il faro e i resti di un naufragio (© foto Donata Brugioni)
  6. Tintagel: Porta di accesso e veduta dai ruderi del castello (© foto Donata Brugioni)
  7. Nei pressi della “Grotta di Merlino”, sulla spiaggia di Tintagel (© foto Donata Brugioni)
  8. St. Ives: Veduta della città vecchia / La spiaggia di St. Ives con il moderno edificio della Tate St. Ives (© foto Donata Brugioni)

In copertina:
Aspettando la bassa marea a St. Michael’s Mount
[particolare]
(© foto Donata Brugioni)