Il racconto dei racconti 1C’erano una volta tre regni vicini governati da sovrani in difficoltà, ognuno a suo modo e per motivi diversi, nei rapporti con le donne loro più care.
Il re di Selvascura desiderava rendere felice l’amata consorte, afflitta dal dispiacere di non riuscire ad avere figli, e finalmente una notte giunse a palazzo un negromante con una ricetta che si diceva infallibile: la regina avrebbe dovuto mangiare un cuore di drago marino cucinato da una fanciulla ancora vergine.
Il re di Roccaforte annoiato dongiovanni udì nell’oscurità il canto di una fanciulla che viveva sotto le mura del castello e ne rimase ammaliato, bruciante di passione decise che quella donna sarebbe stata sua, senza sapere che in realtà la voce fatata apparteneva a una vecchia con un’avida sorella.
Il re di Altomonte allevava in segreto una pulce di grandi dimensioni e non volendo rinunciare alla presenza della figlia al suo fianco, che invece anelava l’amore di un principe che l’avrebbe portata a vedere il mondo, quando l’animale morì lo fece scorticare e bandì un torneo: chi avesse indovinato la specie cui apparteneva la pelle avrebbe avuto in premio la mano della principessa.
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Intrecciando tre novelle tratte dal barocco Lo cunto de li cunti ovvero lo trattenemiento de peccerille di Giambattista Basile (1575-1632) pubblicato postumo tra il 1634 e il 1636, Il racconto dei racconti di Matteo Garrone è un’opera imponente, ambiziosa, visionaria e originale.
Rispettando lo spirito delle fiabe originali, che nonostante la dichiarazione compresa nel titolo non sono materia per i più piccoli per la complessità dei temi affrontati, il film di Garrone mette in scena un universo realistico in cui l’elemento magico irrompe in modo improvviso e quasi accidentale; visivamente ispirato alla serie d’incisioni di Francisco Goya i Capricci, il film eredita dall’opera del grande artista spagnolo il gusto del grottesco.
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Noto anche come il Pentamerone per la struttura che si richiama al capolavoro di Giovanni Boccaccio1, il testo originale raccoglie cinquanta novelle popolate di orchi e fate, pozioni e malefici, animali parlanti e corsi d’acqua in grado di rivelare la sorte di amici lontani.
Scritto in dialetto napoletano che ne ha certo ostacolato la diffusione, Lo cunto de li cunti è stato nei secoli saccheggiato da scrittori come Charles Perrault, Hans Christian Andersen e i fratelli Grimm che da questo libro hanno tratto fiabe famose come Cenerentola, Il gatto con gli stivali o La bella addormentata nel bosco; il film di Matteo Garrone in concorso al Festival di Cannes è l’occasione per riscoprire il valore della più antica raccolta di favole dell’intera cultura europea.
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Il racconto dei racconti appartiene indubbiamente al genere fantastico fiabesco che imperversa sugli schermi da quando le majors americane hanno individuato in esso l’ultima vena da sfruttare, ma trova nella visione del regista di Gomorra una sua nuova forma originale che ha molto più a che fare con la tradizione italiana di film come C’era una volta di Francesco Rosi, di cui condivide l’origine, o Il Casanova di Federico Fellini – uno dei riferimenti dichiarati dallo stesso Garrone – piuttosto che con i saccheggi da Tolkien firmati Peter Jackson, che hanno imposto i canoni del fantasy contemporaneo riprodotti ormai all’infinito e in modo meccanico da Hollywood e dintorni.
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Girato in lingua inglese con un cast d’interpreti internazionale, la lavorazione del film ha toccato alcuni dei luoghi più magici d’Italia: dal siciliano Castello di Donnafugata chiamato a ‘interpretare’ il palazzo della regina sterile alla fortezza medioevale di Roccascalegna in Abruzzo utilizzata come dimora del re stregato dalla voce sconosciuta, dal meraviglioso Castel del Monte in Puglia dove abitano re e principessa del torneo con la pelle di pulce ai siti etruschi in Maremma, tra tombe rupestri e vie cave, usati per l’habitat dell’orco.
Mentre la magia digitale ha reso il contesto di certi luoghi più fiabesco, come il ponte del Diavolo di Borgo a Mozzano in provincia di Lucca che appare in un’unica inquadratura immerso in rigogliose foreste, per gli animali fantastici si è preferito crearli artigianalmente, opera di Leonardo Crociani, per conferire loro fisicità.
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Venato di frequenti sfumature horror il film vanta anche sul piano tecnico tutta una serie di contributi che assicurano l’elevata raffinatezza dell’aspetto visivo: gli straordinari costumi di Massimo Cantini Parrini realizzati dalla storica sartoria Tirelli ed esaltati dalle acconciature di Francesco Pegoretti e dal trucco di Gino Tamagnini, la fotografia di Peter Suschitzky abituale collaboratore di David Cronenberg, la colonna sonora originale firmata da Alexandre Desplat fresco vincitore dell’Oscar 2014.
Ottime anche le interpretazioni di un cast eterogeneo che affianca nomi internazionali come Salma Hayek e Vincent Cassel a quello ‘imprevedibile’ di Massimo Ceccherini, con una menzione speciale alla bravura della giovane Bebe Cave chiamata a dare corpo al terrore della principessa Viola e di Shirley Henderson che sotto il trucco interpreta l’ingenuità della vecchia Imma all’inseguimento di una gioventù perduta.
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Con Il racconto dei racconti il regista Matteo Garrone dimostra di saper rischiare senza ripetersi su terreni già battuti, sono riscontrabili certo connessioni con titoli precedenti: l’orrore palpabile ne L’imbalsamatore e in Primo amore o la fiaba che vena la follia del protagonista di Reality, ma con questo nuovo film ci consegna un’opera inedita, magica e affascinante, a tratti ipnotica, assolutamente da non perdere. Per un pubblico maturo.

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. John C. Reilly e Salma Hayek sono i sovrani di Selvascura / Vincent Cassel e Stacy Martin sono il re di Roccaforte e la sua promessa sposa / Toby Jones e Babe Cave sono il re di Altomonte e la principessa Viola sua figlia
  3. Il negromante Franco Pistoni / La regina nel labirinto / La regina e il principe Elias / Ilari dame di corte / Christian Lees è il giovane Elias
  4. Shirley Henderson è l’ingenua Imma / Vincent Cassel il re di Roccaforte / Stacy Martin la giovane Dora / Alba Rohrwacher la madre circense
  5. Toby Jones re di Altomonte / Nutrendo la pulce / Guillaume Delaunay è l’orco / Il terrore della principessa Viola
  6. Roccascalegna, Abruzzo è il regno di Roccaforte / Castel Del Monte, Puglia è la reggia di Altomonte / Re e principessa sul tetto del castello / Le vie cave d’Etruria teatro della fuga della principessa
  7. Il cerca del drago marino / La famiglia circense in soccorso di Viola / Imma e Dora tra magia e incredulità / Matteo Garrone sul set col drago marino
    .
    (© 2015 Archimede Srl / Le Pacte s.a.s.)

In copertina:
L’annoiato re di Roccaforte, Vincent Cassel, tra le sue favorite
[particolare]
(© 2015 Archimede Srl / Le Pacte s.a.s.)

NOTE

1 Come il Decamerone, con i ragazzi che esorcizzano la peste raccontando storie nell’arco di dieci giorni, anche l’opera di Basile raccoglie le singole novelle in una cornice che fa da contenitore: una strega lancia una maledizione su una principessa che l’ha derisa, potrà sposare un principe addormentato soltanto dopo aver riempito tre anfore di lacrime. Quasi alla fine dell’impresa la fanciulla stremata è sostituita da una schiava moresca che sposa poi il principe, con uno stratagemma la coppia è indotta ad ascoltare le fiabe raccontate da dieci orribili vecchie per cinque giorni, ma l’ultimo racconto è quello che riguarda la schiava usurpatrice e il principe scoperto l‘inganno la ripudia.

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Tale of tales
  • Regia: Matteo Garrone
  • Con: Salma Hayek, Vincent Cassel, Toby Jones, Shirley Henderson, Hayley Carmichael, Bebe Cave, Stacy Martin, Christian Lees, Jonah Lees, Guillaume Delaunay, Alba Rohrwacher, Massimo Ceccherini, John C. Reilly, Laura Pizzirani, Franco Pistoni, Jessie Cave, Michael Martini, Alessandro Campagna, Lorenzo Bernardi, Giselda Volodi, Giuseppina Cervizzi, Luisa Ragusa, Giovanni Calcagno, Stefano Strufaldi, Giuseppe Carnemolla, Diego Parenti, Gherardo Toccafondi, Lorenzo Mastronardi, Paolo Risi, Giuliano Del Taglia, Betty La Padula, Kathryn Hunter, Ryan Mc Parland, Kenneth Collard, Renato Scarpa, Guenda Goria, Catrinel Marlon, Talita Bartoli, Cristiana Vaccaro, Elizabeth Kinnear, Andrea Rodriguez, Sabrina La Torre, Eric Mac Lennan, Nicola Sloane, Davide Campagna, Giulio Beranek, Vincenzo Nemolato, Martina Laticignola, Andrea Loreni, Vincenzo Pellegrini, Francesco Lo Mascolo, Maxence Dinat
  • Soggetto e sceneggiatura: Edoardo Albinati, Ugo Chiti, Matteo Garrone e Massimo Gaudioso liberamente tratto da Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile
  • Fotografia: Peter Suschitzky
  • Musica: Alexandre Desplat
  • Montaggio: Marco Spoletini
  • Scenografia: Dimitri Capuani
  • Costumi: Massimo Cantini Parrini
  • Produzione: Matteo Garrone e Jeremy Thomas con Jean e Anne-Laure Labadie per Archimede e Le Pacte con Rai Cinema e con Recorded Picture Company
  • Genere: Fantastico
  • Origine: Italia / Francia, 2015
  • Durata: 128’ minuti