Un adolescente sordomuto arriva in un istituto specializzato per non udenti e viene subito a contatto con una gerarchia clandestina in vigore tra i compagni; per sopravvivere e conquistare il suo spazio accetterà di prendere parte alle attività criminali notturne del branco.
Quando però deve accompagnare le ragazze che si vendono ai camionisti in un parcheggio il giovane s’innamora di una di esse ed è spinto dai sentimenti a infrangere ogni regola, che un codice non scritto ha istituito per governare quel piccolo mondo fondato sulla prevaricazione.
La pericolosa tribù di cui è entrato a far parte con l’esercizio della violenza non può ammettere sentimenti d’amore, pericolosi corpi estranei alla natura stessa del clan che ne metterebbero a rischio la sopravvivenza, e tutto si complica.
Dopo il trionfo alla La Semaine de la Critique del Festival di Cannes 2014 e la conquista dello European Film Award come rivelazione dell’anno The tribe, esordio al lungometraggio dell’ucraino Myroslav Slaboshpytskiy, ha raccolto decine di premi a giro per il mondo, definitiva conferma della sua capacità di parlare al pubblico di ogni latitudine abbattendo ogni barriera linguistica e culturale. Il regista è entrato in contatto con la comunità ucraina dei sordomuti quando nel 2010 ha realizzato il cortometraggio Deafness [sordità] che è diventato a tutti gli effetti una sorta di lavoro preparatorio per il lungometraggio, ha conosciuto anche un’associazione parallela non ufficiale che gli ha permesso di vedere dall’interno l’isolamento, le pratiche e i rituali di questo gruppo sociale impenetrabile; così ha deciso di raccontarne la realtà senza accompagnare con sottotitoli o voci fuori campo le immagini del film, recitato unicamente nel linguaggio dei segni.

Myroslav Slaboshpytskiy desiderava fare un omaggio all’era del muto in cui i divi recitavano con tutto il corpo, realizzando però un film realistico anziché mettere in piedi l’ennesimo sterile esercizio di stile di quelli che tanta immeritata fortuna hanno riscosso negli ultimi anni; con il progetto di The tribe sull’inedita realtà dei ragazzi sordomuti ne ha avuto la possibilità.
Secondo il cineasta il linguaggio dei segni ha la grazia di una danza estremamente interessante da portare sullo schermo, inoltre è una vera e propria lingua utilizzata nella realtà, perciò anche quando i personaggi interagiscono con il mondo esterno ha scelto di mantenere sempre la macchina da presa distante per non inquinare il silenzio con battute strumentali superflue.

I rumori presenti in colonna sonora inesistenti per i personaggi diventano per noi udenti elemento quasi hitchcockiano di suspense; raccogliendo la lezione stilistica dei fratelli Dardenne, lunghi piani sequenza che seguono il protagonista da vicino pedinandolo letteralmente, The tribe fornisce una visione impietosa con momenti duri da sostenere in cui è davvero difficile mantenere lo sguardo sullo schermo.
L’assenza completa di dialoghi delega solo alle immagini ogni significanza amplificando la potenza di un film che racconta quella fase dell’adolescenza in cui si è capaci di azioni ed emozioni estreme, totali e universali, comprensibili senza l’invadenza lessicale che spesso proprio nel descrivere i sentimenti trova il suo limite.

Gli attori, tutti non professionisti e realmente sordomuti, sono stati selezionati con un lavoro accurato portato avanti principalmente attraverso i social network in Russia, Bielorussia e Ucraina nell’arco di un anno; tra i circa trecento candidati che si sono sottoposti a provino si è cercato quei ragazzi dotati di un certo carisma naturale e solo in un secondo tempo sono stati assegnati i ruoli.
Girato a Kiev nel quartiere periferico di Stalinka durante le proteste di piazza contro l’aggressione sovietica, il set ha risentito della tensione che era nell’aria e Grigory Fesenko, il ragazzo ventenne che interpreta il protagonista, nonostante i divieti della produzione ha preso parte più volte agli scontri.

The tribe è stato prodotto con il contributo dell’Hubert Bals Fund dell’olandese Rotterdam Film Festival assegnato a Myroslav Slaboshpytskiy proprio per sviluppare il suo progetto, adesso grazie all’impegno di Officine Ubu, da sempre coraggiosi promotori di visioni non convenzionali, questo film così anomalo, unico e potente arriva sui nostri schermi finalmente disponibile al pubblico italiano.
Didascalie immagini
- Locandina italiana
- Un amore nato nel fango / Iniziazione alla violenza
- L’arrivo all’istituto / Quotidiane prevaricazioni
- Iniziale sottomissione / Corpi in vendita / Squallido termine di una vita
- Il regista Myroslav Slaboshpytskiy sul set / Pedinamento visivo / Attività didattica
.
(© Garmata Film Production LLC / Ukrainian State Film Agency 2014)
In copertina:
Grygoriy Fesenko e Yana Novikova sono il protagonista Sergey e l’oggetto dei suoi sentimenti Anya
[In assenza di dialoghi i personaggi non hanno nomi pronunciati nel film ma appaiono sui titoli di coda]
(© Garmata Film Production LLC / Ukrainian State Film Agency 2014)
SCHEDA FILM
- Titolo originale: Plemya
- Regia: Myroslav Slaboshpytskiy
- Con: Grygoriy Fesenko, Yana Novikova, Rosa Babiy, Olexandr Dziadevych, Yaroslav Biletskiy, Ivan Tyshko, Olexandr Osadchyi, Olexandr Sidelnikov, Sasha Rusakov, Denis Gruba, Dania Bykobiy, Lenia Pisanenko, Olexandr Panivan, Kyryl Koshyk, Maryna Panivan, Tetyana Radchenko, Lyudmyla Rudenko
- Sceneggiatura: Myroslav Slaboshpytskiy
- Fotografia: Valentyn Vasyanovych
- Suono: Sergiy Stepanskiy
- Montaggio: Valentyn Vasyanovych
- Scenografia: Vlad Odudenko
- Costumi: Alena Gres
- Produzione: Valentyn Vasyanovych e Iya Myslytska per Garmata Film Production con il supporto dell’Ukrainian State Film Agency, dell’Hubert Bals Fund dell’International Film Festival Rotterdam e del Rinat Akhmetov Foundation «Development of Ukraine»
- Genere: Drammatico
- Origine: Ucraina, 2014
- Durata: 130’ minuti