“Palmira è uno straordinario Patrimonio mondiale e un’eventuale distruzione sarebbe non solo un crimine di guerra ma un’enorme perdita per l’umanità. È la culla della civilizzazione. Appartiene all’umanità intera e credo che ognuno dovrebbe preoccuparsi per ciò che sta accadendo” (Irina Bokova, Direttore Generale Unesco)

Sorta a metà strada fra il porto sull’Eufrate, dove le merci giungevano dall’Oriente per via d’acqua, e la città di Damasco, che apriva la via verso il Mediterraneo, Palmira ha goduto da sempre di una posizione strategica; la vastità del palmeto che la circonda e la fertilità della sua oasi, assicurata da sorgenti sotterranee, hanno fatto sì che questo luogo sia stato ininterrottamente abitato per circa quattromila anni, tanto che Palmira appare già citata come importante centro carovaniero tra Babilonia e il Mediterraneo nelle tavolette cuneiformi trovate a Mari, sull’Eufrate, risalenti al XIX secolo a. C.
1 monumenti di palmira sulle palme-foto donata brugioni
La città visse un lunghissimo periodo di prosperità nell’età ellenistica, quando fu dichiarata zona franca per le merci che giungevano dal Golfo Persico; l’ingresso dei romani sul territorio siriano, e la conseguente annessione della città all’impero – avvenuta sotto Tiberio intorno al 30 d. C. – diedero ulteriore impulso a uno straordinario sviluppo, facendo di Palmira un centro commerciale importantissimo da cui transitavano merci preziose destinate a giungere fino a Roma; nodo cruciale di intensi scambi commerciali fra Oriente e Occidente, Palmira divenne una città potente, ricca e cosmopolita, dove si incontravano e confrontavano civiltà lontane e diverse per origine e caratteri.
2 palmira area archeologica-foto donata brugioni
Nel 267 veniva assassinato Odenato, il principe di origine araba che i Romani avevano nominato comandante di tutte le truppe dislocate in Siria e Re dei Re di Palmira, facendo della città il caposaldo per la difesa dell’impero dall’espansionismo persiano: pochi anni prima, il sovrano sassanide Shapur I  aveva sconfitto e fatto prigioniero l’imperatore romano Valeriano, un’impresa destinata a restare unica nella storia dell’impero.
La vedova di Odenato, Zenobia, si pose alla testa dell’esercito, riuscendo a conquistare tutto l’Egitto romano, Antiochia e parte dell’Asia Minore. Palmira toccava in quel periodo l’apice del suo splendore, così importante da avere una propria lingua derivata dall’aramaico, e un proprio alfabeto, il palmireno, nato da una commistione fra aramaico ed ebraico. Il progetto della bellicosa e ambiziosa Zenobia era quello di riunire sotto di sé tutti i territori orientali dell’impero romano, che già presentavano caratteri e interessi comuni sempre più distanti da quelli di Roma: un’area vastissima in cui coesistevano etnie, lingue, culture e religioni diverse – greca, persiana, romana, ebraica, siriana – e che si andava sempre più allontanando dal potere centrale. Divenuta per l’impero romano una pericolosa nemica, Zenobia fu sconfitta definitivamente dall’imperatore Aureliano nel 273: narrano le cronache dell’epoca che la regina guerriera fu portata a Roma in catene d’oro, ultimo onore tributato al coraggio indomabile dimostrato sul campo.
3 palmira tempio di baal-foto donata brugioni
Da questo momento iniziò per la città un periodo di decadenza, ma i monumenti e i templi eretti nei primi due secoli della nostra era restano a dimostrare la vivacità e ricchezza di una cultura originale, nata dalla fusione di elementi eterogenei.
L’edificio più rappresentativo dell’antica città è l’imponente tempio dedicato alla triade cosmica formata da Baal – padre degli dei – Yarhibol, dio del sole e Aglibol, dio della luna. Il tempio, edificato a partire dal 32 d.C. su una collina artificiale che ospitava in precedenza un luogo di culto ellenistico, mostra chiaramente la derivazione da santuari orientali: davanti alla cella, riservata ai sacerdoti, si trova un vasto cortile quadrato circondato da un porticato, dove si svolgevano i sacrifici degli animali; il pubblico assisteva alla cerimonia sulle gradinate ai lati del grande altare, affiancato da un’ampia vasca lustrale. La cella del tempio era circondata da un peristilio di colonne corinzie alte 18 metri, sormontate da un architrave coronato da grossi merli a cuspide, un elemento di origine mesopotamica che non si trova nei templi ellenistici; insolita è anche la presenza di due nicchie contrapposte all’interno della cella: il soffitto a cupola di una di esse è decorato con i segni dello zodiaco e la rappresentazione dei sette pianeti all’epoca conosciuti, mentre il soffitto dell’altra è scolpito con decorazioni geometriche e rosoni che sembrano anticipare l’arte musulmana.
4 palmira tempio di baal-soffitti-foto donata brugioni
Dal tempio di Baal partiva la grande Via Colonnata, realizzata ai primi del II secolo d.C.; lunga oltre un chilometro e larga 11 metri, la strada attraversava tutta la città ed era fiancheggiata da portici sui quali si aprivano le botteghe: per mascherare la deviazione della strada dal suo asse, imposta dalla presenza del preesistente teatro, fu realizzato il cosiddetto Tetràpylon, un monumento a pianta quadrata, con quattro edicole, in ciascuna delle quali era collocata una statua.
5 palmira veduta del tetrapylon-foto donata brugioni
Tutta la via era arricchita da sculture: su ogni colonna, una mensola sorreggeva la statua di un notabile locale, e anche le colonne che circondavano l’agorà erano fornite dello stesso tipo di sostegni, così che la grande piazza era decorata da circa 200 statue. Che il commercio fosse il cuore della città lo testimonia il ritrovamento, in una corte porticata adiacente all’agorà, di una stele del 137 d. C. sulla quale è inciso, in lingua palmirena e in greco, un tariffario doganale per le carovane che attraversavano il territorio di Palmira, attualmente custodito presso il Museo dell’Ermitage a San Pietroburgo; il tariffario è un documento prezioso per la conoscenza della quantità e varietà delle merci commerciate dai palmireni, e testimonia la perfetta organizzazione finanziaria e giuridica del mercato.
6 palmira veduta dell agora-foto donata brugioni
Davanti al tempio di Baal, durante il regno di Settimio Severo (192-211) venne innalzato un arco monumentale a tre fornici, che segna l’inizio della Via Colonnata: riccamente decorato da motivi vegetali, foglie di quercia e ghiande, tronchi di palma e tralci d’acanto, l’arco costituisce, come il Tetràpylon, un geniale artificio prospettico per rendere meno evidente la soluzione di continuità nell’orientamento del colonnato.
7 palmira arco di trionfo-foto donata brugioni
Il tempio di Baalshamin, completato agli inizi del II secolo d.C., è uno degli edifici meglio conservati di Palmira: Baalshamin era come Baal signore del cielo, e presiedeva in particolare alla pioggia, alle tempeste e alla fertilità. L’architettura del tempio è solamente in parte di origine romana (la cella rettangolare preceduta da pronao, la tipologia delle decorazioni scolpite); le colonne fornite di mensole, i merli sopra l’architrave e le finestre che si aprono sulle pareti della cella, sono elementi di derivazione orientale presenti qui come nel tempio di Baal.
8 palmira tempio di baalshamin-foto donata brugioni
La caratteristica più significativa di Palmira è quella di una città a carattere misto, un ponte fra il mondo ellenistico-romano e quello iranico e indiano: il confluire in uno stesso sito, e spesso nelle stesse opere architettoniche, di elementi provenienti da civiltà diverse e geograficamente distanti, realizza una fusione che ha prodotto un unicum nell’architettura imperiale romana delle province mediterranee. Le città del vicino Libano, come Baalbek, o della Libia, come Leptis Magna e Sabratha, presentano un linguaggio architettonico molto più aderente ai modelli della capitale, mentre a Palmira si realizza un’integrazione di elementi in origine eterogenei che concorrono a determinare il carattere felicemente “ibrido” della città. Il nuovo linguaggio architettonico, coerente nella sua peculiarità, che qui prendeva forma, creava i presupposti per un’arte nuova: l’abbandono delle convenzioni classiche nell’intento di esprimere valori rispondenti alla realtà di un mondo che guardava sempre più a Oriente, apriva la via alla nascita e allo sviluppo dell’espressione artistica che caratterizzerà il fiorire della civiltà bizantina.
9 palmira tramonto nel deserto-foto donata brugioni
Scende la sera su Palmira; i colonnati e i templi, rosati nella luce dell’alba, abbaglianti nel sole a picco del deserto, proiettano ombre sempre più lunghe sulle pietre consunte della Via Colonnata e dell’agorà, sotto un cielo che si va oscurando. Che cosa riveleranno le luci di una nuova alba, dopo la notte che tutto avvolge, nessuno è in grado di immaginare.

Didascalie immagini

  1. I monumenti di Palmira sovrastano le palme dell’oasi che la circonda (© Donata Brugioni)
  2. Veduta dell’area archeologica: sul fondo il complesso del tempio di Baal; al centro è chiaramente visibile la deviazione della Via Colonnata in corrispondenza del teatro, con il Tetràpylon che congiunge le due parti in cui si articola la strada (© Donata Brugioni)
  3. Esterno del tempio di Baal (© Donata Brugioni)
  4. Nel tempio di Baal, i soffitti delle nicchie all’interno della cella sono decorati con i simboli dei sette pianeti all’epoca conosciuti e con motivi geometrici e fitomorfi che sembrano anticipare i soffitti a muqarnas dell’architettura araba (© Donata Brugioni)
  5. Veduta del Tetràpylon (© Donata Brugioni)
  6. Veduta dell’agorà con le colonne ornate da mensole sulle quali erano collocate le statue di personaggi eminenti della città (© Donata Brugioni)
  7. L’Arco di trionfo, eretto durante il regno di Settimio Severo (© Donata Brugioni)
  8. Tempio di Baalshamin (© Donata Brugioni)
  9. Tramonto nel deserto a Palmira (© Donata Brugioni)

In copertina:
Monumenti di Palmira tra le palme delle oasi circostanti
[particolare]
(© Donata Brugioni)