C’è qualcosa di potente, di trionfante, di ineguagliabilmente bello in una donna che porta con sé un’altra vita. Una donna deformata da un pancione che chiude un altro essere umano.
Oriana Fallaci

La maternità può essere definita come “la condizione di essere madre”, solo due parole semplicissime. Come poter descrivere però il legame che ogni madre sviluppa con il suo bambino?
Non basterebbero le parole di tutte le lingue nel mondo per poterlo esprimere.
Viene spontaneo allora domandarsi come possa la vita generare vita, potremmo parlare di embrioni, utero, gameti e via dicendo, ma la verità è che ancora non lo possiamo spiegare. Quello che possiamo fare è riscoprire il valore che la maternità ha rivestito nei secoli e le sue diverse forme di rappresentazione.

La mostra Mater. Percorsi simbolici sulla maternità è in programma fino al 28 giugno 2015, al Palazzo del Governatore di Parma.
Realizzata a cura di Elena Fontanella, Annamaria Andreoli e Cosimo Damiano Fonseca, l’esposizione è formata da 170 opere provenienti da oltre 70 musei e collezioni italiane e posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.

Sappiamo per certo che, durante il susseguirsi delle epoche, sono molte le opere dedicate a quei momenti, così semplici eppure così determinanti, che definiscono la maternità.
Partendo dalle raffigurazioni più antiche come Venere di Savignano proveniente dal Museo Etnografico Pigorini di Roma, agli affreschi pompeiani, al busto di Iside in basalto della XXVI dinastia del Museo Egizio di Firenze, per citarne alcuni.

Per giungere al periodo tra Trecento toscano e XVII secolo, dove i simboli della responsabilità della nascita e della crescita vengono rappresentati nelle Madonne con Bambino, opere su tavola di Filippo Lippi, Pinturicchio, Signorelli, fino a quelle del Mantegna, Rosso Fiorentino, Veronese e Tiepolo, nel periodo rinascimentale.

L’esposizione accoglie una sezione dedicata alla riscoperta dell’ideale di maternità in ambito borghese ottocentesco, con i ritratti di Francesco Hayez e le opere di Domenico Induno, per giungere fino al ‘900, con i dipinti di Casorati, Severino, Dalì e molti altri loro contemporanei.

Particolarmente interessante è il cambiamento nella concezione di femminilità avvenuto durante il ‘900.
Se nei secoli precedenti la rappresentazione della donna, anche in riferimento al tema della maternità, aveva mantenuto una sua sacralità, dal ‘900 viene totalmente abbandonata questa concezione per lasciare spazio ad una femminilità seduttiva e indipendente, come testimoniano le opere contemporanee di Pistoletto, Max Kuatty, Bill Viola e le celebri icone di Guido Crepax.

Didascalie immagini
- Busto di Proserpina, 160-150 a.C., Museo Civico Fiorelli, Lucera
- Dea Iside, XXVI dinastia Regno di Amasi, Museo Egizio, Firenze
- Luca Signorelli, Annunciazione, 1491, Pinacoteca Civica, Volterra
- Gino Severini, Maternità, 1916, Museo dell’Accademia Etrusca, Cortona
- Francesco Hayez, Ritratto della contessa Teresa Zumali Marsili con il figlio Giuseppe, 1833, Museo Civico, Lodi
- Bill Viola, Emergence, 2002, courtesy the artist
- Guido Crepax, Maternità, 1975, disegno originale china su cartoncino Schoeller, Archivio Crepax
In copertina:
Francesco Hayez, Ritratto della contessa Teresa Zumali Marsili con il figlio Giuseppe, 1833, Museo Civico, Lodi
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