Eisenstein in messico 1Il regista Sergej Michajlovič Eisenstein divenne noto in tutta l’Unione Sovietica ancora giovanissimo con tre titoli sulla Rivoluzione Bolscevica – Sciopero! (1924) La corazzata Potëmkin (1925) Ottobre (1928) – e all’apice del successo nel 1931 terminò in Messico un triennio trascorso in giro tra Europa e Americhe, aveva in progetto di realizzare un’opera intitolata Que viva Mexico! sulla rivoluzione messicana ma il film rimase incompiuto1.
Oggi Peter Greenaway rende omaggio al padre russo della settima arte con il suo Eisenstein in Messico, presentato in concorso alla 65ª edizione del Festival di Berlino, raccontando dieci giorni trascorsi nella cittadina messicana di Guanajuato, gli stessi che come afferma l’incipit parafrasando l’altro titolo con cui è noto il film Ottobre in occidente – Dieci giorni che sconvolsero il mondo – stravolsero la vita di Eisenstein stesso.
Recuperando fili biografici reali Greenaway s’insinua nella trama del vissuto tessendo la sua tela narrativa, intrecciando verità storiche e ipotetiche provocazioni come già ha fatto altre volte, in modo superlativo, operando su figure come Rembrandt o Hendrik Goltzius; Eisestein è il primo cineasta a essere accolto nella galleria di vite narrate dalla sua vasta filmografia.
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Accompagnato dall’insegnante di religioni comparate Palomino Cañedo designato per fargli da guida, Sergej Eisenstein s’immerge nella cultura messicana con i suoi riti macabri e le rappresentazioni intrise di esaltazione del sangue: le immagini sacre caratteristiche del cattolicesimo messicano sono frutto di un’operazione sincretica tra iconografia cattolica della Passione di Cristo e tradizione azteca dei sacrifici umani.
Vinto dalla sensualità di rappresentazioni di estatico dolore esposte alla luce del sole in netto contrasto con l’austerità sovietica, il giovane russo è guidato nel suo mistico viaggio verso la conoscenza da un novello Virgilio con sangue indios nelle vene, alla scoperta d’ignote zone interiori, introdotto a piccoli piaceri come quello tutto epidermico della siesta, tra lenzuola fresche che accarezzano la pelle nella penombra di finestre accostate, in quel torrido Paese assolato dove “la morte dà colpetti sulla spalla”.
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Mettendo in scena uno dei fondatori del lessico cinematografico, figura fondamentale nell’invenzione dell’estetica del montaggio, Peter Greenaway sceglie un linguaggio raffinato ma libero e originale; fatto d’immagini sovrapposte e frammenti dai film del regista russo incastonati nel flusso visivo, con lo schermo diviso in più parti a sottolineare passaggi e figure, alla presenza delle fotografie reali non solo dei protagonisti Eisenstein e Cañedo, ma anche di personaggi di rilievo della scena culturale dell’epoca che compaiono appena nel racconto come Diego Rivera e Frida Kahlo.
In origine il progetto sul viaggio fallimentare di Eisenstein per raccontare il suo Mexico doveva essere un documentario e solo in corso d’opera si è trasformato in un film di finzione.
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Virtuosismi tecnici tipo il lungo carrello a sinistra, che abbattendo ogni congruenza fisica dello spazio ci riporta al punto di partenza come in un’opera circolare di Escher, alludono a una multidimensionalità invisibile del reale, assediato dall’universo individuale interiore che sa dare valore o toglierlo alle cose del mondo.
Eisenstein in Messico ripropone soluzioni stilistiche e ossessioni tipiche del Cinema di Peter Greenaway: la passione per la compilazione di elenchi, i rimandi alla numerologia, le visioni frontali da palco teatrale, i carrelli circolari continui, il fascino di valige contenitori di vissuto e memoria; elementi chiamati a costruire l’architettura visiva di un’opera che, come il precedente Goltzius and the pelican company vuole porre l’accento sui due temi portanti della poetica di Greenaway, secondo lui unici degni d’attenzione: sesso e morte.
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L’eterna dicotomia tra Eros e Thanatos è affrontata da Greenaway con consueta ironia, la sua idea che se ci sono due personaggi in scena ci si aspetta sempre che facciano sesso si accompagna alla morte come unico aspetto dell’esistenza non contrattabile, qualsiasi altra sovrastruttura umana come soldi e potere è comunque subordinata e riconducibile a queste due arterie tematiche principali.
Nonostante la stima per il colto poliglotta, parlava otto lingue, Peter Greenaway ritrae il suo Eisenstein con umorismo irriverente in una cornice da commedia facendone quasi una figura comica, assecondato dall’interpretazione esuberante del finlandese Elmer Bäck nei panni del protagonista e dal messicano Luis Alberti nel ruolo di Palomino Cañedo.
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Intervistato dalla tv messicana l’inarrestabile Greenaway ha elencato i progetti futuri cui sta lavorando: un nuovo film da Morte a Venezia di Thomas Mann, un progetto sullo scultore Constantin Brancusi che nel 1904 viaggiò a piedi da Bucarest a Parigi, una storia di fantasmi giapponesi, un film sul pittore viennese Oskar Kokoshka… ma anche l’annunciato The Eisenstein Handshakes [le strette di mano di Eisenstein] a testimonianza che non ha esaurito il discorso sul cineasta russo cui deve la sua prima fascinazione giovanile per la Settima Arte.

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. Il vero Sergej Michajlovič Eisenstein e quello cinematografico interpretato da Elmer Bäck
  3. Sergej guidato da Palomino nel suo viaggio attraverso la cultura messicana
  4. Eisenstein, immagini reali e ricostruzione filmica / Palomino e i suoi figli
  5. Sergej e Palomino, interpretato da Luis Alberti, frammenti di una calda amicizia
  6. Un ironico inarrestabile Peter Greenaway e i suoi attori Elmer Bäck e Luis Alberti al 65° Festival di Berlino
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    (© 2015 Submarine / Fu Works / Paloma Negra Films)

In copertina:
Eisenstein al carnevale messicano con la sua macabra allegria (© 2015 Submarine / Fu Works / Paloma Negra Films)

NOTE

1 Divergenze coi produttori statunitensi impedirono al cineasta di avere accesso alle circa cinquanta ore di girato per poter montare il film, nel 1979 il suo operatore Grisha Alexandrov realizzò un’edizione di questo materiale senza partecipazione di Sergej Eisenstein, scomparso a soli cinquant’anni nel 1948.

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Eisenstein in Guanajuato
  • Regia: Peter Greenaway
  • Con: Elmer Bäck, Luis Alberti, Jóse Montini, Cristina Velasco Lozano, Rasmus Slätis, Jakob Öhrman, Sara Juárez, Alaín Vargas, Maya Zapata, Gustavo Galván, Emiliano Morales, Anna Knaifel, Alenka Rios Hart, Lisa Owen, Stelio Savante, César Fonseca, Paris Santibáñez, Idalí Soto, Cristina Gilés, Diego Gálvez, Ricardo Zarrago, Alejandro Salmán, Irving Hernandez, Humberto Granados, Mario Robles, Patrick Sigmundt, Esteban Cansaya, María Gálvez, Silverio Palacios, Mika Ainola, Leo Idman, Timo Jaatinen, Markku Jokelainen, Pertti Kiiveri, Heikki Peltonen, Raino Ranta, Harry Viita
  • Sceneggiatura: Peter Greenaway
  • Fotografia: Reiner Van Brummelen
  • Montaggio: Elmer Leupen
  • Scenografia: Ana Solares
  • Costumi: Brenda Gómez
  • Produzione: Bruno Felix, Femke Wolting, San Fu Maltha e Cristina Velasco Lozano con Liisa Penttilä-Asikainen, Peter De Maegd e Guy & Wilfried Van Baelen in associazione con Simon Ofenloch, Rigoberto Perezcano e Carlos Sosa per Submarine, Fu Works e Paloma Negra Films in coproduzione con Edith Film, Potemkino e Mollywood in associazione con Vpro Yle Zdf/Arte
  • Genere: Commedia
  • Origine: Olanda / Messico / Finlandia / Belgio, 2015
  • Durata: 105’ minuti