Si può parlare di lingua e di grammatica divertendosi? E più in generale si può parlare di cose serie e “alte” di solito trattate nelle aule universitarie, in modo leggero ma interessante?
La risposta a entrambe le domande è sì come ci ha dimostrato la giornata dal titolo “La lingua della
canzone, una canzone per la lingua” che si è svolta il 25 maggio scorso presso l’aula magna del Rettorato di Firenze (incontro che ha fatto da appendice al corso di grammatica italiana del dipartimento di lettere e filosofia dell’università di Firenze ed è stato organizzato da Marco Biffi con la partecipazione di Giuseppe Patota e di Giacomo Lariccia). Sì perchè si è parlato di grammatica e dell’uso della lingua ma ascoltando le storie e le canzoni di Giacomo Lariccia, un giovane artista che da 15 anni vive in Belgio – dove si era trasferito per studiare chitarra jazz – e lì ha iniziato a scrivere belle canzoni e ad incidere album (Colpo di sole del 2012 che entra nelle finali del Premio Tenco – nella categoria migliore opera prima – e del Premio De Andrè) l’ultimo dei quali è Sempre avanti del 2014.
Ma perchè proprio questo artista è stato il protagonista dell’incontro?
Perchè nell’album Sempre avanti c’è una canzone Piuttosto che è stata dedicata a questa parola spesso usata in maniera impropria (in senso disgiuntivo). Questo uso improprio di piuttosto è stato poi il pretesto per dire che quando si sbaglia nell’usare la lingua spesso non è solo un problema grammaticale ma anche socio-linguistico che fa luce su una certa faciloneria linguistica che c’è in giro.
Ma Lariccia non ci ha parlato solo di questo, ma anzi ci ha cantato molte belle canzoni tratte dal suo ultimo album tra le quali la bellissima Sessanta sacchi di carbone (finalista al Targa Tenco 2014 per la canzone singola) che parla dei minatori italiani in Belgio, Il primo capello bianco e appunto Sempre avanti. Secondo l’artista la canzone ha preso il posto della poesia popolare dei canta storie svolgendo quindi un ruolo essenziale nella nostra società.

E un ruolo essenziale nella nostra società lo svolgono di certo anche il diritto, le leggi, le norme. Come sapete questa rubrica prende spunto da mostre, presentazioni di libri o altri fatti culturali per poi parlare della lingua del diritto. E proprio in questi ultimi giorni occupandomi di termini tecnici o neologismi all’interno di testi giuridici mi sono imbattuto in più di un atto della pubblica amministrazione nella locuzione “parcheggi per la sosta di relazione”. Ho cercato di capire a cosa servisse questo tipo di parcheggio e, chiaramente scartata ogni supposizione erotica, mi sono imbattuto nel testo di un disegno di legge che è pubblicato online tra gli atti parlamentari del Senato (il D.L. 158 della XIV legislatura) che spiega che si definisce “parcheggio di relazione, quello ricadente in area di pertinenza ovvero in prossimità di un immobile e destinato alla sosta dei veicoli in uso ai visitatori o ai fruitori dei servizi”.
Ma la cosa strana è che interrogando la banca dati Normattiva con quella espressione “parcheggio di relazione” non si trova alcuna legge pubblicata. Quindi parrebbe che quel disegno di legge non sia mai divenuto legge. E tuttavia , come dicevo, è entrato nel lessico giuridico in più di un atto amministrativo pubblicato online su vari siti di amministrazioni pubbliche. Chi sapesse spiegarmi questa curiosità può scrivermi, piuttosto che chiamarmi … scherzavo … oppure chiamarmi.
Didascalie immagini
- Giacomo Lariccia, copertina del singolo Piuttosto
In copertina:
Locandina dell’incontro: La lingua della canzone, una canzone per la lingua