Per devozione ma anche per potere. Arte, fede e immagine politica di una potente famiglia si intrecciano nell’annuale appuntamento espositivo del Museo delle Cappelle Medicee, mostrando ori splendenti, pietre dure lavorate con sapienza, luci dei cristalli di rocca. Attraverso gli oggetti sacri in mostra “Nel Segno dei Medici”, sarà possibile entrare in contatto con un tema caro alla famiglia granducale scoprendo la fede profonda, ma anche tutta la grandezza terrena dei committenti.
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Nei suggestivi spazi delle Cappelle Medicee sarà possibile ammirare fino a novembre, magnifici oggetti di qualità altissima, opere eccezionali di varia natura e di vario tipo, dalle corone votive a calici, ostensori, reliquari e paliotti, tutti segni preziosi di devozione. Tutti a monte hanno un’accurata e approfondita ricerca delle fonti archivistiche – come ha sottolineato Monica Bietti, direttrice del Museo e curatrice della mostra – e proprio per l’occasione espositiva, sono stati presi in esame alcuni dei più preziosi doni che la famiglia granducale fece nel tempo ai santuari e luoghi pii della Toscana, spingendo le offerte anche ben oltre lo Stato che governava, arrivando a donare i preziosi oggetti sacri fino a Loreto, e addirittura alla Chiesa del Santo Sepolcro in Terra Santa, e alla basilica del Bom Jesus a Goa, in India.
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Come filo conduttore, per far scoprire e comprendere tanti tesori, è stato scelto di ordinare l’esposizione secondo il legame fra i preziosi oggetti e i vari personaggi della famiglia Medici autori delle donazioni. Anche allora come oggi questi doni si prestano ad una duplice lettura ,sia come attestazione della devozione dei granduchi e delle granduchesse, sia come manifestazioni di ricchezza, di cultura e di gusto, testimonianza indubbia del potere economico e politico al governo. Temi molto sentiti dai Medici fin all’inizio della loro dinastia – come ha sottolineato la dottoressa Bietti- partendo dall’attenzione che papa Leone X Medici aveva posto nel recuperare i “vasi” del padre, Lorenzo il Magnifico, riportandoli a Firenze e facendoli trasformare in reliquiari preziosissimi, o a Clemente VII, sempre un Medici, che aveva incaricato Michelangelo di realizzare una tribuna nella controfacciata della basilica di San Lorenzo a Firenze, la parrocchiale della famiglia medicea, per esporre nel giorno di Pasqua splendidi reliquiari con le sante reliquie.
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Tradizioni antica che diventa ancora più forte e manifesta quando nella storia della famiglia nel 1570 si affaccia il titolo di granduchi di Toscana. Un esempio molto significativo è quello che viene offerto da un dipinto di anonimo che apre l’itinerario della mostra. Nella tela Cosimo I de’ Medici riceve l’investitura a granduca da papa Pio V . Il titolo granducale, nuovo rispetto a quelli fino ad allora assegnati da papi o imperatori, necessitava anche di una nuova corona, qui rappresentata e che venne creata ex novo. La stessa corona del granduca viene poi presa come modello per incoronare le sacre immagini di Maria dei maggiori santuari della Toscana, a testimonianza della sacralità assunta come forma ufficiale di propaganda e affermazione politica. In mostra le due corone realizzate per la cosiddetta “Madonna delle lacrime” della Santissima Annunziata di Arezzo ne sono la testimonianza e la sintesi. E’ evidente che offerte di questo pregio e di costo esorbitante, trascendevano l’ambito di una devozione privata e personale, e si presentavano come veri omaggi “di Stato”, ma sarebbe riduttivo percorrere l’esposizione con solo questa chiave di lettura. L’importanza attribuita alle reliquie nei secoli è veramente profonda ed impressionante sia forse come rafforzamento sul filo della “legittimazione divina” del potere, sia come profonda fede nel valore taumaturgico e devozionale.
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Le cronache del tempo ci informano che il granduca Cosimo III rivestì un ruolo centrale nella storia della devozione medicea e oltre alle sue numerose donazioni ai luoghi di culto testimoniano anche della sua ossessiva ricerca e raccolta di reliquie di santi destinate sia alla sua Camera in palazzo Pitti, sia ad “uso personale”, da portare addosso come devozione e protezione sotto forma di raffinati medaglioni. Molto importante il ruolo svolto dalle granduchesse di casa Medici nella conservazione e donazione di reliquie e oggetti sacri, ad iniziare da Cristina di Lorena moglie di Ferdinando I e Maria Maddalena d’Austria, moglie del granduca Cosimo II, che si fecero promotrici di numerosi doni destinati ai principali santuari mariani della città e del Granducato: la basilica della Santissima Annunziata, quelle di Santa Maria all’Impruneta e di Santa Maria dell’Umiltà a Pistoia, il santuario di Santa Maria della Fontenuova a Monsummano.
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Sempre fra le spose Medici anche Maria Maddalena d’Austria con il consorte Cosimo II intensificò la commissione di grandiose opere di oreficeria sacra. In mostra si può ammirare uno straordinario ex voto con l’effige di Cosino II in pietre dure. Cristina di Lorena fu attivissima sia nei doni ai santuari toscani che a favorire la presenza di vari maestri d’oltralpe, come Jonas Falck – in mostra si può ammirare un prezioso “Ostensorio” frutto del suo lavoro – accanto agli artisti di corte come Matteo Nigetti e Pietro Tacca, autori del “fornimento d’altare” per la basilica della Santissima Annunziata a Firenze e impegnati nel cantiere della Cappella dei Principi in San Lorenzo.
Nel segno dei medici corone
Per le grandi chiese fiorentine di Santa Maria del Fiore e in particolare di Santa Felicita – chiesa che ha sempre rivestito un particolare valore per la famiglia in quanto collegata alla reggia di palazzo Pitti dal Corridoio Vasariano, la granduchessa Vittoria della Rovere e la principessa Violante Beatrice di Baviera, moglie del gran principe Ferdinando,lasciarono significative testimonianze del loro mecenatismo religioso. E per trovare una connessione tra cielo e terra, fra potere e devozione vale al pena avventurarsi negli spazi del museo delle Cappelle Medicee dove, ricchi di tante diverse chiavi di lettura, lasciarsi affascinante da tanti sacri tesori.

Didascalie immagini

  1. Pietro Tacca (Carrara, 1577 – Firenze, 1649) e botteghe granducali su disegno di Matteo Nigetti (Firenze, 1570-1649), Fornimento d’altare (croce d’altare e tre coppie di candelieri), 1632,
    bronzo fuso, cesellato, dorato e rinettato; cristallo di rocca molato; ottone dorato; vetro); Firenze, basilica della Santissima Annunziata
  2. Arrigo Brunich (Lubecca, 1611 – Firenze, 1683) Reliquiario di san Barnaba Apostolo, 1654-1656, argento sbalzato e cesellato, Firenze, Museo del Tesoro di San Lorenzo
  3. Massimiliano Soldani Benzi (Montevarchi, 1656 – Galatrona, 1740) Reliquiario di san Casimiro, 1687-1688, argento sbalzato, cesellato, inciso, parzialmente dorato, parti a fusione Firenze, Museo delle Cappelle Medicee
  4. Jonas Falck (notizie dal 1618 al 1636) – Michele Castrucci (notizie dal 1600 al 1624) – Gualtieri di Annibale Cecchi (notizie dal 1606 – † 1634) su disegno di Giulio Parigi (Firenze, 1571-1635), Ex voto di Cosimo II de’ Medici, 1617-1624,
    oro fuso e cesellato; pietre dure intagliate; smalti policromi; 6diamanti; bronzo fuso, cesellato e dorato, Firenze, Palazzo Pitti,, Museo degli Argenti
  5. Jonas Falck (attr.) (notizie dal 1618 al 1636) e argentiere di Galleria, Ostensorio, 1619, argento fuso e dorato, cesellato, bulinato e inciso; fondo granito; rubini e granati; niello, Firenze, Convento della Santissima Annunziata
  6. Botteghe granducali, Corona di san Cesonio, ultimo quarto del XVII secolo, filigrana d’argento; granati, Firenze, basilica di San Lorenzo, Cappella Ginori (sotto)
    Alessandro di Bastiano Lamberti (1589-1602), Coppia di corone per il gruppo scultoreo detto “Delle lacrime”, 1601 lamina d’oro ritagliata, traforata, sbalzata e cesellata, smalti en ronde bosse e traslucidi, pietre preziose °°°

In copertina:
Giulio Parigi (Firenze, 1571-1635) Progetto per un paliotto con Cosimo II de’ Medici, secondo decennio del XVII secolo, penna e inchiostro marrone, tracce di matita nera, acquerello grigio e rosa; (interno cornice)
iscrizioni: “Disegno del Paliotto di guardaroba ignoto ” (nel verso, scritta a penna, antica), “Poccetti o Bella?” (nel verso, scritta a matita, moderna),“Per il mosaico di pietre dure negli Uffizi” (nel verso, scritta a matita, moderna), **

** Firenze, Biblioteca Marucelliana

°°° proveniente dalla chiesa della Santissima Annunziata di Arezzo Arezzo, Museo Diocesano d’Arte Sacra (immagine in alto)

Dove e quando

Evento: Nel segno dei Medici. Tesori sacri della devozione granducale
  • Fino al: – 03 November, 2015
  • Sito web