27 aprile 1945: Un rozzo vassoio di legno con due tazze di latte caldo, polenta, qualche fetta di salame e due panini. Questa era la cena, l’ultima cena di Benito Mussolini e Claretta Petacci,  gli amanti del Benito mussolini-roma giugno 1927secolo, protagonisti di una storia d’amore scandalosa e meschina, violenta e sublime.  In questo momento erano due poveracci senza dove ne speranze. Lei mangiò con appetito latte e polenta,  lui assaggiò appena una fettina di salame.  È il menu del loro povero ultimo pasto consumato in una  modesta camera preparata alla meglio con un lettone di ferro che troneggiava nella stanza sotto gli occhi pietosi di una stampa raffigurante la Madonna di Pompei. Dalla finestra un lago di Como imbronciato sotto il cielo grigio di un Aprile freddo, piovoso e fatale sembrava lo sfondo perfetto per una tragedia imminente.
Stranamente questo ultimo pasto, quasi da fame, di Mussolini ci rimanda all’inizio della sua vita, della sua vertiginosa parabola umana quando nella sua famiglia di origine, a Predappio, i magri guadagni del padre e della madre, riuscivano a stento a sfamare i figli.  Anche per Hitler le sofferenze e le privazioni, sottolineava Mussolini, avevano preceduto il suo trionfo, perciò secondo lui miseria e fame dell’inizio della sua epopea, andavano interpretate come segno profetico altamente educativo. 
Il cibo era dunque, per lui, importante solo  come contributo essenziale per nutrire un eroica gioventù, pronta a servire il paese, considerando invece con disprezzo i cinque pasti degli inglesi e le abbuffate dei popoli d’oltreoceano. Negli anni del Fascismo i ricettari esaltano le torte fatte con solo “un idea” di burro e un pizzico di zucchero. Del resto, Mussolini, l’uomo simbolo della potenza e della virilità italica, l’idolo delle masse, delle adunate oceaniche, chiuso il balcone di Palazzo Venezia si richiudeva nella sua stanza da solo, in un silenzio assoluto e mangiava pochissimo. 
Anche nelle riunioni con la sua famiglia e durante le feste comandate si limitava a sbriciolare la mollica di pane infilzando la forchetta nella tovaglia, mentre la moglie donna Rachele continuava a far trionfare sulla sua tavola i passatelli e tutte le altre prelibatezze della cucina romagnola. Il Duce preferiva pasti leggeri quasi senza condimenti, in monastica solitudine.  Dai suoi menu ripetitivi, ad un certo punto escluse anche il vino e il caffè. Le sue bevande favorite divennero l’acqua, l’aranciata Recoaro, il canarino e la camomilla. Il caffè che era stato uno dei suoi vizi giovanili, lo aveva abolito per via dei morsi dell’ulcera duodenale. Un suo cameriere racconta che: “la marcia su Roma avvenne nel periodo dei caffè doppi, l’Impero arrivò con la camomilla“.
Canarino foto andrea mancaniello
Anche nelle cenette romantiche a casa Petacci con Claretta, la fedele cuoca Pia, preparava per il tanto inappetente ospite solo prosciutto di Parma, pomodori al forno, verdura e frutta. Anche Claretta mangiava poco ma era golosa di carciofini sott’oilio e cioccolatini.  Ma sarà lei che lo inizierà al gusto di una buona tazza di tè allungata con il latte. E il latte diverrà uno degli alimenti prediletti del Dittatore, ne beveva fin 4 litri al giorno! Mentre non ce n’era per i bambini italiani delle città bombardate, flagellate dalla fame e dalla guerra.
Quando trasferito sul Gran Sasso alloggiava all’albergo di Campo Imperatore, mangiava sempre le stesse cose a pranzo e a cena, riso bollito, verdure e acqua minerale, intanto sempre più forti dolori addominali lo tormentavano e isolato da tutto rimuginava foschi pensieri e illusioni di nuovi grandi trionfi futuri. Ma dal cielo, all’improvviso arrivò non un angelo, ma un colonnello dell’aviazione tedesca che si era paracadutato  fin lassù dicendogli “Il Führer mi ha mandato a liberarvi“. Quella che sembrava, per lui, la fine di un incubo dava inizio ad una tragedia per lui ma anche per tutti gli italiani. Non bastava ne una camomilla ne un canarino.

Canarino (Ingredienti per 1 persona)
1 tazza di acqua, scorza di mezzo limone, solo la parte gialla superficiale, 1 cucchiaino di zucchero. Bollire per 2-3 minuti la scorza del limone nell’acqua, toglierla e servire in una tazza con lo zucchero.
Questo digestivo naturale era graditissimo dal Duce alla fine del pasto.
(Dal ricettario della cuoca di Mussolini Bianca Annigoni di Parma)

Didascalie immagini

  1. Benito Mussolini, 1927 / fotografo V. Laviosa, Roma
  2. Canarino in tazza (© foto Andrea Mancaniello)

In copertina:
Canarino in tazza
[particolare]
(© foto Andrea Mancaniello)