Come rimpiango che non siate qui. Quale gioia avreste provato nel vedere Velázquez. Da solo, vale il viaggio. I pittori di tutte le altre scuole, che sono intorno a lui al Museo di Madrid, e molto ben rappresentati, sembrano tutti, in confronto a lui, dei rimasticatori. È il pittore dei pittori.
                                                                                                                                                         Édouard Manet

Nato a Siviglia nel 1599, Diego Rodríguez de Silva y Velázquez è una delle figure principali della storia dell’arte, immediatamente riconoscibile tra tutti gli stili e in tutte le epoche. Capo indiscusso della scuola spagnola, pittore attratto dalla figura del re Filippo IV, nel momento in cui la Spagna domina il mondo, 1 locandina velazquez-parigi gran palaisegli è stretto contemporaneo di Van Dyck, Bernini e Zurbaran. Formatosi in giovane età presso l’atelier di Francisco Pacheco, pittore influente e letterato della capitale andalusa, Velázquez non tarda a imporsi e, incoraggiato dal suo maestro, decide di tentare la fortuna alla corte di Madrid. Dopo un tentativo infruttuoso, viene finalmente nominato pittore del re nel 1623, segnando l’inizio di un’ascesa artistica e sociale che lo condurrà fino alle più alte cariche di palazzo e sempre più vicino agli stessi sovrani. La sua carriera è scandita da due viaggi determinanti che il maestro farà in Italia, il primo intorno al 1630, il secondo verso il 1650 e dalle nascite e successivi decessi dei legittimi eredi al trono. Maestro nell’arte del ritratto, genere che libera e rinnova, non appare meno talentuoso nella rappresentazione paesaggistica, nella pittura storica o, soprattutto in gioventù, nella scena di genere e nella natura morta.
Nonostante sia uno degli artisti più celebri ieri come oggi, nessuna esposizione monografica ha mai mostrato, in Francia, il genio di colui che Manet ha consacrato “pittore dei pittori”. La rarità dei suoi quadri e la loro legittima concentrazione presso il Museo del Prado di Madrid rendono particolarmente difficile l’organizzazione di una retrospettiva completa. È, pertanto una sfida quella raccolta dal Musée du Louvre e dal Grand Palais parigino, che uniscono le forze collaborando con il Kunsthistorishes Museum di Vienna, forti anche del generoso appoggio del Museo del Prado. Alcuni prestiti del tutto eccezionali sono stati così ottenuti per questa occasione, come La fucina di Vulcano (Prado), La tunica di Giuseppe (Escorial), o i grandi capolavori assoluti come Venere allo specchio (Londra, National Gallery) e il Ritratto di Innocenzo X (Roma, Galleria Doria Panphilj), due icone universali della storia dell’arte.
L’esposizione intende presentare un panorama completo dell’opera di Diego Velázquez, dai suoi inizi a Siviglia fino ai suoi ultimi anni, e l’influenza che la sua arte esercita sui suoi contemporanei. Essa si pone, inoltre, l’obiettivo di introdurre i principali interrogativi e le scoperte di questi ultimi anni, esponendo, in alcuni casi per la prima volta, opere recentemente scovate.

Una prima sezione si impegna a evocare il clima artistico dell’Andalusia agli inizi del XII secolo, mettendo in evidenza le prime opere di Velázquez e ricreando l’atmosfera di emulazione dell’atelier di Pacheco attraverso pitture e sculture di Alonso Cano e Juan Martinez Montañés.
Arriva poi il momento di approcciarsi alla vena naturalista e picaresca della pittura di Velázquez con le sue scene da cucina e da taverna, insistendo in maniera particolare sui concetti di variazione e di declinazione degli stessi motivi.
2 diego velazquez-l immacolata concezione-1618 1619
Intorno al 1620, lo stile del pittore evolve verso un caravaggismo più definito. Questo periodo corrisponde ai primi contatti dell’artista con la capitale spagnola: questa parte dell’esposizione, assicurando la transizione tra gli anni di formazione a Siviglia e la prima epoca madrilena, presenta le opere del pittore tra quelle dei suoi contemporanei, spagnoli e italiani, che con lui condivisero l’adesione a una pittura più “moderna”. Infine, i primi momenti dell’artista a corte vedono evolvere la sua concezione del ritratto, passando da un naturalismo ribollente a delle formule più fredde e solenni in accordo con la tradizione del ritratto presso la corte spagnola.
Importante svolta per la sua arte come per la sua carriera, il primo viaggio in Italia dell’artista è illustrato da una serie di opere che potrebbero essere state eseguite a Roma o immediatamente al suo ritorno (Veduta del giardino di Villa Medici, Rissa davanti a un albergo). Questi capolavori della prima maturità offrono inoltre l’occasione per avvicinarsi a un aspetto poco esplorato della sua opera: il paesaggio. Stimolato dall’esempio di Rubens, Velázquez conferisce freschezza e libertà agli sfondi dei suoi ritratti, realizzati all’esterno delle diverse residenze reali. La parte centrale di questa seconda sezione è consacrata alla figura di Baltasar Carlos. Erede tanto atteso della corona, egli incarna tutte le speranze dinastiche degli Asburgo di Spagna nel momento in cui il regno di Filippo IV raggiunge il suo apogeo. A metà percorso, l’esposizione si ferma sulla pittura mitologica, sacra e profana di Velázquez, di cui la Venere allo specchio rappresenta il suo vertice artistico.
La terza e ultima parte è dedicata all’ultimo decennio del pittore e alla sua influenza su coloro che vengono chiamati velazqueños. Questa sezione attribuisce grande importanza al pittore come ritrattista, alla Corte di Madrid in un primo momento, poi a Roma intorno a papa Innocenzo X nel corso del suo secondo viaggio in Italia. Per questa occasione saranno evocati due dei suoi collaboratori più importanti e vissuti nell’ombra del maestro: l’italiano Pietro Martire Neri e Juan de Pareja, schiavo liberato e assistente del pittore.
Infine la mostra si occupa di presentare gli ultimi ritratti reali eseguiti dal maestro spagnolo, accanto a quelli del suo più fedele discepolo: Juan Bautista Martinez del Mazo. Una sala, dedicata a quest’ultimo, testimonia gli ultimi bagliori stilistici di Velázquez, concentrati soprattutto intorno al quadro viennese La famiglia del pittore.
3 diego velazquez-la fucina di vulcano-1630 circa
Nel 1611, all’età di dodici anni, Diego Velázquez entra nell’atelier del pittore teorico Francisco Pacheco. Siviglia è all’epoca il crocevia di tutte le novità da e per il Nuovo Mondo. Aperta verso le Fiandre, l’Africa e l’Italia, la città raccoglie una popolazione cosmopolita, animata da una vitalità economica che garantisce l’arrivo regolare d’oro direttamente dalle Americhe. Questo contesto si rivela piuttosto benefico per lo sviluppo delle arti, tanto che lavorare come pittore sembra perfino una carriera onorevole per un figlio dell’alta borghesia come Diego Velázquez. I sei anni passati a fianco di Pacheco rappresentano per il giovane artista l’occasione di frequentare l’élite cittadina. Il suo maestro anima un’accademia poco formale le cui riunioni richiamano le menti più brillanti della città. Un ambiente stimolante che porta Velázquez a essere accolto, il 14 marzo 1617, nella corporazione dei pittori. Un anno più tardi, sposa la figlia del suo maestro, Juana Pacheco e quello stesso anno è segnato da un dibattito appassionato sul culto dell’Immacolata Concezione, di cui un breve pontificale di papa Paolo V proibirà poi la critica pubblica.
Il termine spagnolo bodegón è generalmente associato al genere della natura morta. Esso indica innanzitutto un luogo descritto come l’anticamera di cantine dove viene offerto, a chi non ha una cucina, la possibilità di consumare un pasto frugale. Per estensione la parola finisce per caratterizzare le rappresentazioni di cucine e taverne dove sono messe in scena le classi inferiori della popolazione, chiamate appunto picaros. Sebbene considerato minore, questo genere era in voga già agli inizi del XVII secolo, a favore di un interesse tutto nuovo per la pittura della realtà alla quale si è dato il nome di naturalismo. Della ventina di composizioni eseguite da Velázquez a Siviglia, quasi la metà sono dei bodegones e alcune di queste si ritrovano oggi conservate in importanti collezioni come quella del duca di Alcalà. Questa infatuazione per i soggetti più umili e per le invenzioni del giovane sivigliano si osserva inoltre nell’esistenza di numerose varianti e variazioni relative alle sue opere e attesta così il successo della sua pittura, ma anche la sua attività a fianco di un atelier i cui contorni restano tuttora avvolti dal mistero. 
4 diego velazquez-la tunica di giuseppe-1630 circa
Nel 1622 Velázquez tenta per la prima volta la fortuna alla Corte di Madrid. Se tuttavia non riesce ad arrivare direttamente alla figura del re, può però farsi conoscere dal suo entourage e scoprire il tipo di pittura praticata e apprezzata, in particolare le ultime tendenza caravaggesche venute dall’Italia. Intorno al 1620 alcuni contatti tra il giovane artista e il caravaggismo erano dovuti passare dalla conoscenza delle opere di Jusepe de Ribera inviate da Roma e Napoli e dei quadri di Luis Tristán giunti a Siviglia. È tuttavia in occasione del suo primo viaggio in Castiglia che Velázquez può davvero misurare e imitare l’eleganza moderna di questa nuova maniera, soprattutto attraverso le composizioni di Juan Bautista Maíno e Bartolomeo Cavarozzi.
Il secondo tentativo va a buon fine. Qualche mese dopo il suo ritorno a Siviglia, il pittore è richiamato a corte dal conte d’Olivares, primo ministro del giovane Filippo IV. Il 30 agosto 1623 il sovrano gli accorda una seduta per un ritratto, che piacerà così tanto a sua maestà da farlo nominare pittore del re. Tuttavia a Madrid Velázquez non è né il solo pittore, né il solo bravo pittore. Quel naturalismo ribollente praticato in gioventù s’accorda non bene con la tradizione gelida e rigida del ritratto di corte spagnolo, tanto che tra il 1620 e il 1624 egli rinnova le sue influenze e raffredda la sua maniera a contatto con gli altri artisti della scena madrilena.
Gli esordi del pittore a Madrid sono segnati dalle visite di ospiti prestigiosi: il futuro Carlo I d’Inghilterra nel 1623, il cardinale Francesco Barberini nel 1626 e il pittore Pierre Paul Rubens nel 1628-1629. Tutti e tre grandi appassionati di arte italiana, ma è l’ultimo a ottenere da Filippo IV l’autorizzazione per permettere a Velázquez di effettuare un viaggio di formazione in Italia. Arriva innanzitutto a Venezia per poi dirigersi a Roma passando per Cento e Ferrara. L’artista ha così la possibilità di misurarsi con l’antichità e con i più grandi pittori della sua epoca. Si diletta nel praticare la pittura di paesaggio così come quella storica e prende l’iniziativa per due grandi composizioni, una di carattere sacro, l’altra profana, rispettivamente La tunica di Giuseppe e La fucina di Vulcano.
5 diego velazquez-ritratto di filippo iv-1654 circa
Le prime vittorie militari del regno di Filippo IV e la nascita del principe erede al trono aprono per la monarchia un periodo di apogeo di cui la costruzione del palazzo del Buen Retiro è l’incarnazione più visibile. Quando l’infante Baltasar Carlos vede la luce, Velázquez è ancora in Italia. Al suo ritorno deve consacrare la sua priorità ai ritratti del giovane principe: l’artista mette così al servizio della famiglia reale tutta la sua scienza e le recenti acquisizioni italiane, avvalendosi anche della collaborazione di Juan Bautista Martínez del Mazo. È grazie a un ritratto in particolare che Velázquez è nominato pittore di corte, Le damigelle d’onore (Las Meninas), opera che l’ha reso uno dei pittori più celebri di tutti i tempi. In seguito al soggiorno italiano, egli riesce a riempire di atmosfera le sue composizioni, a far circolare l’aria intorno ai suoi modelli: se, però, le rigide convenzioni del ritratto reale non si prestano all’innovazione, le effigi di buffoni, artisti e commedianti gli forniscono un terreno di sperimentazione piuttosto fertile dove rigenerare la tradizione e rinnovare il genere.
Il secondo viaggio di Velázquez in Italia avviene nel 1649 e ha lo scopo di acquisire opere antiche e moderne per le ristrutturazioni volute da Filippo IV per il Real Alcázar. Il pittore arriva a Venezia e passa poi da Ferrara, Modena e Bologna fino a raggiungere Roma che lascerà solo nel 1651. Al suo ritorno Velázquez trova una famiglia reale profondamente cambiata: Filippo ha sposato in seconde nozze Maria Anna d’Austria già incinta della principessa Margherita. Il rinnovamento della famiglia reale e il gioco delle alleanze politiche e matrimoniali sollecitano la richiesta di ritratti dei nuovi Asburgo di Spagna a destinazione delle corti europee. Nominato maresciallo di palazzo nel 1652, Velázquez, a capo di un vasto atelier, è all’apice della sua carriera.
Nel 1660 Velázquez si ammala e muore. Paradossalmente il capo indiscusso della scuola spagnola non fece scuola. A eccezione di del Mazo, il pittore non ha dei successori durevoli, anche se numerosi artisti, i cosiddetti velazqueños, testimoniano nelle loro opere l’influenza del vecchio maestro, a tal punto che bisognerà aspettare Goya e poi Manet e i moderni affinché la sua pittura rinasca attraverso i loro occhi e le loro pennellate.

Didascalie immagini

  1. Locandina esposizione Velázquez, Parigi, Gran Palais – Galeries Nationales, 25 marzo – 13 luglio 2015
  2. Diego Velázquez, L’Immacolata Concezione, 1618 – 1619, Olio su tela, 135 x 101,6 cm, Londra, The National Gallery (© The National Gallery)
  3. Diego Velázquez, La fucina di Vulcano, 1630 circa, Olio su tela, 222 x 290 cm, Madrid, Museo Nacional des Prado (© Madrid, Museo Nacional del Prado)
  4. Diego Velázquez, La tunica di Giuseppe, 1630 circa, Olio su tela, 213,5 x 284 cm, Madrid, Real Monasterio del Escorial (Patrimonio Nacional) (© Patrimonio Nacional)
  5. Diego Velázquez, Ritratto di Filippo IV, 1654 circa, Olio su tela, 69,3 x 56,5 cm, Madrid, Museo Nacional des Prado (© Madrid, Museo Nacional del Prado)

In copertina:
Locandina esposizione Velázquez, Parigi, Gran Palais – Galeries Nationales, 25 marzo – 13 luglio 2015
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Dove e quando

Evento: Velázquez