Cari Amici.
L’attesa del referendum ellenico – la cui portata potrebbe scatenare effetti non quantificabili tanto da far arrivare pressioni anche dalla presidenza degli Stati Uniti – amplifica il peso della globalizzazione. In tale contesto potrebbe apparire campanilista la breve riflessione di oggi dedicata al ciclo Un anno ad Arte giunto alla decima edizione. Continuando a ripetere che, statutariamente, possiamo trattare esclusivamente la divulgazione culturale, Un anno ad Arte ha consolidato nel tempo la certezza del valore dei progetti scientifici, l’attalizzazione degli studi, la conservazione e tutela del patrimonio in ottica di fruizione pubblica in un Paese sommerso dal “mostrismo” dovuto alla percentuale di esposizioni inutili se non dannose quando i progetti soddisfano ambizioni personali.
Per tutta l’estate saranno visitabili due grandi mostre – di cui Elisabetta vi riferirà nei prossimi mesi – che offrono al grande pubblico la possibilità di scoprire, o approfondire, il percorso di Piero di Cosimo e Carlo Dolci a cui si aggiunge la temporanea alla Galleria dell’Accademia che documenta, ai massimi livelli qualitativi, la produzione artistica di diretta matrice francescana per un’offerta capace di competere con ogni città del pianeta.
Qui a Firenze siamo però preoccupati per il futuro in base a quando è dato sapere, o supporre, circa la riforma del Ministero dei Beni culturali e la sostituzione degli storici dell’arte con i “supermanager”. Non ci resta che confidare nel buon senso, magari iniziando a non dover più ascoltare paragoni fra i numeri dei visitatori del Louvre e quelli degli Uffizi.
La Redazione
Firenze. 1° Luglio 2015