Ci sono pittori iconici, che con i loro dipinti creano immagini senza tempo, riconoscibili sempre e dovunque…pensate alla Gioconda ad esempio…E poi ci sono pittori che usano le loro tele per raccontare storie, per narrare vicende di tempi e paesi lontani, e facendolo catturano l’attenzione di chi guarda in maniera quasi magica. Carpaccio è certamente tra questi; a lui Vittorio Sgarbi dedica la sua ultima fatica, Carpaccio, appunto, edito da Bompiani. Un libro che parte dalla patria del pittore, da
quella Venezia che Philippe de Commeynes descrive (nel 1495, lo stesso anno in cui Carpaccio lavora ai teleri di Sant’Orsola, certamente uno dei suoi capolavori più grandi) come “la città più splendida che io abbia mai visto, e quella che fa più onore agli ambasciatori e agli stranieri e che si governa più saviamente […]. La mia meraviglia fu grande nel vedere la posizione di quella città e nel vedere tanti campanili e casamenti tutti sull’acqua, e la gente senza altro modo di andare qua e là che in quelle barche, di cui credo se ne potrebbero mettere insieme almeno trentamila, ma che sono assai piccole”.
La città (che secondo Sgarbi inizia la sua parabola discendente proprio in quegli anni, a partire dalla conquista di Bisanzio del 1453) è però tra XVI e XVII secolo al massimo del suo splendore culturale, e vede attivi nei suoi palazzi e nelle sue chiese artisti del calibro di Giovanni Bellini, Antonello da Messina, Tiziano, Tintoretto, Veronese. E Carpaccio appunto, nato nel 1460 “diligentissimo pittore” che comincia ad avere le prime committenze importanti sul finire del secolo: sono gli anni delle storie di Sant’Orsola e (ma qui siamo già all’inizio del Cinquecento) dell’incarico – ottenuto assieme a Giovanni Bellini – per la decorazione della Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, che porteranno Carpaccio a divenire uno dei pittori di punta della Serenissima.
Il libro mette in luce l’intera carriera del pittore, il rapporto con Giovanni Bellini (“l’uno – Bellini – progressista, annunciatore degli sfarzi giorgioneschi e tizianeschi, l’altro conservatore, destinato a esaurirsi nella sua stessa attività”), i grandi cicli e le opere più misteriose (ma ricche di fascino, come L’attesa del Museo Correr e la Caccia in laguna, del J.Paul Getty Museum.
Un libro da leggere, per riscoprire un artista oggi ingiustamente sottovalutato, ed imparare a perdersi tra i suoi dipinti.
Didascalie immagini
- Vittorio Sgarbi, Carpaccio
copertina del volume
In copertina:
Vittorio Sgarbi, Carpaccio
[particolare di copertina]