Figlia illegittima del ricco proprietario terriero Don Juan Duarte al suo paese, del sud dell’Argentina, la chiamavano “La bastarda”. Era carina, con gli occhi sognanti, pieni delle illusioni del cinema americano, con una bella voce per cui a scuola era sempre lei a recitare la poesia di fine anno. Ma aveva anche una grandissima voglia di evadere da questo piccolo mondo, che le stava stretto. Evita peron-1Quando apparve, in una tournée a Los Toldos, un tenorino italiano di tanghi, le fece immaginare ricchezza, successo ma anche riscatto sociale, nella grande città. Così a 15 anni con una valigia piena di sogni abbandona il paesello e la famiglia alla volta di Buenos Aires, per lei il mondo!
Eva Duarte, attrice, esordi al teatro cittadino pronunciando quest’unica frase: “il pranzo è servito“. Cominciò così la grande avventura metropolitana di questa ragazza mingherlina, dagli occhi vivissimi, che sarebbe entrata nella storia e nel mito del suo Paese.
L’esperienza teatrale fu un vero fiasco, ma la radio le dette fortuna e notorietà! Prima delle trasmissioni a Radio Belgrano di Buenos Aires, Eva Duarte fece davvero la fame, e qualche volta un pò di caffelatte e un pò di mate era quanto si poteva permettere per un’intera giornata. Ma alla radio invece, la sua voce singolare, dai toni appassionati e caldi, cominciò, dando vita e anima a figure care alla fantasia delle casalinghe, ad entrare familiarmente in tutte le case di Buenos Aires e dell’Argentina. Divenne Carlotta del Messico, Caterina di Russia, Giuseppina, la moglie ripudiata di Napoleone, ma anche “Cenicenta“(Cenerentola). Fu proprio Cenerentola, una lunga radio-novela a puntate a tenere inchiodati gli ascoltatori, per mesi, alle sedie, affascinanti dalla sua voce amica, che finirono per identificare con quella della bontà, della verità e della giustizia che devono ineluttabilmente trionfare.
Dalla favola Eva entra nel ruolo di Evita quando la sua voce e la sua esile figura si legarono a quella dell’eroe del momento, quel Juan Péron, che prometteva agli argentini pane e giustizia. Cambiò solo il colore dei capelli, che diventarono biondissimi, dorati come quelli delle fate. Diafana, magrissima, forse anoressica (il suo peso non superò mai i 47kg per la sua altezza di 1,68) ormai legata a questa sua immagine idealizzata, che forse si era imposta fin da bambina, ritagliandosela dalle riviste e dalle foto delle dive del cinema, non mangiava e non mangiò mai quasi niente.
Evita peron-2
Era tanto mate e mate cocido, la bevanda nazionale, che scandivano la sua giornata. Attentissima cuoca per il marito Juan Péron, che era un ottimo mangiatore invece, preparava personalmente per lui manicaretti casalinghi nel timore che venisse avvelenato.
Ormai “primera dama” d’Argentina, carica di vistosi gioielli colorati, come caramelle, in cui trovava la sicurezza che altri trovano nel cibo, percorreva col suo treno rosa, las pampas, regalando ai campesinos generosi pacchi di viveri, salutandoli dal finestrino come una fata benefica.
Nel secondo dopoguerra, nell’Europa sfiancata dalla fame e dalla povertà fu accolta, con gli onori di una regina da Italia, Francia e Spagna, quando, lei, che detestava il cibo, venne ad offrire navi di grano e carne.
Era sincera nella sua frenesia di essere generosa e di fare del bene. Nel suo paese volle costruire asili e scuole belle e serene, regalare case, soldi, corredi alle spose povere, giocattoli per tutti i bambini, macchine da cucire, cucine economiche, ma anche dentiere. Evita voleva dare una risposta immediata, una sorpresa, una gioia insperata alle richieste. Insomma sentiva il desiderio di dare agli altri l’allegria e le cose che la figlia bastarda di Don Juan Duarte non aveva avuto. Sicuramente Juan Péron l’aveva pensata come buon strumento per la sua carriera politica, ma Evita trapassò questo ruolo identificandosi, col suo entusiasmo sincero, in quello che faceva.
La gente aveva fiducia in lei perché era buona e bella. I bambini imparavano l’alfabeto con Evita “la Hada buena” (Evita la fata buona) che dalle pagine del sillabario indicava le vie del sapere. Nelle case intanto, accanto alle immagini delle madonne, dei santi e dei cari estinti, cominciava ad apparire protettiva anche quella di Evita.
Evita peron-3
Il fisico, sempre più scarno, per la dieta e per la malattia, con l’aureola di capelli biondi, i vestiti da fata firmati da Dior, le toglievano un peso reale dalla terra, avviandola verso una spontanea, sincera, popolare beatificazione. Morì all’età messianica di 33 anni, un 26 luglio, dopo una lunga malattia in cui sembrò oscurarsi il cielo dell’Argentina. La sua lunga agonia fu vissuta intensamente in tutto il Paese. In ogni rancho, in ogni angolo sperduto de las pampas, c’era un altarino con candele e fiori, dove davanti alla sua immagine si pregava.
No llores noble Argentina, no llores pamperos vos porque, Evita ya camina cerca, muy cerca de Dios
Preghiera-tango di Luis Gomez, 1953.

Ricetta del mate
Ingredienti: Hera mate (una specie di te), acqua calda e non bollente, zucchero secondo i gusti.
Scaldare l’acqua e versarla nel mate, cioè nella ciotola ottenuta da una piccola zucca appositamente seccata e decorata (in mancanza di questa va bene una piccola tazza da tè) in cui sono state messe, fino a metà le foglie di hierba. Lasciar riposare un attimo e sorbire con “la bombilla“, la speciale cannuccia di metallo (anche d’argento). Continuare a versare acqua calda e sorseggiare più volte. A piacere aggiungere zucchero, latte, scorza di arancia o caffè in polvere.
 

Didascalie immagini

  1. Evita Perón (creative commons)
  2. Ritratto di Evita Perón nel museo di Buenos Aires a lei dedicato (creative commons)
  3. Evita con il marito, il presidente dell’Argentina Juan Perón nella loro casa di Buenos Aires, 25 maggio 1951, pronti per le celebrazioni della festa nazionale (© AP Photo)

In copertina:
Eva Perón legge un discorso alla radio a Buenos Aires, novembre 1948
[particolare]
(© AP Photo)