Babadook 1Arriva dal sud dell’Australia un gioiellino horror come non se ne vedevano da anni, una raffinata favola nera che gioca con le nostre paure infantili, ataviche e ben radicate, e ce le stana fuori dall’inconscio con classe, lasciando che sia l’immaginazione a dare forma alle forze del Male.

Amelia è una donna sola davanti alla difficoltà di crescere il figlio Samuel di sei anni, ragazzino ribelle incline a intemperanze, ossessionato da un mostro che continua ad agitare i suoi sogni tanto da indurlo a costruire rudimentali armi di difesa come balestre e catapulte.
Una sera la mamma dà licenza al bambino di scegliere la favola della buonanotte e il piccolo trova sullo scaffale un libro per l’infanzia sconosciuto, intitolato Mister Babadook.
Copertina di tela rossa con sagoma nera di un essere misterioso, il volume è di quelli animati da immagini che escono fuori dalle pagine per raccontare di una strana creatura che, se evocata dalle filastrocche del testo, promette di materializzarsi seminando morte e terrore.
Samuel sembra riconoscere su quelle pagine il mostro che abita i suoi incubi e, nonostante gli inutili tentativi della mamma di disfarsi del libro, da quel momento una presenza maligna incombe sulla casa alimentando la paura in un’atmosfera sempre più cupa, sospesa tra realtà e follia.
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Dopo essere stata assistente di Lars von Trier sul set di Dogville l’attrice australiana Jennifer Kent con Babadook fa il suo esordio alla regia di un lungometraggio firmandone anche la sceneggiatura originale, sviluppo del suo pluripremiato cortometraggio Monster (2005) che conteneva già in embrione tutte le tematiche del film.
Girato in bianco e nero il corto palesava un omaggio all’Espressionismo tedesco che nei primi horror all’epoca del muto tentava di esteriorizzare emozioni intime come la paura dandole forma sullo schermo, in Babadook restano tracce di rimandi a quella stagione lontana nella costruzione degli interni, la maggior parte del film si svolge tra le mura domestiche, e nei frammenti dei film fantastici di Georges Melies inseriti nel montaggio.
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Ispirato a certe opere di David Lynch – il cui esordio Eraserhead è un incubo quasi muto in bianco e nero – ma anche a capolavori di Roman Polanski quali Rosemary’s baby, L’inquilino del terzo piano e Repulsion, il film di Jennifer Kent accumula citazioni e suggestioni di provenienza eterogenea che vanno dal misterioso Picnic a Hanging Rock di Peter Weir a La bella e la bestia di Jean Cocteau, passando per classici come L’esorcista di William Friedkin, Poltergeist di Tobe Hooper e Shining di Stanley Kubrick; tutto frullato insieme a restituire qualcosa che a dispetto dei numerosi debiti risulta molto originale ed efficace, anche se le parti della battaglia tra bene e male proprio per l’accavallarsi di tanti rimandi risultano i momenti meno interessanti.
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Tema portante al centro di Babadook un ritratto realistico della maternità che non teme di mettere in crisi il falso modello canonico della mamma fonte inesauribile di dolcezze, mostrando anche l’entità del sacrificio che l’esistenza di un figlio impone, unitamente all’invito a esternare le emozioni, soprattutto se dolorose, rinunciando all’autodifesa della rimozione che alla lunga crea danni interiori.
Nella splendida metafora finale il dolore è una belva terribile relegata nel buio e sempre pronta a riemergere con la quale siamo costretti a convivere, perché certi traumi scaturiti dall’inferno che gli eventi ci hanno costretto ad attraversare diventano parti di noi e non possono più essere eliminati.
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Babadook è abile nel gettare ombre sul piccolo Samuel evocando il ricordo del terribile Damien, l’anticristo protagonista della trilogia de Il presagio, nell’insinuare sospetti sulla salute mentale di Amelia e nel dare infine la percezione del pericolo tangibile per l’incolumità di entrambi in un crescendo di paure, alimentate dal timore di minacce esterne che scivolano poi sempre più verso il terrore di mostri interiori, che non trovano mai l’apice di un’esplosione catartica.
I due interpreti principali Essie Davie e Noah Wiseman, rispettivamente la madre e il figlio, ingaggiano uno straordinario duello di bravura che lascia senza fiato; il piccolo Noah selezionato all’età di sei anni tra quattrocento candidati al ruolo di Samuel, all’esordio davanti alla macchina da presa dimostra un notevole talento naturale per la recitazione.
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Il nome Babadook nasce dalla contrazione delle parole ‘Bad bad book’ [libro cattivo cattivo] e un ruolo fondamentale nella creazione dell’atmosfera ha avuto l’ideazione del malefico volume, realizzato dall’artista Alexander Juhasz autore anche di un segmento del prossimo lungometraggio animato Il piccolo principe in arrivo a natale sui nostri schermi.
La veste grafica creata per il libro, adottata come linea per la realizzazione di ambienti e scenografie, dà al progetto un sapore gotico che ben si sposa anche con l’omaggio al cinema di genere italiano assolto dalla presenza nel film di una sequenza da I tre volti della paura (1963) di Mario Bava.
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Il Babadook, diventato già oggetto di culto entrando a pieno titolo tra le creature iconiche da incubo di tutti i tempi tra Il fantasma dell’opera (1925) di Lon Chaney e il Freddy Krueger di Nightmare – dal profondo della notte (1984) di Wes Craven, farà il suo esordio sugli schermi italiani il prossimo 15 luglio distribuito da Koch Media.

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. Amelia legge lo strano libro al figlio Samuel / Ispezione prima della nanna
  3. Scenografie lineari evocazione visiva dell’Espressionismo tedesco / La regista Jennifer Kent / Foto di gruppo per Amelia e Samuel col cagnolino Bugsy e la vicina signora Roach
  4. Samuel e Bagsy spiano il Male oscuro che s’insinua / Amelia con la cognata Claire e i loro bambini / Benjamin Winspear è Oskar
  5. Essie Davis col personaggio di Amelia incarna la maternità e tutto il peso del sacrificio
  6. Il piccolo straordinario esordiente Noah Wiseman è Samuel
  7. L’incubo Babadook incombe fuoriuscendo dalle pagine del libro / La tenebra in cui abita ogni Male
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    (© 2014 Babadook Films Pty Ltd / Causeway Films Pty Ltd / South Australian Film Corporation / Screen Australia)

In copertina:
Il minaccioso Babadook sulle pagine del malefico volume (© 2014 Babadook Films Pty Ltd / Causeway Films Pty Ltd / South Australian Film Corporation / Screen Australia)

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: The Babadook
  • Regia: Jennifer Kent
  • Con: Essie Davis, Noah Wiseman, Hayley Mc Elhinney, Daniel Henshall, Barbara West, Ben Winspear, Chloe Hurn, Jacqy Phillips, Bridget Walters, Annie Batten, Tony Mack, Carmel Johnson, Tiffany Lyndall Knight, Lucy Hong, Sophie Riggs, Lotte Crawford, Chris Roberts, Terence Crawford, Craig Behenna, Cathy Adamek, Steven Sheehan, Pippa Wanganeen, Peta Shannon, Michelle Nightingale, Adam Morgan, Michael Gilmour, Craig Mc Ardle, Alicia Zorkovic, India Zorkovic, Isla Zorkovic, Charlie Crabtree, Ethan Grabis, Sophie Allan, John Maurice, Tim Purcell, Hachi
  • Sceneggiatura: Jennifer Kent
  • Fotografia: Radek Ladczuk
  • Musica: Jed Kurzel
  • Montaggio: Simon Njoo
  • Scenografia: Alex Holmes
  • Costumi: Heather Wallace
  • Produzione: Kristina Ceyton e Kristian Moliere per Causeway Films Pty Ltd e Smoking Gun Productions Pty Ltd con il support di South Australian Corporation e Screen Australia
  • Genere: Horror
  • Origine: Australia, 2014
  • Durata: 93’ minuti