Voglio fare della mia vita una poesia
                                                   Yukio Mishima1

Mishima una vita in quattro capitoli 1Mishima – una vita in quattro capitoli, il film più raffinato ed elegante diretto da Paul Schrader compie trent’anni, fece infatti il suo esordio in concorso al Festival di Cannes 1985.
Largamente ispirato al libro Vita e morte di Yukio Mishima scritto dal giornalista inglese Henry Scott Stokes, che come corrispondente a Tokyo del Times ebbe modo di conoscere personalmente l’intellettuale giapponese, il film sceglie l’accumulo di frammenti come unico mezzo possibile per costruire il ritratto di una figura tanto complessa e contraddittoria, sul piano artistico non meno che su quello privato.

Romanziere, poeta, commediografo, saggista, ma anche attore e regista, Yukio Mishima – pseudonimo di Kimitake Hiraoka – fu figura pubblica di spicco nel Giappone post bellico fortemente provocatoria nei confronti di una Nazione cui rimproverava l’asservimento culturale agli Stati Uniti, dopo i lunghi anni d’occupazione seguiti alla sconfitta nella seconda guerra mondiale, e la perdita d’identità derivata da un’eccessiva occidentalizzazione.
La divisione in quattro capitoli nel titolo del film si richiama all’impostazione che lo stesso Mishima diede alla mostra definitiva a lui dedicata, articolata in quattro percorsi ideali.2
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Alternati alla cronaca di quel 25 novembre 1970 in cui Mishima determinò il suo destino e a episodi che sommariamente ne ripercorrono la storia personale dall’infanzia alla maturità, i quattro capitoli sono legati alla poetica dello scrittore e ad alcune opere precise della sua produzione: il capitolo ‘Bellezza’ al romanzo del 1956 Il padiglione d’oro, ‘Arte’ a La casa di Kyoko del 1959, ‘Azione’ a Cavalli in fuga edito nel 1969 e infine ‘Armonia della penna e della spada’ più che fare riferimento a un’opera in particolare è riconducibile a un concetto fondante della cultura giapponese che Mishima perseguiva come ideale perduto3.
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Con un’interessante scelta stilistica Paul Schrader racconta le note biografiche dello scrittore in un bianco e nero dal sapore lontano, in netto contrasto con la vera e propria esplosione cromatica che anima la messa in scena nei frammenti letterari, quasi come a voler affermare una supremazia della creatività artistica con le sue opere consegnate all’immortalità sul grigiore dell’esistenza inevitabilmente destinata alla polvere.
La sceneggiatura firmata dal regista, insieme al fratello Leonard e alla cognata Chieko, presenta riferimenti inseriti direttamente nel film come episodi della sua biografia ma estratti da opere narrative, come il racconto della prima eiaculazione infantile davanti al San Sebastiano di Guido Reni4.
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Yukio Mishima trova perfetta collocazione nella filmografia di Paul Schrader che fin dalle origini ha scandagliato gli abissi più reconditi e a volte sgradevoli dell’animo umano, raccontando figure di uomini non convenzionali: la sceneggiatura originale del capolavoro di Martin Scorsese Taxi Driver, scritta in un momento di fragilità tra depressione e alcolismo, quelle di film come Hardcore e American Gigolò di cui ha firmato anche la regia e persino quei titoli solo diretti ma tratti da opere altrui come Cortesie per gli ospiti, romanzo di Ian Mc Ewan sceneggiato da Harold Pinter, o Auto focus che indagava il lato oscuro dell’attore Bob Crane assassinato in circostanze mai chiarite.
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Unico nella complessità della sua parabola umana e nell’originalità della vasta produzione letteraria che ne è scaturita il grande scrittore giapponese è tratteggiato dal film senza aspirare a un impossibile ritratto definitivo, ma certo può costituire incentivo per la scoperta del suo affascinante universo letterario.
Mishima – una vita in quattro capitoli è il ritratto interiore di un’anima, in linea con l’artista che si è messo talmente a nudo attraverso le sue opere da palesare senza pudori la propria vulnerabilità; la somma dei tasselli letterari uniti alle schegge di vita, diventano mosaico per tentare un avvicinamento alla verità storica dell’uomo nascosto dietro le azioni eclatanti del personaggio, come l’istituzione del suo esercito personale – il Tatenokai – per cui molti erroneamente lo definirono fascista5.
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Comparando la cronaca delle ultime ore di vita agli ideali espressi nei suoi scritti il film implicitamente formula ipotesi sulle complesse motivazioni, molteplici e aggrovigliate tra loro, di ordine estetico ed esistenziale che determinarono la scelta finale di Yukio Mishima.
Impreziosito da apporti tecnici di alto livello – le musiche originali di Philip Glass con le straordinarie scenografie di Eiko Ishioka e la fotografia di John Bailey sono state premiate a Cannes 1985 per il Contributo Artistico – il film di Paul Schrader ha goduto fin dall’inizio di scarsa visibilità in Italia dove fu distribuito direttamente in videocassetta saltando la programmazione in sala.
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Oggi Mishima – una vita in quattro capitoli è disponibile integralmente su youtube con la sola voce narrante doppiata in italiano ma senza alcun sottotitolo alla lingua giapponese in tutto il resto del film, un inconveniente tecnico che impedendo completa comprensione dell’opera la condanna di fatto all’invisibilità.

Didascalie immagini

  1. Locandina originale
  2. Il vero Yukio Mishima attore nel film Kuro tokage (1968) di Kinji Fukusaku / Lo scrittore in un ritratto del 1961 / Mishima posa sulla neve (1969)
  3. Ken Ogata è Yukio Mishima sullo schermo per Paul Schrader
  4. Frammenti biografici in bianco e nero: la scoperta dell’eros davanti a San Sebastiano
  5. Le straordinarie scenografie di Eiko Ishioka dai colori sgargianti
  6. I cadetti del Tatenokai / Notte prima dell’azione / Allenamento al duello in Cavalli in fuga
  7. Nei personaggi usciti dalla penna di Yukio Mishima riflessi della sua anima / Paul Schrader in una foto all’epoca del film (© 1985 Zoetrope Studios)

In copertina:
Capitolo ‘Bellezza’ – un’immagine del segmento ispirato al romanzo Il padiglione d’oro (© 1985 Zoetrope Studios)

NOTE

1 Aforisma riportato nel volume Vita e morte di Yukio Mishima scritto da Henry Scott Stokes, pagina 118 nella prima edizione edita da Feltrinell nel 1985
[ISBN 88-07-0713-8.]

2 La mostra in questione allestita ai Magazzini Töbu di Tokyo dal 12 al 19 novembre 1970 divideva il percorso artistico e umano di Mishima in quattro metaforici fiumi.
Il fiume della prosa, includeva la vasta produzione letteraria fatta di romanzi, poesie, saggi e racconti che il precoce scrittore iniziò a pubblicare in giovane età quando era ancora studente.
Il fiume del teatro, ripercorreva il suo lavoro di commediografo documentando il rapsodo con cui legava la tradizione dell’antico teatro Nö alle sue opere contemporanee.
Il fiume del corpo, raccontava senza reticenze il difficile rapporto con la propria fisicità derivato dalla salute cagionevole dell’infanzia e da una costituzione gracile risolta solo nella maturità con l’attività culturistica.
Il fiume dell’azione, secondo le parole dello stesso Mishima il fiume più pericoloso nella giungla dell’esistenza perché quello che crea l’imperativo a compiere azioni anche contro se stessi, legato a un famoso detto degli antichi samurai: “chi sa di sapere e non agisce, non sa!

3 La cultura giapponese è fatta di luci e ombre che convivono in equilibrio perfetto, come sintetizza in modo efficace il titolo del saggio di Ruth Benedict Il crisantemo e la spada (1946) per cui anche Mishima ha espresso apprezzamento; l’armonia tra aspetti contraddittori di una cultura capace di elevare ad arte la coltivazione dei crisantemi e nutrire al contempo vera devozione per il culto violento della spada – con espressioni tipo il suicidio rituale harakiri o seppuku – con il processo di occidentalizzazione del Giappone ha subito uno sbilanciamento. La tendenza a rimuovere ogni aspetto cruento dando risalto a quelli più poetici e accettabili per la mentalità occidentale, era vissuta come un tradimento dallo scrittore che in Confessioni di una maschera scrive “L’inclinazione del mio cuore verso la Morte e la Notte e il Sangue voleva esser paga ad ogni costo” rivendicando totale adesione alla parte più cupa della cultura nipponica.
Le parole che uno scrittore verga sulla carta, secondo Mishima, sono falsate dalla necessità di essere accattivanti e soltanto l’azione può mantenere una sua purezza, perciò l’armonia tra penna e spada è l’ideale perfezione verso cui tendere.

4 Confessioni di una maschera, pubblicato nel 1949, fu il romanzo fortemente autobiografico che impose all’attenzione generale il nome del giovane Yukio Mishima, seguendo il protagonista Kochan fin dall’infanzia il racconto contiene l’episodio della scoperta dell’eros davanti all’immagine del San Sebastiano di Guido Reni, per stessa ammissione dell’autore un ricordo della sua vita intima.

5 Tatenokai significa letteralmente ‘Società dello Scudo’ e ha origine nei versi tratti dal Manyoshu – un’antologia poetica dell’ottavo secolo – molto popolari tra i soldati kamikaze della seconda guerra mondiale: “Oggi io parto / Incurante della vita / Per essere scudo al mio Imperatore”.
Nell’ideale apolitico di Mishima il suo Totenokai doveva essere difesa della figura imperiale cui attribuiva natura divina, questa devozione al sovrano come incarnazione del Giappone era alla base del patriottismo esasperato dello scrittore. Complici opere come il saggio Sole e Acciaio (1970) tale dedizione a un ideale scomparso è stata confusa con l’imperialismo nipponico di stampo fascista del conflitto bellico, nonostante egli abbia sempre mantenuto le distanze dalla destra più estrema che non mancò mai di corteggiarlo.

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Mishima – a life in four chapters
  • Regia: Paul Schrader
  • Con: Ken Ogata, Kenji Sawada, Yasosuke Bando, Toshiyuki Nagashima, Masayuki Shionoya, Hiroshi Mikami, Junya Fukuda, Shigeto Tachihara, Junkichi Orimoto, Naoko Otani, Go Riju, Masato Aizawa, Yuki Nagahara, Kyuzo Kobayashi, Yuki Kitazume, Haruko Kato, Hisako Manda, Naomi Oki, Miki Takakura, Imari Tsuji, Koichi Sato, Reisen Lee, Setsuko Karasuma, Tadanori Yokoo, Yasuaki Kurata, Mitsuru Hirata, Hiroshi Katsuno, Naoya Makoto, Hiroki Ida, Jun Negami, Ryo Ikebe, Toshio Hosokawa, Hideo Fukuhara, Yosuke Mizuno, Eimei Ezumi, Minoru Hodaka, Shoichiro Sakata, Alan Mark Poul, Ren Ebata, Yasuhiro Arai, Fumio Mizushima, Shinji Miura, Yuichi Saito, Sachiko Akagi, Tsutomu Harada, Mami Okamoto, Atsushi Takayama, Kimiko Ito, Kojiro Oka, Tatsuya Hiragaki, Shinichi Nosaka, Sachiko Hidari
  • Sceneggiatura: Chieko Schrader, Paul Schrader, Leonard Schrader
  • Fotografia: John Bailey
  • Musica: Philip Glass
  • Montaggio: Michael Chandler, Tomoyo Oshima
  • Scenografia: Eiko Ishioka
  • Costumi: Etsuko Yagyu
  • Produzione: Mata Yamamoto e Tom Luddy con Francis Ford Coppola e George Lucas in associazione con Leonard Schrader, Chieko Schrader e Alan Mark Poul per Zoetrope Studios, Filmlink International e Lucasfilm Ltd
  • Genere: Biografico
  • Origine: USA / Giappone, 1985
  • Durata: 120’ minuti