In mostra alla Gam di Palermo dialogano le opere pittoriche di Marc William Zanghi e gli interventi architettonici di Gianni Pettena. Il primo, nato nel Kansas ma vissuto a Palermo, è noto per la profusione di colori fluidi e squillanti che animano le sue opere in atmosfere carnevalesche e una giocosità alla Joan Miró. Il secondo, bolzanino ma vissuto a Firenze, contribuisce a gettare le basi del movimento di “architettura radicale” e alla luce degli incontri americani con i protagonisti della Land Art e della musica sperimentale approfondisce le sue ricerche spaziali e concettuali, approdando a una dimensione artistica performativa.

La mostra è collocata nello spazio temporaneo della Gam e fa parte del ciclo di esposizioni dedicate agli artisti contemporanei che operano in Sicilia. Infatti Gianni Pettena propone anche alcuni lavori realizzati a Palermo nel 1968.
Con tre interventi spaziali scardina il legame standard tra contenuto e contenitore che caratterizza l’architettura occidentale. Il movimento di “architettura radicale”, infatti, vuole eliminare i confini disciplinari e investire il visibile nella sua totalità, sperimentando e ridefinendo modalità e linguaggi.
E’ ciò che scopriamo con Wearable Chairs, la performance/happening di Pettena svoltasi a Minneapolis tra il 1971 e il 1972: è il periodo delle contestazioni studentesche e alcuni giovani, anziché impugnare cartelli o denudarsi, indossano delle sedie. Le medesime sono appese al centro della prima sala espositiva in un’originale installazione, mentre nel secondo ambiente è collocata una valigia con la scritta a luce intermittente Applausi (che dà il titolo all’oggetto), creata per comparire sul palco durante il VI Festival della Musica d’Avanguardia del Teatro Biondo di Palermo; l’opera mirava a provocare il pubblico e a declassarlo al livello di quello televisivo.

All’esterno del museo compare un’installazione in forma di parola: “Carabinieri”. L’opera era stata realizzata nel cortile del Palazzo comunale di Novara, sotto forma di un muro di cartone di una decina di metri, destinato a disintegrarsi in poco tempo: palese l’allusione rivolta al mondo delle forze armate, percepibile anche in Milite ignoto, altra installazione con lettere cartonate. Essa polemizza contro lo stereotipo dell’”armiamoci e partite…”, odiato dai giovani sessantottini e proprio della retorica di politici e generali.
Mordace anche la scritta in scala reale Grazia & Giustizia, che nel 1968 a Palermo viene portata in processione verso il mare con l’accompagnamento dei musicisti di Musica Elettronica Viva (che suonano come in un funerale di New Orleans), e poi gettate in acqua, dove lentamente si imbevono e periscono. Le scritte di Pettena, dunque, sono veri e propri slogan di protesta ideologica.

La figurazione di William Marc Zanghi, con trenta dipinti e sculture, opera sulla falsariga della “Scuola di Palermo” e non contiene alcun messaggio, a differenza delle opere di Pettena. I lavori di Zanghi mixano visioni e frammenti di visibile senza uno scopo ben preciso, tranne quello di assecondare e scandagliare un mondo soggettivo.
Esseri umani e animali percorrono paesaggi artificiali e post-apocalittici, dai colori aspri, in un contesto sospeso e surreale. Sei tele inquadrano foreste esotiche e fantasy, mentre quindici quadri riflettono sulla figura dell’antieroe. In Crazy Flowers piovono schizzi di colore come petali di mandorlo su un laghetto rosa simile al succo di fragola, tra alberi imbrattati di arcobaleni e una profusione di volti sghembi sparsi qui e là attorno a un uomo e a un cane; in Dogs i cani sono circondati da bolle di sapone e colori con tinte da gomme da masticare che colano come gelato squagliato.
Zanghi è attratto e al contempo respinto dalla superficie pittorica, che “da sempre ha aggredito per renderla una dimensione magmatica e allucinatoria per mezzo del colore denso e i dei toni squillanti sul rosa”, scrive il critico Lorenzo Bruni.
Le opere scultoree sono quattro teste miniaturizzate in resina poliuretanica e acrilico, che ricordano reperti di archeologia. Cogliamo dunque l’allusione al desiderio del nuovo accanto al senso di conservazione delle memorie collettive. Sono presenti anche due lavori inediti su carta e altre teste scultoree che dialogano con gli interventi monocromi a parete.

Entrambi gli artisti, dunque, sono accomunati dalla volontà di ridiscutere il loro ruolo di pittore, nel caso di Zanghi, e di architetto, nel caso di Pettena.
Didascalie immagini
- Gianni Pettena, Wearable Chairs, Minneapolis (USA), 1971-72
- Gianni Pettena, Grazia & Giustizia, 1968
- Marc William Zanghi, Crazy Flowers, 2010, vernice su tela, 50 x 60 cm
- Marc William Zanghi, Dogs, 2014, vernice su tela, 60 x 50 cm
In copertina:
Gianni Pettena, Grazia & Giustizia, 1968
[particolare]
Orari: martedì- domenica
ore 9.30 – 18.30, lunedì chiuso
Dove e quando
- Fino al: – 06 September, 2015
- Sito web