“Quel che deve illuminare deve accettare di dover bruciare.”
Viktor E. Frankl
Questa è la storia di un sogno infranto, ucciso sul punto di diventare realtà, che seppur non sia riuscito a materializzarsi in questo mondo fisico, è rimasto sospeso nell’Iperuranio influenzando molti altri sogni a venire giunti dopo di lui.
Alejandro Jodorowsky, poliedrico artista cileno, all’inizio degli anni ’70 aveva raggiunto fama internazionale nel cinema con appena tre film diventati presto oggetto di culto e dopo il successo de La Montagna Sacra il produttore francese Michel Seydoux lo aveva invitato a Parigi – dove vive tuttora – per realizzare in totale libertà un nuovo progetto.
L’ambizione e l’idea alta di un Cinema capace di rappresentare quasi un’esperienza mistica, in grado di cambiare la percezione della realtà di giovani platee ampliandola oltre il tangibile, spinsero Jodorowsky a scegliere d’istinto, senza averlo neppure letto ma solo fidandosi dell’entusiasmo di un amico, la versione cinematografica di Dune il romanzo di Frank Herbert pubblicato nel 1965 e diventato in pochi anni una vera e propria Bibbia della fantascienza.

Il documentario Jodorowsky’s Dune diretto da Frank Pavich, presentato al Festival di Cannes 2013 ma ancora ingiustamente inedito in Italia, ricostruisce due anni e mezzo di lavoro preliminare per creare una visione portata a termine purtroppo solo sulla carta, fermata al punto in cui sarebbe dovuta partire la lavorazione con la costruzione del set e l’inizio delle riprese.
Qual è lo scopo della vita – s’interroga Jodorowsky davanti alla macchina da presa che accarezza gli effetti personali di una vita – se non quello di crearsi un’anima?
Il Cinema come le altre forme d’arte è uno strumento per la ricerca dell’anima che poco ha a che fare con industria e incassi, con questa missione in testa il cineasta si è messo alla ricerca dei suoi “guerrieri spirituali” per compiere l’impresa ‘Dune’.

Grande affabulatore, Alejandro racconta aneddoti e fortunate coincidenze nel raggiungere, in un’epoca in cui l’assenza di internet rendeva più difficili i contatti, gli artisti che voleva coinvolgere nel progetto.
Anche se il culto per la fantasia che Jodorowsky coltiva da sempre, persino nella sua magica autobiografia1, autorizza a non prendere ogni racconto alla lettera – è il caso dell’incontro con Mick Jagger – resta impressionante scorrere l’elenco delle personalità coinvolte.
Tra gli interpreti del film Salvator Dalì avrebbe dovuto essere il folle imperatore dell’universo, Orson Welles il barone Harkonnen, David Carradine il duca Leto e il figlio del regista Brontis si è sottoposto all’età di dodici anni a un duro allenamento di arti marziali – due anni sei ore al giorno – per essere il protagonista Paul, figura messianica al centro della storia.

Ugualmente sul fronte degli apporti tecnici Alejandro Jodorowsky – solo Jodo per gli amici – ha saputo riunire una squadra di artisti dotati di enorme talento, sconosciuti all’epoca come Dan O’Bannon e H.R.Giger che insieme daranno poi vita al temibile Alien di Ridley Scott, ma anche affermati come i Pink Floyd ingaggiati per la colonna sonora.
Di prim’ordine persino gli artisti reclutati per visualizzare l’universo di Dune secondo Jodorowsky: il francese Jean Giraud – in arte Moebius – ha disegnato lo storyboard completo di tutto il film inquadratura per inquadratura diventando l’occhio di Jodo, il britannico Chriss Foss ha dipinto la visualizzazione di palazzi e astronavi corredandole d’istruzioni pratiche per la loro realizzazione.

Questa gran quantità di materiale preparatorio è stata raccolta in un volume con il quale poi regista e produttori, a Seydoux si era affiancato Jean-Paul Gibon come associato, hanno fatto il giro degli studios in California per riuscire a completare il budget necessario alla realizzazione del film: Paramount, Metro Goldwyn Mayer, 20th Century Fox, Universal Pictures, Warner Brothers e persino Walt Disney Pictures ebbero parole di apprezzamento e lodi per il lavoro svolto, ma invariabilmente rifiutarono di partecipare ai finanziamenti.
I contabili di Hollywood, poco lungimiranti e incapaci di rapportarsi a qualcosa di originale che non fosse la fusione di questo con quello, non erano in grado di valutare qualcosa di così rivoluzionario.

Jodorowsky si è spinto talmente avanti da anticipare cose e idee che George Lucas avrebbe sperimentato, forte del successo di Guerre Stellari giunto due anni dopo il naufragio del progetto Dune, solo decenni più tardi nei film successivi della saga; ma anche se il sogno del cineasta cileno non ha mai raggiunto lo schermo incredibilmente il suo lavoro ha influenzato grandi film che gli sono debitori.
Il volume del progetto circola a Hollywood e i riferimenti sono troppo precisi per poter credere a una casualità: Dune doveva iniziare con un piano sequenza continuo dai confini dell’universo, ispirato alla scena d’apertura de L’infernale Quinlan di Orson Welles, lo stesso che ritroviamo diversi anni dopo in Contact di Robert Zemeckis.

Ma gli esempi nel documentario di Frank Pavich si sprecano e chiamano in causa titoli di primo piano come I predatori dell’Arca perduta di Steven Spielberg, Blade Runner di Ridley Scott, Matrix dei fratelli Wachowski e persino lo stesso Guerre Stellari di George Lucas.
Le major ebbero paura di una figura troppo originale e surrealista come quella di Alejandro Jodorowsky e quel rifiuto resta una ferita ancora aperta, nonostante molto di Dune sia confluito nella saga a fumetti dell’Incal realizzata dopo insieme a Moebius; oggi a ottantacinque anni l’inventore della Psicomagia è ancora in una piena inarrestabile fase creativa che ci auguriamo duri ancora a lungo.

“La mente è come un universo in espansione che si apre ogni giorno, […] forse vivrò un anno ancora ma ho l’ambizione creativa per altri trecento anni! […] Vuoi essere immortale? Lotta per esserlo!”
Alejandro Jodorowsky
Didascalie immagini
- Locandina originale
- Alejandro Jodorowsky: poeta, scrittore, attore, regista, saggista, drammaturgo, psicomago
- Brontis Jodorowsky, figlio di Alejandro, a dodici anni avrebbe interpretato il messia Paul come visualizzato nel disegno di Moebius
- Mick Jagger contattato per il ruolo di Feyd-Rautha / Il barone Harkonnen disegnato da Moebius / Orson Welles doveva essere il barone Harkonnen / Amanda Lear con Salvator Dalì scritturato per vestire i panni dell’imperatore dell’universo /
Il bar dell’Hotel St Regis di New York – teatro del primo incontro tra Dalì e Jodorowsky – con il dipinto di Maxfield Parrish che Dalì ha definito con ironico apprezzamento: “Sei metri di pittura dedicata a un peto!” / David Carradine, il duca Leto, - La minacciosa fortezza del barone Harkonnen nei dipinti di H.R.Giger / I sodali Dan O’Bannon e H.R.Giger futuri ‘padri’ di Alien
- Chris Foss e alcuni suoi lavoro per Dune: un’astronave, il palazzo dell’imperatore e una nave pirata colpita con la Spezia che si disperde nello spazio
- Bozzetti dei personaggi e inquadrature dello storyboard disegnato da Jean Giraud in arte Moebius
- Alejandro Jodorowsky nella sua casa parigina col prezioso volume / Il produttore Michel Seydoux / Il produttore associato Jean-Paul Gibon / Il pittore scultore H.R.Giger /
Amanda Lear intervistata come musa e compagna di Salvator Dalì / Gary Kurtz produttore di Guerre Stellari / Il regista Nicolas Winding Refn
(© 2013 City Film LLC)
In copertina:
Il prezioso volume del progetto Jodorowsky’s Dune, unica traccia tangibile di un sogno sospeso
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(© 2013 City Film LLC)
NOTE
1 La danza della realtà è un bellissimo esempio di ‘biografia creativa’ secondo lo stile di Alejandro Jodorowsky, che ha sempre dichiarato eloquentemente il ruolo centrale dell’immaginazione in tutta la sua opera; anche in questo caso in cui il racconto del vissuto si fa allegoria per consegnarsi al mito.
SCHEDA FILM
- Titolo originale: Jodorowsky’s Dune
- Regia: Frank Pavich
- Con: Alejandro Jodorowsky, Michel Seydoux, Chriss Foss, H.R.Giger, Jean-Paul Gibon, Brontis Jodorowsky, Amanda Lear, Christian Vander, Devin Faraci, Diane O’Bannon, Drew Mc Weeny, Gary Kurtz, Jean-Pierre Vignau, Nicolas Winding Refn, Richard Stanley
- Fotografia: David Cavallo
- Musica: Kurt Stenzel
- Montaggio: Alex Ricciardi, Paul Docherty
- Animazioni: Syd Garon
- Animazioni 3D: Paul Griswold
- Produzione: Frank Pavich, Stephen Scarlata e Travis Stevens con Michel Seydoux e Alex Ricciardi per City Film e Snowfort Pictures in coproduzione con Camera One/Michel Seydoux e in associazione con Endless Picnic
- Genere: Documentario
- Origine: USA / Francia, 2013
- Durata: 90’ minuti