Una sobria cerimonia di premiazione ha suggellato il verdetto delle giurie di questa 72ª edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia confermando la tendenza che negli ultimi anni si va consolidando con l’affermazione di film e cineasti del Sudamerica.
I trionfi all’Oscar dei messicani Alfonso Cuarón e Alejandro González Iñárritu ormai integrati a Hollywood, ma anche la conquista di premi prestigiosi nei maggiori festival, come la vittoria del cileno Pablo Larrain col suo El club alla Berlinale 2015 o la vittoria all’ultimo festival di Cannes dell’esordiente colombiano César Augusto Acevedo con La tierra y la sombra, presto in Italia col titolo Un mondo fragile, sono segnali che testimoniano una vivacità espressiva delle cinematografie latinoamericane.
Su questa scia il primo film venezuelano nella storia a essere selezionato a un festival internazionale – Desde allá di Lorenzo Vigas – ha conquistato il Leone d’Oro, l’argentino Pablo Trapero col suo film El clan si è aggiudicato il Leone d’Argento alla miglior regia e il brasiliano Gabriel Mascaro porta a casa il Premio Speciale della Giuria nella sezione Orizzonti con il suo Boi Neon.

La vocazione di Venezia 72 è stata dichiaratamente fin dall’esordio, nelle parole del suo direttore Alberto Barbera, quella di andare a cercare un Cinema che sapesse raccontare la realtà contemporanea con le tensioni sociali in atto e le opere premiate sembrano assolvere perfettamente questo compito.
Scritto dallo stesso regista Lorenzo Vigas su soggetto ideato insieme al grande Guillermo Arriaga, Desde allá racconta l’incontro di un uomo ricco abituato a comprare la compagnia dei ragazzi di strada di Caracas con un giovane che cela sotto la violenza una forte vulnerabilità; i due personaggi interpretati rispettivamente da un sempre magnifico Alfredo Castro e dall’esordiente Luis Silva incarnano le molte contraddizioni della società venezuelana in cui anche girare un film, con un’inflazione al 200%, diventa un’impresa impossibile.

Il Gran Premio della Giuria è andato al film d’animazione rigorosamente per adulti Anomalisa, storia di un depresso venditore di motivazioni trasformato dalla voce di una donna, scritto dal geniale Charlie Kaufman che lo ha diretto a quattro mani col giovane Duke Johnson; un’opera divertente e politicamente scorretta, con scene di sesso esplicito, finanziata con una raccolta fondi in rete.
Doppio riconoscimento per il francese L’hermine di Christian Vincent che conquista i premi per la miglior sceneggiatura e la Coppa Volpi alla miglior interpretazione maschile assegnata al suo protagonista Fabrice Luchini, storia di un giudice inflessibile inevitabilmente votato al cambiamento dal ritorno nella sua vita dell’unica donna che abbia mai amato.

Il cinema italiano si aggiudica la Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile assegnato a una grande Valeria Golino protagonista di Per amor vostro di Giuseppe M. Gaudino, ritratto in bianco e nero di figura femminile in quotidiano squallore pronta a subire il fascino di sogni preconfezionati.
Con la consueta sincera simpatia e senza alcuna traccia di divismo, ritirando il premio a quasi trent’anni dalla sua altra vittoria veneziana per Storia d’amore (1986) di Citto Maselli, l’attrice partenopea ha confessato che nonostante il passare del tempo, con l’accumulo di esperienze e consapevolezza professionale, la gioia infantile di ricevere un riconoscimento è sempre lo stesso immutato e immutabile degli esordi.

Nella sezione Orizzonti il massimo riconoscimento è andato a Free indeed di Jake Mahaffy, un’opera disturbante e necessaria che basandosi su fatti reali indaga la realtà di molte province profonde degli Stati Uniti dove la fede si sposa alla superstizione, con madri che portano i loro bambini malati in chiese di fortuna per essere esorcizzati da sacerdoti improvvisati; ma il vero trionfatore di Orizzonti è The childhood of a leader dell’attore newyorkese esordiente alla regia Brady Corbet.
Vincitore del premio alla regia e alla miglior opera prima, il film s’ispira a un racconto breve di Jean-Paul Sartre per mostrare il seme del totalitarismo nell’infanzia del figlio di un diplomatico durante la stipula del trattato di Versailles che pose fine alla prima guerra mondiale.

Particolare rilievo assume il premio per il miglior Classico restaurato assegnato a Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pier Paolo Pasolini, non solo per il valore importantissimo di tutela della memoria cinematografica collettiva ma anche perché va in qualche modo a risarcire un’opera osteggiata, profetico testamento spirituale di un autore che denunciando il genocidio delle diversità ha lanciato un monito quanto mai attuale alle generazioni future; il film sarà di nuovo visibile nelle sale italiane dal prossimo novembre.
Ma oltre i titoli che hanno conquistato un riconoscimento, il programma di questa edizione da alcuni ingiustamente definita dimessa, ha presentato opere importanti che ci interrogano sul momento difficile che il Pianeta sta vivendo.

In particolare mi riferisco a Francofonia di Aleksandr Sokurov, per molti il favorito della vigilia al Leone d’Oro, che portando sullo schermo la vicenda del direttore del Louvre sotto l’occupazione e la sua collaborazione con un conte nazista per mettere in salvo le opere d’arte dal conflitto bellico, riflette e denuncia la situazione attuale.
In conferenza stampa il grande cineasta russo ha ricordato il sacrificio dell’archeologo Khaled Asaad ucciso dai terroristi dell’Isis perché si opponeva alla distruzione dei tesori conservati nel museo di Palmira: “La distruzione dei siti archeologici sono atti bestiali, pura barbarie, davanti ai nostri occhi vengono annientati monumenti di storia e cultura secolari. E noi siamo del tutto impotenti. Non possiamo intervenire. E, soprattutto, i nostri politici non sono in grado di farlo. Eppure non si può più tergiversare.“
Perché l’Arte ha anche il compito di sollevare problemi, ma è dalla politica che attendiamo risposte.

I premi della 72ª Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia 2015
- Leone d’Oro: Desde allá (Venezuela) di Lorenzo Vigas
- Gran Premio della Giuria: Anomalisa (USA) di Charlie Kaufman & Duke Johnson
- Leone d’Argento alla miglior regia: Pablo Trapero per El clan (Argentina/Spagna)
- Premio Speciale della Giuria: Abluka (Turchia/Francia/Qatar) di Emin Alper
- Coppa Volpi alla miglior interpretazione femminile: Valeria Golino per Per amor vostro (Italia/Francia) di Giuseppe M. Gaudino
- Coppa Volpi alla miglior interpretazione maschile: Fabrice Luchini per L’hermine (Francia) di Christian Vincent
- Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore emergente: Abraham Attah per Beasts of no nation (USA) di Cary Joji Fukunaga
- Premio alla miglior sceneggiatura: Christian Vincent per L’hermine (Francia) di Christian Vincent

- Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima (Luigi De Laurentis): The childhood of a leader (Gran Bretagna/Ungheria/Belgio/Francia) di Brady Corbet
- Premio Orizzonti al miglior film: Free indeed (USA/Nuova Zelanda) di Jake Mahaffy
- Premio Orizzonti alla miglior regia: Brady Corbet per The childhood of a leader (Gran Bretagna/Ungheria/Belgio/Francia)
- Premio Speciale della Giuria Orizzonti: Boi Neon (Brasile/Uruguay/Olanda) di Gabriel Mascaro
- Premio Speciale Orizzonti per la miglior interpretazione: Dominique Leborne per Tempéte (Francia) di Samuel Collardey
- Premio Orizzonti al miglior cortometraggio: Belladonna (Croazia) di Dubravka Turić
- Premio Venezia Classici al miglior documentario sul cinema: The 1000 eyes of dr Maddin (Francia) di Yves Montmayeur
- Premio Venezia Classici al miglior classico restaurato: Salò o le 120 giornate di Sodoma (Italia, 1975) di Pier Paolo Pasolini
- Leone d’Oro alla carriera: Bertrand Tavernier

Didascalie immagini
- Locandine: Desde attá (Venezuela) di Lorenzo Vigas, El clan (Argentina) di Pablo Trapero e Boi Neon (Brasile) di Gabriel Mascaro / Lorenzo Vigas con il Leone d’Oro 2015
- Alfredo Castro e Luis Silva in Desde allá di Lorenzo Vigas
- Anomalisa (USA) di Charlie Kaufman e Duke Johnson
- Valeria Golino con la Coppa Volpi alla miglior attrice 2015 / Locandina di Per amor vostro di Giuseppe M. Gaudino
- The childhood of a leader (Gran Bretagna/Ungheria/Belgio/Francia) di Brady Corbet
- Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975) di Pier Paolo Pasolini
- Francofonia (Francia/Germania/Olanda) di Aleksandr Sokurov
- Beast of the no nation (USA) di Cary Joji Fukunaga, con il giovane Abraham Attah premio Marcello Mastroianni promessa del futuro
- Tanna (Australia/Vanuatu) di Martin Butler & Bentley Dean, presentato alla Settimana Internazionale della Critica
In copertina:
Il regista Lorenzo Vigas stringe il Leone d’Oro 2015 per il suo Desde attá