Berlino, alle porte della stagione autunnale, ci accoglie con la sua aria “montana” all’aeroporto di Tegel, mentre nelle orecchie risuona qualche parola in una lingua ostica. Ma nei vagoni della metro o dentro i bus cittadini regna un silenzio composto ed estraneo alla teatralità colorita che anima tante piazze e mercati italiani.
La città pullula di architetture rigorose come quelle dei casermoni disadorni che caratterizzano soprattutto l’Est, di gru, di cantieri, ma anche di edifici futuristici come il Sony Center di Potsdamer Platz e signorili e sfarzosi come il Castello di Charlottenburg, nonché di parchi molto estesi ai bordi di un lago o della Sprea. Molteplici i volti di una città che va cambiando e autoricostruendosi incessantemente. Numerosi gli spunti attraverso cui si può snodare un possibile itinerario di circa cinque giorni, districandosi nella ragnatela efficiente e organizzatissima dei mezzi pubblici o fronteggiando i semafori pedonali con il celebre Ampelmann, il simpatico omino rosso o verde ideato da Karl Peglau e assurto a simbolo berlinese e prodotto commerciale. Ma se si dispone di un ottimo senso di orientamento, il mezzo di locomozione ideale è la bici, che consente di ricoprire con facilità enormi distanze; la “due ruote” è molto amata dai berlinesi, capaci di sfrecciare sulle piste ciclabili anche sotto una pioggia insistente, magari con i pantaloncini e una mela in mano. Loro, infatti, ritengono esagerato il timore prettamente italiano delle temperature rigide. Per questo non di rado, anche nelle giornate più piovose, accade di vedere scorrazzare nel vento a Tiergarten una mamma che pedala tranquilla con un bambino comodamente assicurato sul seggiolino o ragazzi con lo skate che serpeggiano abilmente tra la folla che scorre ad Alexander Platz.
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Il cuore pulsante di Berlino è il Mitte, dove una delle mete favorite è l’Isola dei Musei, Patrimonio dell’umanità UNESCO. Qui l’ideale illuminista prussiano ha alimentato studi e cultura, consentendoci oggi di strabuzzare gli occhi dinanzi ai fregi monumentali dell’Altare di Pergamo o alla Porta di Ishtar nella ricreata Babilonia del Pergamon Museum o dinanzi all’enigmatico busto della regina Nefertiti della collezione egizia del Neues Museum; l’Altes Museum ospita invece collezioni greche e romane, che sembra strano poter ammirare in Germania se non si considera che proprio essa ha finanziato i migliori archeologi di sempre e in più ha il merito di custodire con premura e accortezza i reperti antichi. L’Alte Nationalgalerie è dedicata all’arte tedesca, ma serba anche opere di artisti francesi come gli impressionisti e i realisti, mentre il Bode Museum conserva tesori bizantini e sculture tardogotiche tedesche. Attorno alla Museumsinsel scorre la Sprea, che si può ammirare, insieme alle eleganti architetture museali, dalle sdraio sull’erba dei locali limitrofi o attraversare con una barca. Presto potrebbe essere possibile anche nuotare nel fiume, come hanno previsto alcuni progettisti di Realities:united, studio per l’arte, l’architettura e la tecnologia, che vorrebbero rendere direttamente fruibili per i nuotatori le acque della Sprea grazie a un sistema naturale di purificazione; lo scopo del progetto è quello di accostare a questa parte di Berlino anche i cittadini comuni, oltre ai consueti turisti.
Il volto più avveniristico di Berlino è incarnato da Potsdamer Platz, la zona “newyorkese”, dominata dallo spigolo affilato del grattacielo di Renzo Piano e dalla cupola hi-tech del Sony Center, che sotto la sua copertura a forma di ombrello, che ricorda il monte Fuji, offre al tramonto un sorprendente spettacolo di effetti colorati e luminosi tra i tiranti di sostegno e le strutture in acciaio e vetro; ma un legame con il passato sussiste ancora per la presenza nella modernissima piazza di una torretta che riproduce il semaforo più antico della città e perché negli anni ’30 esisteva già un grattacielo, il Columbushaus di Erich Mendelsohn. Emblema indiscusso di modernità è anche la torre della televisione, Fernsehturm, ad Alexander Platz, che l’humour berlinese paragona a un asparago per la sua forma smilza e aguzza; difficile sfuggire alla vista di questo edificio, alto ben 368 metri, elevato per ostentare la forza e la modernità del sistema socialista.
2 la porta di brandeburgo berlino 2015
A detta di molti la piazza più bella è la tradizionale Gendarmenmarkt, un tempo rifugio degli ugonotti francesi, su cui si stagliano due fastose cattedrali gemelle, Französischer Dom e Deutscher Dom; il suo fascino è accresciuto dagli accompagnamenti musicali dei suonatori all’aperto. Siamo ormai vicini ad Unter den Linden, il famoso “viale dei tigli”, cuore prussiano di Berlino. Nei dintorni la nobiltà e i fasti degli Hohenzollern hanno ceduto il passo alla vita lussuosa di banchieri, locali d’élite, carrozze con cavalli ma anche lucidissime e impeccabili Volkswagen, che neanche la pioggia sembra insozzare. Proveniendo dall’Est il viale ha inizio con la statua equestre di Federico II il Grande (battezzato dai tedeschi “il vecchio Fritz”), cui segue un esercito di alberi che scandiscono una lunga isola pedonale fino alla colossale Porta di Brandeburgo. Oltrepassando l’imponente monumento neoclassico che rievoca i Propilei ateniesi ripensiamo alle parole che da qui Ronald Reagan rivolge a Gorbačëv nell’87:“Mr. Gorbačëv, apra questa porta! Mr. Gorbačëv, abbatta questo muro!”. E prima di proseguire lungo il viale deviamo brevemente verso sud per addentrarci all’interno di una scabra superficie di parallelepipedi in cemento, una sorta di stretto labirinto dalla pavimentazione ondulata. Qui a essere evocata è la tragedia dell’olocausto, perché l’area di circa ventimila metri quadrati che si infittisce di muri lisci, spiazzanti e sempre uguali è il grigio monumento per gli ebrei uccisi in Europa, di Peter Eisenman. A nord della Porta il Reichstag ospita oggi il Bundestag, il parlamento federale tedesco; la sua cupola, da cui è possibile contemplare il panorama ma anche seguire l’operato dei politici all’interno, vuole rappresentare la trasparenza del nuovo ordinamento democratico ed è il frutto dell’applicazione di tecnologie molto efficienti, che favoriscono la circolazione di aria calda e fredda ottimizzando il calore della struttura. L’intero edificio, a ben vedere, è l’emblema della mentalità ambientalista di Berlino: la sala delle riunioni parlamentari è essenziale, il sistema elettrico utilizza olio vegetale e l’aria ventila grazie ai pannelli solari. Dunque, anche se si vedessero delle bottiglie abbandonate per strada, non dovremmo dubitare dell’amore berlinese per l’ambiente, anche perché vige la consuetudine di raccogliere i rifiuti in vetro per ritirare lo Pfand, un deposito che si paga al momento dell’acquisto e che viene rimborsato riportando al mittente il contenitore.
3 il bundestag berlino 2015
Il nostro percorso procede verso la Siegessäule, ad ovest. Si può scegliere di raggiungerla attraversando il parco di Tiergarten, alla scoperta di volpi, scoiattoli e conigli, oppure di costeggiare quel grande polmone verde per gettare uno sguardo al Palazzo Bellevue, elegante residenza ufficiale del presidente della Germania. Poco vicino ci attende dunque la Colonna della Vittoria, chiamata affettuosamente Goldelse (“Lisa d’oro”), con la sua Nike o forse una personificazione alata della Prussia, sorta per esaltare trionfi militari ma oggi ricordata anche per gli angeli di Wenders che ne hanno fatto un rifugio. Infatti il celebre volo con cui si apre il film parte da qui. Ma l’opera è anche il simbolo della comunità gay e lesbica di Berlino: “Siegessäule” è infatti il titolo di un magazine distribuito gratuitamente in molti locali.
Vale anche la pena di gironzolare nella vicina zona di Zoo, all’ombra della mozza Gedächtniskirche, chiesa neoromanica dal fascino decadente, ferita dai bombardamenti della seconda guerra mondiale e soprannominata “il dente cavo”. Si può scegliere di ripensare alle oscure vicende di Christian F. percorrendo la Kurfürstendamm o di godersi un’amabile sosta tra gli animali dello Zoo: è lecito provare a tornare bambini udendo i sonori barriti degli elefanti, ammirando le acrobazie festose delle foche, provando ad allungare dei fili d’erba fino al muso delle alci.
Spostandoci sempre più a ovest non possiamo rinunciare a una passeggiata nel giardino barocco e inglese del castello di Charlottenburg, residenza estiva della moglie di Federico Guglielmo di Brandeburgo, Sofia Carlotta. E perché non spingerci ancora più a ovest per conoscere lo stadio in cui una nota squadra nel 2006 ha dato onore al calcio italiano nel mondo? All’Olympiastadion ci accolgono i boati, le luci colorate e le ouvertures della Pyronale, campionato mondiale dei fuochi d’artificio, cui ogni anno accorrono entusiasti migliaia di spettatori, adagiati su sdraio e teli o accampati in una tenda.
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Tuttavia la Berlino che tanto allieta e affascina reca anche con sé le cicatrici di un passato indelebile, con i suoi pezzi di Muro sparsi qua e là. La veloce unificazione dei due stati ha reso difficile capire dove si trovasse l’Est e dove l’Ovest, ma il Checkpoint Charlie, terzo passaggio controllato dagli americani, sulla Friedrichstraße, indica che stiamo per lasciare il settore americano o quello sovietico. E’ qui che capiamo davvero come Berlino sia stata teatro di eventi storici drammatici e sorprendentemente recenti, punto cruciale della guerra fredda e luogo dove la divisione del mondo è iniziata e finita. In alcuni punti della città si vedono ancora parti di muro che seguono due linee parallele poste alla distanza di circa 10 metri; la zona vuota in mezzo a essi è la “striscia della morte”, che rendeva più difficoltoso il superamento del confine. Molti, infatti, coloro che hanno perso la vita finendo in quel limbo, negatigli i soccorsi da ambo i territori. Lo racconta il Mauermuseum del Checkpoint Charlie, mostrando gli oggetti originali utilizzati nelle fughe sotterranee ed esterne tentate da chi cercava di oltrepassare il Muro, spesso invano, come Peter Fechter, che è morto dissanguato nella “striscia della morte”. C’era anche chi si raggomitolava nel cofano di un’auto, chi dentro una valigia. La visione della East Side Gallery a Friedrichshain, poi, ci lascia smarriti, desolati, nonostante il tratto di muro più lungo rimasto nella posizione originale sia animato da graffiti, come la celebre immagine della Trabant (targata 9-11-1989) che sfonda il muro, o il “bacio fraterno” tra gli ex leader comunisti della Germania Est e dell’Unione sovietica Erich Honecker e Leonìd Il’ìč Brèžnev.
Berlino ha anche un volto sotterraneo, oscuro, quello dei bunker della seconda guerra mondiale che è possibile visitare grazie all’associazione Berliner Unterwelten e.V., che propone anche dei tour in italiano. Uno di essi consente di esplorare il rifugio antiaereo di Gesundbrunnen, che utilizza i tunnel di servizio e i vecchi alloggi degli addetti alla U8, una linea della metro. L’organizzatissima società tedesca sembrava aver pensato proprio a tutto: il ventre segreto della capitale conteneva pratici gabinetti che non avevano bisogno di acqua per funzionare, non permetteva l’ingresso di gas, sfruttava gli spostamenti d’aria provocati dal passaggio della metropolitana per immettere ossigeno e sopperiva ai momenti di assenza di elettricità grazie a una vernice fosforescente che ricoprendo alcune pareti rifletteva la luce assorbita. La nostra guida lo dimostra con un divertente esempio: spegne la lampadina di una stanza, rivolge un potente fascio di luce contro una parete, cui si è sovrapposta però la sagoma di uno dei visitatori e all’accensione della luce intima alla “cavia” di spostarsi. Ebbene, sul muro è rimasta la sua ombra, come dipinta. Gli ambienti del rifugio sono utilizzati anche per l’esposizione di attrezzature e oggettistica del periodo della guerra, nonché di immagini fotografiche, come quelle che documentano la ricostruzione della città; vediamo ad esempio una fila di donne davanti ai ruderi di un edificio: si preparano, con silenzio e compostezza, a raccogliere i mattoni, uno per volta, a disporli secondo un ordine prestabilito e a consegnarli alle autorità preposte. Nulla viene perduto, perché durante o dopo una guerra tutto è utile. E proprio alle donne e ai loro bambini erano appositamente dedicati alcuni ambienti dei bunker, perché mentre gli uomini erano in guerra occorreva proteggere e sostenere il più possibile le principali forze produttive del Reich. Altri luoghi sotterranei erano destinati invece a ospitare gli impianti della posta pneumatica, molto amata da Hitler per la sua segretezza e rapidità, e ai birrifici.
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Per smorzare la tetraggine evocata da un bieco corso storico, senza per questo obliarlo, possiamo punteggiare il nostro soggiorno con qualche piacevole parentesi culinaria. A colazione o per dessert sono d’obbligo le purzelchen, dolci fagottini di pasta fritta profumata di vaniglia e zucchero a velo, che vengono serviti caldi in un cono di carta in un chiosco sulla Sprea a Treptower Park. E se rimane qualche briciola si può sempre metterla sul palmo di una mano: i passerotti verranno a cibarsene senza paura, uno per volta. Occorrerà solo stare attenti alle api, che su passanti e cibi berlinesi ronzano anch’esse senza alcun timore. Da assaggiare gli onnipresenti currywurst, analoghi ai würstel che conosciamo ma molto più saporiti e ricoperti di ketchup al curry; ad Alexanderplatz sono presenti anche degli uomini-grill che armati di un banco portatile vendono ai passanti pane e würstel. Lo stinco di maiale con i crauti, l’eisbein, è da gustare preferibilmente nelle Gaststatte, le tipiche locande del Nikolaiviertel, il quartiere di San Nicola, nel Mitte; la zona è stata ricostruita dopo la seconda guerra mondiale, per ricreare il precedente centro di trattorie, negozi, cortili e aziende artigiane. Il risultato è un gradevole microcosmo di contorte viuzze pedonali e amene casupole in stile tradizionale, tra cui spiccano le guglie della tardo-gotica Nikolaikirche, la chiesa berlinese più antica, di certo più spirituale nel suo slancio rispetto allo sfarzo neobarocco della sontuosa e avvenente Berliner Dom (non molto distante).
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Per quanto concerne le prelibatezze culinarie non dobbiamo dimenticare che una specialità di creazione turco-tedesca è il panino con il kebab, celeberrimo quello del chiosco di Mustafa a Mehringdamm, nominato ormai in molte guide turistiche e siti web; non fatevi spaventare dalla lunga fila di gente in attesa davanti al piccolo Imbiss: il suo döner gigantesco e di mille aromi, dalla ricetta segreta ed esclusiva, è insuperabile, quindi vale davvero la pena accodarsi, anche se per un’ora e mezzo. “Lecker!”, cioè “buono”!, urlano i venditori del mercato turco al Maybachufer, in cui tra stoffe, mercerie, bancarelle colme di avocado, ragazzi con dread e pelle interamente marchiata da piercing e tatoo, aleggiano inebrianti profumi di delizie mediterranee, come i borek o i falafel, mentre c’è chi affumica del pesce o ferma i passanti proponendo la degustazione di ottimi formaggi greci. Non è un caso, dunque, che la campagna pubblicitaria ufficiale della città suggerisca di “essere ospite, essere benvenuto, essere Berlino!”. Che si scelga di conoscere la città dall’alto del Fernsehturm o dagli anfratti sotterranei dei bunker, di scandagliare i suoi musei o i suoi Biergarten, di osservarla pedalando o sostando sulla sponda di un canale, di farsi coinvolgere dalla mondanità elitaria di Wilmersdorf o dai mercatini multietnici di Kreuzberg, di amare o odiare le sue regole e il suo decoro, di cercare o meno anche il lato più punk e scalmanato, Berlino vi farà sempre sentire parte di se’ e sarà pronta a ogni cambiamento, a ogni partenza e a ogni arrivo.

Didascalie immagini

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  2. 2 la porta di brandeburgo berlino 2015
  3. 3 il bundestag berlino 2015
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  5. 5 east side gallery particolare berlino 2015
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In copertina:
La porta di brandeburgo berlino 2015-particolare

¹«Sii ospite, sii benvenuto, sii Berlino!», motto della campagna pubblicitaria ufficiale della città
IN COPERTINA
East Side Gallery (particolare), Berlino, 2015, foto di F.Pera
DIDASCALIE IMMAGINI
Sony Center (interno), Berlino, 2015, foto di F.Pera
La Porta di Brandeburgo, Berlino, 2015, foto di F.Pera
Il Bundestag, Berlino, 2015, foto di F.Pera
East Side Gallery (particolare), Berlino, 2015, foto di F.Pera
East Side Gallery (particolare), Berlino, 2015, foto di F.Pera
Berliner Dom e Fernsehturm, Berlino, 2015, foto di F.Pera