Busseto 1875

Cara Teresa,
Verdi sta benissimo, mangia, corre per il giardino, dorme e beve Chianti, Chianti, nient’altro che Chianti! Dunque evviva il Chianti e chi glielo ha procurato così buono
“.
Mi piace cominciare queste divagazioni musical-golose intorno a
lla tavola del grande genio del Lettera giuseppina strepponi verdimelodramma e consorte, proprio partendo dalle righe di questa lettera con cui la moglie Giuseppina Strepponi, già soprano di fama, poi sua musa ispiratrice, consigliera fidata e affidabile, affida i suoi entusiasmi per il Chianti a Teresa Stoltz, superba interprete di Aida alla Scala nel 1872. Dunque sulla tavola, nel calice, nel cuore del grande maestro aveva un posto d’onore!

Immaginiamo di entrare in silenzio ed in punta di piedi nella sala da pranzo di Villa Sant’Agata a Busseto.
Riconosciamo che la tavola apparecchiata è quella di un vero, raffinato gentiluomo di campagna. Sulla candida tovaglia di lino di fiandra scintillano i cristalli di Saint Louis e le posate della Orfevrerie Christofle con il monogramma delle due G (Giuseppe e Giuseppina), intrecciate con la V di Verdi. Quella che una volta era una modesta casa colonica, comprata nel 1845 con i primi soldi del successo di Nabucco ed Ernani era stata trasformata dal buon gusto di Giuseppina e da tanti lavori in una vera e propria residenza signorile, in cui i Verdi conducevano una vita all’altezza della loro fortuna e del meritato prestigio.
Di questo faceva parte anche lo stile del convito. Mentre il pranzo si svolgeva verso le 12 in modo semplice ed informale, la cena diventava il momento importante della giornata percui era d’obbligo un abbigliamento elegante ed un menu particolarmente curato specialmente, e capitava spesso, quando c’erano ospiti di riguardo. Quindi, oltre alla cura della mise en place, a cui Giuseppina teneva moltissimo e di cui era maestra, era necessario che, nelle retrovie della cucina, tra pentole e fornelli, ci fosse una brigata di professionisti ben addestrati.
Giuseppe verdi a tavola
La signora Verdi preferiva le donne che stimava meno pigre e più volenterose degli uomini. Il Maestro invece ambiva ad avere a servizio, del suo ormai raffinato palato, uno chef vero, un cuoco artista, un professionista dal cappello bianco: “Voglio un cuoco che sia un cuoco e non un brucia pentole!” (lettera a G.Ricordi . Genova 10 marzo 1875). Cosa di cui fu sempre in affannosa inutile ricerca.
Giuseppina, come il suo illustre consorte era molto attenta alla conduzione del menage familiare e Giuseppe verdi foto eugene disderi 1860esigente alla qualità delle materie prime come olio, vino, pasta.
L’olio preferito, anche rispetto a quello eccellente della Liguria (dove i coniugi Verdi trascorrevano i mesi freddi dell’inverno) era quello delle colline toscane: “due stagnate di olio sopraffino e due di olio più ordinarie per friggere” (Genova 25 novembre 1896).
Anche il vino come l’olio, in fiaschetti, che il maestro restituiva ben lavati :”favorisca mandarmi due casse di vino Chianti, uno marca rossa e uno marca gialla” (Genova 25 novembre 1896), veniva spedito da Napoleone Melani, albergatore di Montecatini.
Nella sua “Locanda Maggiore” i coniugi Verdi per vent’anni trascorsero le loro vacanze-cura termali. Il Maestro apprezzava tanto le acque dello stabilimento Tettuccio da definirle “questa è una fonte di gioventù “.
La pasta, quella vera di Napoli, soprattutto i maccheroni, gliela procurava l’amico Cesare De Sanctis: “Caro Cesare siamo da qualche tempo senza vera pasta napoletana, quella che ci danno è spesso falsificata… vogliate farci spedire la seguente: peso e qualità. Pastina minuta assortita kg 10, assortita lunga di mezzana grossezza kg 5, più grossa kg 20, totale kg 80” così scriveva Giuseppina nel maggio 1883.
Giuseppina strepponi
Anche quando la coppia, ormai celebre in tutto il mondo della lirica, partì per Sanpietroburgo, per la prima di La Forza del Destino al Teatro Imperiale nel novembre 1861, si era fatta precedere da una notevole spedizione di cibi nostrani per garantire al maestro “buonumore in mezzo a ghiaccio e pellicce“.
Così Giuseppina scriveva all’amico Mauro Corticelli:”potresti fare per noi le provviste dei seguenti generi: riso, maccheroni, formaggi e salumi. Quanto poi al vino, ecco il numero delle bottiglie e la qualità che Verdi desidererebbe:
Numero 100 bottiglie piccole di Bordeaux per pasteggiare
Numero 20 bottiglie di Bordeaux più fino
Numero 20 bottiglie di champagne

Purtroppo il Bordeaux non resse al gelo e arrivò completamente rovinato, così come lo Champagne. Sicuramente, comunque non saranno mancate le bollicine per festeggiare il trionfo di La Forza del Destino che, da Sanpietroburgo prese trionfante, la via di tutti i teatri del mondo. Ma anche gli eccellenti salumi locali della bassa padana, come culatello e la spalletta di San Secondo (dal nome del paese di cui è tipica specialità) rallegravano con i loro sapori tipicamente genuini la tavola di Sant’Agata.
Giuseppe verdi fotgrafato da giulio rossi 1874
La spalletta era uno dei cibi preferiti del maestro, di cui amava anche far dono agli amici insieme alle istruzioni per cucinarla a puntino: “1) metterla nell’acqua tiepida per circa 12 ore per onde levargli il sale 2) si mette dopo in acqua fredda e si fa bollire a fuoco lento, onde non scoppi per circa 3 ore e mezzo. Per sapere se la cottura è al punto giusto si fora la spalletta con un curedents e, se entra facilmente la spalletta è cotta 3) si lascia raffreddare nel proprio brodo e si serve. Guardate soprattutto alla cottura: se dura non è buona, se è troppo cotta diventa asciutta stopposa.” . Istruzioni per Teresa Stoltz 12 agosto 1890.
La tavola di Sant’Agata  era una tavola ospitale e nelle lettere che Giuseppe e Giuseppina Verdi scrivono, ci sono inviti affettuosi agli amici, in cui si legge cordialità, piacere di condividere un momento importante nelle relazioni com’è quello del convivio. Così Giuseppe Verdi scriveva ad Arrigo Boito, suo librettista di Otello e Falstaff: “Caro Boito,…a domenica dunque, a mangiare la zuppa da noi” (Genova 21 febbraio 1889). E Giuseppina con grande semplicità e affetto il 18 gennaio 1861 invita Mauro Corticelli: “spero che verrai a mangiare con noi un buon stufato con la polenta“.
Il cibo e la tavola apparecchiata occhieggiano spesso nelle opere del Maestro! Basti  pensare al primo atto de La Traviata che termina con il famoso “libiamo nei lieti calici” e al Salone delle Feste del Duca di Mantova con cui si apre il Rigoletto e alla zuppiera di riso fumante che in La Forza del Destino irrompe nella scena della locanda della Sierra Morena tra gli entusiasmi degli affamati avventori. Del resto il riso, consumato in tutte le stagioni, era uno dei piatti preferiti di Verdi, che era un vero maestro nel preparare un risotto con una sua ricetta specialissima. Ecco come Giuseppina, sotto la diretta dettatura del Maestro ne invia, nel settembre 1869, la ricetta all’amico Camille Du Locle, direttore dell’Opera Comique di Parigi.
Un ritratto di giuseppe verdi
Mettete in una casseruola 2 once di burro fresco, 2 once di midollo di bue o vitello con un poco di cipolla tagliata. Quando questa ha preso il rosso mettete nella casseruola 16 once di riso di Piemonte, fate passare a fuoco ardente (rossoler) mischiandolo spesso con un cucchiaio di legno finché abbia preso un bel color d’oro. Prendete del brodo bollente, fatto con buona carne e mettetene 2 o 3 mescoli (deux ou trois cuilleres à soupe) nel riso. Quando il fuoco l’avrà a poco a poco asciugato rimettete poco brodo e sempre fino a perfetta cottura del riso. Avvertite però, che a metà della cottura del riso (dopo un quarto d’ora) bisognerà mettervi mezzo bicchiere di vino bianco, naturale e dolce: mettete anche una dopo l’altra 3 buone manate di Parmigiano grattato. Quando il riso sia completamente cotto, prendete una presa di zafferano sciolta in un cucchiaio di brodo e gettatela nel risotto, mischiatelo e ritiratelo dal fuoco, versatelo nella zuppiera. Avendo dei tartufi, tagliateli ben fini e spargeteli sul risotto a guisa di formaggio. Altrimenti metteteci formaggio solo, coprite e servite subito“.

Con lo squisito sapore del risotto verdiano concludiamo la nostra divagazione tra musica, golosità e amore intorno alla tavola di Giuseppe e Giuseppina Verdi.

Didascalie immagini

  1. Lettera autografa tratta dal volume: La cucina di Giuseppe Verdi. Armonie di note, profumi e sapori sulla tavola del Maestro
  2. Giuseppe Verdi seduto a tavola al centro, tra i suoi ospiti (fonte)
  3. Giuseppe Verdi fotografato da Eugène Disdéri, 1860 circa
  4. Ritratto di Giuseppina Strepponi Verdi
  5. Giuseppe Verdi in una fotgrafia di Giulio Rossi nel 1874
  6. Ritratto di Giuseppe Verdi

In copertina:
Giuseppe Verdi seduto a tavola al centro, tra i suoi ospiti
[particolare]
(fonte)