Compie trent’anni il capolavoro di un cineasta visionario che nell’arco della sua carriera ci ha regalato molti viaggi fantastici sempre in sospeso tra sogno e incubo: Brazil di Terry Gilliam faceva il suo esordio sugli schermi francesi il 20 febbraio 1985 imponendosi subito all’attenzione per la sua straordinaria originalità.
“Da qualche parte nel ventesimo secolo” in una società burocratica e repressiva, Sam Lowry è un brillante impiegato nell’archivio del Ministero dell’Informazione, indifferente ad ogni ambizione e pronto a rifiutare la promozione che le amicizie altolocate di sua madre gli hanno procurato.
Nel profondo però Sam anela spazi di libertà e di notte sogna di essere un cavaliere alato che vola nel cielo, in soccorso di una bionda principessa prototipo del suo ideale femminile.Così quando incrocia per caso la strada di Jill Layton, donna volitiva sospetta terrorista identica all’oggetto del desiderio che insegue ricorrente nei suoi sogni, decide di accettare l’avanzamento alla sezione Recupero Informazioni con gran disappunto del suo inetto superiore Mr. Kurtzmann, per avere accesso ad ogni indizio utile a rintracciarla.
Questo sogno d’amore trasformerà il timido impiegato, da perfetto ingranaggio del sistema a imprevedibile scheggia impazzita in fuga da ogni restrizione.

Dichiaratamente ispirato alla visione plumbea del futuro firmata da George Orwell, tanto che in un primo tempo Terry Gilliam pensava d’intitolarlo 1984 e ½ integrando anche un chiaro riferimento all’opera di Fellini, il film intacca il mito dell’uomo libero in una libera società raccontando con estrema ironia, e una certa dose di lungimiranza, una prospettiva futura collocata però in uno spazio archetipico fuori dal tempo.
Con disparità sociali sempre più ampie, attentati terroristici che mirano a destabilizzare il potere ma soprattutto l’ossessione moderna per l’eterna giovinezza e il ricorso alla chirurgia estetica, oggi come non mai Brazil sembra parlarci della nostra contemporaneità.

Bizzarro oggetto di culto il film adotta una recitazione sopra le righe, caricaturale e quasi da cartoon, al servizio di una comicità che nonostante il contrasto evidente con i temi cupi della storia crea equilibrio perfetto tra dolce amarezza e caustica ironia.
Traendo influenze da molteplici fonti, che vanno dal Metropolis di Fritz Lang alla fantascienza di Philip K. Dick, dall’inclinazione alle atmosfere oniriche di Federico Fellini alla comicità tutta fisica di Charlie Chaplin, Terry Gilliam ci restituisce un’opera originale a cui molti in seguito hanno guardato come ispirazione per creare nuovi incubi cinematografici.

Autore della sceneggiatura originale firmata con il drammaturgo Tom Stoppard e l’attore Charles McKeown che nel film è il collega vicino di stanza di Sam, in realtà l’ex Monty Phyton ha lavorato ampiamente in solitaria alla stesura e nonostante gli apporti esterni non siano quantificabili, si può attribuire a lui la paternità quasi completa dell’opera che agli Oscar ottenne la candidatura per la sceneggiatura originale e per le notevoli scenografie.
L’ingegno di Gilliam e dello scenografo Norman Garwood hanno saputo portare sullo schermo l’imponenza di un mondo che schiaccia anche visivamente il protagonista, utilizzando fantasia, modellini e dipinti su vetro lontani dagli universi digitali di oggi e forse perciò ancor più ricchi di magica atmosfera.

Nel cast capitanato da Jonathan Pryce, protagonista nei panni di Sam Lowry, un gruppo di straordinari commedianti di razza: Ian Holm è il mellifluo ambiguo Mr. Kurtzmann, Michael Palin l’amico d’infanzia Jack Lint disposto a tutto per adulare il potere, Katherine Helmond dà vacua inconsistenza alla frivola madre di Sam, Jim Broadbent è un rinomato chirurgo plastico, Bob Hoskins un vendicativo tecnico manutentore e Robert De Niro per la prima volta in un piccolo ruolo secondario – erano i tempi in cui girava a Roma C’era una volta in America diretto da Sergio Leone – incarna nei panni dell’abusivo Harry Tuttle lo spirito stesso della libertà.

Titolo enigmatico Brazil viene dal ritornello della canzone Aquarela do Brasil di Ary Barroso che torna più volte multiforme, inserita anche nella musica originale di Michael Kamen, nel corso della storia.
Una sciocca canzonetta a rappresentare il desiderio di fuga verso paradisi esotici trova senso, nelle parole dello stesso Terry Gilliam, col primo momento d’ispirazione nella genesi del progetto: al tramonto sulle spiagge di Port Talbot in Galles, annerite dalla cenere delle acciaierie con in sottofondo improbabili musiche sudamericane.

Oggi l’ultimo film diretto da Terry Gilliam si potrebbe considerare quasi un aggiornamento dello stesso universo creato trent’anni fa, una sorta di Brazil due punto zero, ma a due anni dalla sua presentazione in concorso a Venezia The Zero Theorem (2013) resta inedito in Italia e il pubblico non ha ancora avuto modo di apprezzarlo.
Didascalie immagini
- Locandina italiana
- Jonathan Pryce è Sam Lowry, grigio impiegato di giorno cavaliere alato nei sogni
- La recitazione caricaturale di uno splendido gruppo di straordinari commedianti
- La copertina del dvd / Terry Gilliam [con la sciarpa e seduto al centro] sul set di Brazil
- L’ampio respiro delle imponenti ambientazioni
- Kim Greist è Jill Layton / Michael Palin è l’amico Jack Lint / Peter Vaughan è Mr. Helpmann / Myrtle Devenish è la dattilografa che trascrive serenamente gli interrogatori di ogni voltaggio / Jonathan Pryce è Sam Lowry /
Ian Holm è il viscido Mr. Kurtsmann / Barbara Hicks e Kathryn Pogson sono la signora Terrain e sua figlia Shirley / Derrick O’Connor e Bob Hoskins sono i manutentori folli Dowser e Spoor / Robert De Niro è l’illegale Harry Tuttle - Altri frammenti dal surreale mondo di Brazil
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(© 1985 Embassy International Pictures N.V.)
In copertina:
Sam Lowry come sogna di essere nei suoi viaggi onirici (© 1985 Embassy International Pictures N.V.)
SCHEDA FILM
- Titolo originale: Brazil
- Regia: Terry Gilliam
- Con: Jonathan Pryce, Robert De Niro, Katherine Helmond, Ian Holm, Bob Hoskins, Micahel Palin, Ian Richardson, Peter Vaughan, Kim Greist, Jim Broadbent, Barbara Hicks, Charles McKeown, Derrick O’Connor, Kathryn Pogson, Bryan Pringle, Sheila Reid, John Flanagan, Ray Cooper, Brian Miller, Simon Nash, Prudence Oliver, Simon Jones, Derek Deadman, Nigel Planer, Terrence Bayler, Gorden Kaye, Tony Portacio, Bill Wallis, Winston Dennis, Toby Clark, Diana Martin, Jack Purvis, Elizabeth Spender, Antony Brown, Myrtle Devenish, Holly Gilliam, John Pierce Jones, Ann Way, Don Henderson, Howard Lew Lewis, Oscar Quitak, Harold Innocent, John Grillo, Ralph Nossek, David Gant, James Coyle, Patrick Connor, Roger Ashton-Griffiths, Russell Keith Grant
- Sceneggiatura: Terry Gilliam, Tom Stoppard, Charles McKeown
- Fotografia: Roger Pratt
- Musica: Michael Kamen
- Montaggio: Julian Doyle
- Scenografia: Norman Garwood
- Costumi: James Acheson
- Produzione: Arnon Milchan con Patrick Cassavetti per Embassy International Pictures N.V.
- Genere: Distopico
- Origine: Gran Bretagna / USA, 1985
- Durata: 142’ minuti