Costantino d orazio-raffaello segreto-copertina del volumeRaffaello è bello, fascinoso, ben educato, estremamente persuasivo. In una parola: irresistibile”…sarà forse per questo che Costantino D’Orazio ha deciso di dedicare a lui il suo ultimo libro, appena arrivato sugli scaffali, Raffaello segreto (Sperling & Kupfer). Un libro semplice solo in apparenza, visto che i documenti cinquecenteschi che riguardano uno dei principi della pittura rinascimentale sono, rispetto alla sua fama planetaria (per l’epoca), incredibilmente pochi. Moltissimi invece i panegirici (date un’occhiata ad esempio a cosa scrisse di lui il Vasari: “Quanto largo e benigno si dimostri talora il cielo nell’accumulare in una persona sola l’infinite richezze de’ suoi tesori e tutte quelle grazie e’ più rari doni che in lungo spazio di tempo suol compartire fra molti individui, chiaramente poté vedersi nel non meno eccellente che grazioso Raffael Sanzio da Urbin”), i testi entusiasti che ne hanno esaltato le lodi, la bravura, la bellezza, quel suo saper stare al mondo con incredibile leggerezza, godendo della compagnia di papi, cardinali e banchieri, abbandonandosi con lo stesso trasporto ai piaceri quasi mistici dell’arte e a quelli, ben più terreni e carnali, dell’amore per le donne (pare che tutte persero la testa per lui).
Il libro di Costantino D’Orazio va per fortuna più a fondo e non si limita al mero pettegolezzo sugli amori di Raffaello, ma ne ripercorre la – breve – vita, la formazione artistica, i primi strepitosi successi e l’inarrestabile ascesa una volta giunto a Roma, “un enorme cantiere a cielo aperto che ha richiamato una folla di architetti, ingegneri, pittori, scultori e capomastri che si alternano sui ponteggi di edifici dalle dimensioni più varie. In città si parlano tutti i dialetti e le lingue d’Europa […] perché l’Urbe è tornata dopo secoli a essere un polo di attrazione eccezionale, grazie alla spinta impressa da Giulio II alle grandi opere che ne stanno trasformando il volto”. Davanti alle sue opere nell’appartamento provato del Vaticano, Giulio II deciderà addirittura di mandar via tutti gli altri artisti chiamati a lavorare per lui, e di fare di Raffaello l’unico protagonista delle Stanze…davvero irresistibile, se Agostino Chigi non bada a spese (ma d’altronde era all’epoca semplicemente l’uomo più ricco al mondo, del mondo noto e anche di quello sconosciuto) per avere i suoi affreschi nella villa di via della Lungara; impossibile non esserne stregati dalla sua ultima opera, la Trasfigurazione, che lascia tutti di stucco e sembra lasciar intravedere nuove soluzioni della sua arte. D’obbligo il condizionale, perché Raffaello morirà poco dopo lasciando orfani tutti i suoi contemporanei: uno tra tutti saprà esprimere lo sconforto generale. È Pietro Bembo, che scrive l’epitaffio della tomba del pittore, sepolto all’interno del Pantheon: “Qui giace Raffaello, dal quale la natura temette mentre era vivo di essere vinta; ma ora che è morto teme di morire”. Serve aggiungere altro?

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In copertina:
Costantino D’Orazio, Raffaello segreto (copertina del volume)

Costantino D’Orazio
Raffaello segreto
Sperling & Kupfer
Pagg. 224

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