Cari Amici.

Quando nel gennaio del 2008, partì questo progetto editoriale, ogni giorno incontravamo enormi difficoltà nel difendere la scelta di essere solo in rete con il risultato che, per molti, senza anche una pubblicazione cartacea, era come non esistessimo.
Dopo sette anni si resta sconvolti se una ragazzina sembra aver ucciso la madre con fredda premeditazione perché l’aveva privata degli strumenti per la comunicazione social cercando di stimolare un maggiore impegno allo studio.
Constatiamo una generazione di adolescenti il cui mondo affettivo, e relazionale, è ancorato al virtuale perché sembra essere solo questo a dare valore e senso alla loro esistenza.
Difendendo, da sempre, la libertà intellettuale della rete, appare però urgente una riflessione sulle relazioni comportamentali, in particolare dei giovanissimi, dipendenti dalla popolarità sul network in una sorta di videogioco che è invece la loro vita.

Cinzia Colzi

FIrenze, 1° novembre 2015