Giappone, regione del Kansai, prefettura del Wakayama settentrionale.
Sull’altopiano di Koyasan, il centro spirituale più importante del buddhismo Shingon fondato dal monaco Kobo Daishi Kukai nell’816 quest’anno celebra il milleduecentesimo anniversario della sua nascita.
Koyasan 1-gokurakubashi foto andrea mancaniello
Dai tempi più remoti la popolazione della penisola di Kii credeva che le foreste della zona fossero popolate di spiriti della natura, divinità shintoiste conosciute come Kami che con la diffusione del buddhismo nel VI secolo furono integrate nel nuovo credo diventando ‘gongen’ – manifestazioni del Buddha nel mondo fisico.
Naturale perciò che di ritorno dalla Cina dove aveva studiato buddhismo esoterico, e dopo aver fondato monasteri vicino all’allora capitale Kyoto procurandosi devozioni influenti, il monaco Kukai (Shikoku 774 – Koyasan 835) noto dopo la sua morte col titolo onorifico di Kobo Daishi, abbia scelto questa zona per trovare silenzio e isolamento dalle distrazioni del mondo.
Koyasan 2-miedo danjo garan foto andrea mancaniello
L’editto emanato dal 52° imperatore della dinastia Saga nell’816 consegnava a Kukai la zona di Koyasan per farne centro monastico e quartier generale per la diffusione del buddhismo Shingon.
Grazie al sostegno ininterrotto della casa imperiale, venuto mai meno anche coi Mikado successivi appartenenti ad altre dinastie, compresa quella dei Tokugawa che ha dominato il Giappone per più di duecento anni, la Shingon è diventata la scuola principale del buddhismo giapponese.
Koyasan 3-miedo danjo garan foto andrea mancaniello
Arrivando in treno col Nankai Koya Line alla stazione di Gokurakubashi [Ponte del Paradiso] una funivia su rotaie si arrampica letteralmente sul ripido fianco della montagna, percorrendo l’ultimo tratto necessario a raggiungere gli 867 metri d’altezza di Koyasan.
La devozione per il centro spirituale ha giustamente inibito la costruzione di strutture alberghiere e uno sfruttamento turistico dell’altopiano, ma è possibile trovare ospitalità nelle foresterie di ben cinquantadue monasteri diversi, che offrono ai visitatori servizi di pernottamento con colazione e cena incluse, nonché la possibilità di partecipare alle attività religiose quotidiane.
Koyasan 4 saigen-in sala della preghiera-foto andrea mancaniello
L’area del Danjo Garan è il nucleo principale di preghiera per l’esercizio della devozione sull’altopiano, il suo nome ‘Garan’ deriva dal sanscrito e significa luogo tranquillo e appartato.
Diversi edifici costituiscono il complesso monastico: la grande pagoda Konpon Daito1 il cui interno con le sue colonne dipinte è una sorta di mandala permanente in 3D, la grande sala d’oro Kondo2 dove si svolgono la maggior parte delle cerimonie, il Fudodo dichiarato ‘Tesoro Nazionale’ perché la struttura più antica rimasta a Koyasan datata 1197 e il Miedo3 o sala del ritratto che era la residenza di Kobo Daishi e che viene aperta al pubblico solo il 21 di marzo, giorno in cui il monaco ha abbandonato il suo corpo terreno4.
Koyasan 5-danjo garan konpon daito-foto andrea mancaniello
A questi quattro edifici principali sono affiancate tutta una serie di piccole dépendances di servizio e l’imponente Daimon, il cancello principale d’ingresso al Danjo Garan alto venticinque metri con ai lati le statue dei tipici guardiani divinità protettrici, la cui struttura attuale è stata riedificata nel 1705.
Al di là della spinta religiosa che porta ogni anno a Koyasan migliaia di pellegrini da tutto il Giappone, il luogo offre anche al viandante laico l’opportunità di ammirare antiche meraviglie artistiche del Sol Levante, soprattutto preziose sculture che testimoniano, insieme alla bravura degli anonimi intagliatori, culto e devozione di epoche lontane.
Koyasan 6-daimon-museo reihokan-foto andrea mancaniello
Il museo Reihokan istituito nel 1921 ad esempio, seppur piccolo nelle sue dimensioni, conserva opere d’arte inestimabili spesso dichiarate Tesoro Nazionale – kokuhō – dall’Agenzia per gli Affari Culturali del Ministero dell’Educazione, Cultura, Sport, Scienze e Tecnologia  giapponese, che proprio per motivi di spazio non sono mai esposte tutte insieme contemporaneamente.
Tra le splendide sculture lignee policrome i quattro Guardiani Celesti del tempio Kongobuji, risalenti al periodo Kamakura (1185-1333) e la divinità guardiana Shukongoshin, anch’essa risalente al periodo Kamakura e datata 1197; opere d’arte uniche, arricchite nella maggior parte dei casi da cristalli incastonati negli occhi a conferire inquietante luce viva a quegli sguardi.
Koyasan 7 sculture lignee-museo reihokan-foto andrea mancaniello
Dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel 2004 l’Okunoin, il cimitero millenario di Koyasan, è l’altro polo d’attrazione più importante sull’altopiano insieme al Danjo Garan; qui si trova il mausoleo del monaco fondatore – Kobo Daishi Gobyo – dove ogni giorno si praticano offerte rituali di cibo al venerato Kukai che proprio in questo luogo ha chiuso gli occhi entrando in eterna meditazione.
Dal ponte Ichinohashi che ne costituisce l’ingresso fino al mausoleo che ne delimita la fine, l’area dell’Okunoin si estende per due chilometri di lunghezza tra tombe, stupa e vialetti circondati da meravigliosi alberi secolari.
Koyasan 8 cimitero okunoin-foto andrea mancaniello
La foresta in cui è immersa la necropoli è costituita da alcune specie di conifere tipiche del Giappone, tra cedri, cipressi e pini rossi fanno bella mostra di sé i caratteristici ‘pini a ombrello’ che con le loro forme sono a volte vere e proprie opere d’arte di madre Natura.
Il clima umido è d’incentivo al rigoglio della vegetazione e anche alla base degli alberi si può ammirare un microscopico sottobosco, più nascosto e in miniatura, fatto di trifogli e piccole felci con un manto di muschio che come un tappeto ricopre tutto – dal terreno alle cortecce degli alberi, dalle lanterne alle pietre tombali – con una caparbietà straordinaria.
Koyasan 9 cimitero okunoin-foto andrea mancaniello
Molteplici i motivi d’interesse culturale che invitano al viaggio verso i siti sacri di Koyasan, innumerevoli i monasteri da visitare, compresi alcuni come il Kongobuji con un forte valore storico che travalica quello meramente dottrinale.
Sede del centro amministrativo del buddhismo Shingon, un tempo l’intera area dell’altopiano si chiamava Kongobuji, l’attuale edificio del tempio risale al 1869 e fonde insieme due monasteri separati e distinti, al suo interno si possono ammirare splendide porte scorrevoli – fusuma – finemente dipinte e il giardino di roccia più grande dell’intero Giappone.
Koyasan 10 cimitero kogobuji shingon-shu-foto andrea mancaniello
Dal Tokugawake Reidai, il mausoleo della dinastia più longeva al potere della storia nipponica eretto nel 1643, al Tahoto In Kongo Senmai-in, una pagoda a due piani edificata nel 1223, sarebbero ancora tanti e tanti i luoghi d’interesse degni d’essere menzionati ma sarebbe impossibile farlo senza evitare a questo testo di diventare fluviale.
Basti perciò quanto detto fin qui per celebrare bellezza e valore di Koyasan, luogo circondato dalla modernità che ha saputo però conservare inalterata attraverso i secoli l’atmosfera del suo spirito millenario.
Koyasan 11 okunoin-foto andrea mancaniello
Il viaggio in questo mistico luogo di pace e silenzio immerso in una natura bellissima e rigogliosa è certo una bella esperienza in ogni periodo dell’anno, ma forse è adesso con i fiammanti colori dell’autunno che Koyasan indossa il suo vestito migliore.

Didascalie immagini

  1. Celebrazione del 1200° anniversario di Koyasan sulla fiancata del treno della Nankai Koya Line / La funivia che percorre il ripido tratto finale dalla stazione di Gokurakubashi a quella di Koyasan (© 2015 Andrea Mancaniello)
  2. Koyasan, il Danjo Garan, l’edificio del Miedo residenza del venerato Kobo Daishi Kukai (© 2015 Andrea Mancaniello)
  3. Le lanterne appese lungo l’intero perimetro del Miedo / I colori dell’autunno in arrivo sulle foglie di un acero giapponese (© 2015 Andrea Mancaniello)
  4. La sala della preghiera del tempio Saigen-in, uno dei cinquantadue che offrono ospitalità sull’altopiano (© 2015 Andrea Mancaniello)
  5. Koyasan, Danjo Garan, la grande pagoda Konpon Daito con le colonne dipinte all’interno (© 2015 Andrea Mancaniello)
  6. L’imponenza del Daimon, il cancello d’ingresso al Danjo Garan / Il vialetto d’accesso al Museo Reihokan (© 2015 Andrea Mancaniello)
  7. Koyasan, Museo Reihokan, i quattro Guardiani Celesti del tempio Kongobuji / Dività guardiana Shukongoshin (Vajrapani in sanscrito), periodo Kamakura datata 1197, tempio Kongobuji, legno policromo, 149 cm, Museo Reihokan, Koyasan /
    Jizo-Bosatsu (Ksitigarbha), periodo Nambokucho XIV secolo, legno policromo, tempio Kongobuji, 95 cm, Museo Reihokan, Koyasan
    (© 2015 Andrea Mancaniello)
  8. L’Okunoin, il cimitero millenario di Koyasan (© 2015 Andrea Mancaniello)
  9. Il microcosmo vegetale alla radice degli alberi secolari e il manto di muschio onnipresente (© 2015 Andrea Mancaniello)
  10. Il giardino di pietra e i fusuma dipinti del tempio Kongobuji (© 2015 Andrea Mancaniello)
  11. Koyasan, Okunoin, un giovane pellegrino colto mentre estrae una moneta per l’offerta / Alcuni abitanti del cimitero sacro (© 2015 Andrea Mancaniello)

In copertina:
Un angolo del giardino di pietra nel tempio Kongobuji, il più grande di questo genere in tutto il Giappone
[particolare]
(© 2015 Andrea Mancaniello)

NOTE

1 L’edificazione del Konpon Daito è iniziata nell’816 e andata avanti settant’anni, l’attuale edificio è stato ricostruito nel 1937 dopo che un incendio l’aveva distrutto.

2 L’edificio attuale del Kondo risale al 1932, anch’esso era stato danneggiato dalle fiamme.

3 L’attuale edificio del Miedo è stato riedificato nel 1847.

4 La morte fisica del venerato Kobo Daishi, avvenuta il 21 marzo 835, viene citata con la dicitura “entrato in Eterna Meditazione” che richiama al valore immortale di uno spirito illuminato.