La storia del “marchio” Brueghel inizia nel 1551 quando, nei registri della Gilda di San Luca di Anversa, Pieter Brueghel il Vecchio è iscritto come libero pittore. Grazie a questa prima attestazione documentaria l’artista, ai nostri occhi, inizia ad esistere.
Egli fu l’iniziatore di quel particolare “stile Brueghel” che per quattro generazioni si perpetua come un vero e proprio brand di famiglia, riconoscibilissimo grazie alle peculiari soluzioni iconografiche sempre riproposte e reinterpretate. Fautori del “marchio Brueghel” non sono solamente i figli, nipoti, pronipoti di Pieter il Vecchio, ma anche i generi Jan van Kessel il Vecchio e David Teniers il Giovane, mentre molti altri celebri artisti di Anversa quali Joos de Momper o addirittura Peter Paul Rubens, hanno contatti e collaborazioni con la famiglia.

Di questo parla la mostra Brueghel. Capolavori dell’arte fiamminga aperta a Bologna nella sede di Palazzo Albergati. Ad aprire l’esposizione vi sono gli esordi di Pieter, e quel terreno che altri prima di lui spianarono ad ardite sperimentazioni, primo tra tutti Hieronymus Bosch qui rappresentato dai suoi Sette peccati capitali.

Egli è il grande ispiratore del capostipite dei Brueghel, tanto che già agli inizi del Seicento Karel van Mander nel suo Libro della pittura scrive di Pieter: “Aveva lavorato molto sulle orme di Hieronymus Bosch e dipinse anche numerosi quadri spettrali e scene umoristiche tanto da meritarsi l’appellativo di ‘Pieter den Droll’ [Pietro l’ironico]. Lo divertiva osservare come i contadini mangiano, bevono, ballano, saltano, fanno festa”.
La rivoluzione rappresentata dai dipinti del mondo contadino che Pieter Brueghel il Vecchio realizza a partire dal 1560 circa era avviata; l’uomo per la prima volta viene rappresentato non più come astratto tipo ideale, ma come una presenza viva e attuale.
Tale mirabile e riconoscibilissima attenzione al mondo degli uomini, al quotidiano di una terra brulicante di tipi e particolari, è possibile alla metà del Cinquecento grazie alle peculiarità del luogo che fa da sfondo alle vicende dei Brueghel: la città di Anversa.

Una città in fermento, Anversa, che già nella prima metà del XVI secolo è il nuovo centro economico del mondo occidentale, fulcro delle rotte commerciali e dei grandi viaggi. È la “città dei mercati”, come la definiscono alcune cartine europee, una metropoli che nel 1568 conta più di centomila abitanti.
Sono gli anni in cui nasce e si arricchisce la classe borghese in cerca di affermazione anche attraverso le commissioni d’arte. Artisti e artigiani sono all’opera per celebrare le gesta e le avventure di mercanti e viaggiatori che ne appendono i dipinti ad ornare le loro dimore.
Se il lavoro dei grandi maestri italiani porta all’esaltazione dell’uomo e della sua nobiltà, derivazione diretta della grande tradizione classica che il nostro paese si porta sulla spalle, nei Paesi Bassi, anche per via degli effetti della riforma protestante, l’attenzione si sposta sempre più sul primato della natura.

Nemmeno un fiammingo quale Pieter il Vecchio potè esimersi da una spedizione in Italia dove è documentato dal 1552 al 1556, rimanendo impressionato dalla potenza delle cime e degli scenari italiani. Tornato in patria diviene un prolifico pittore, proprio nel momento in cui il rigido clima religioso risente dell’arrivo del duca d’Alba inviato dal re di Spagna a sedare l’espansione della dottrina luterana.
In questo contesto Pieter si mantiene un colto individualista, in grado di rappresentare la normalità della vita umana senza filtri, vera rivoluzione della sua arte, ripresa e reinterpretata con diversi esiti qualitativi dai figli Pieter Brueghel il Giovane, al quale si deve la diffusione dei celebri paesaggi invernali, e Jan Brueghel Il Vecchio il quale acquisisce la particolare attenzione paterna nei confronti della natura.

Sarà questo, infatti, a meritarsi l’appellativo di Brueghel dei Velluti per l’altissima qualità tecnica tradotta in una perfezione quasi tattile della pittura, ben visibile nei suoi straordinari mazzi di fiori destinati ad una clientela internazionale e di corte. La fortuna della moda dei fiori è, del resto, sostenuta dall’entusiasmo popolare per le nuove specie in arrivo dall’America e dall’Oriente, e dalla facilità ad essere adattata, grazie ai precisi significati simbolici attribuiti alle diverse essenze, alle esigenze controriformistiche della Chiesa cattolica.
In questo particolare genere di natura morta, Jan Brueghel Il Vecchio rappresenta solo bouquet fioriti ritratti dal vivo, il chè lo obbligava a dipingere nei giardini nel momento di fioritura oppure a viaggiare per cogliere le squisite caratteristiche delle tante specie botaniche ritratte. Poteva accadere pertanto che per completare un dipinto floreale, venduto in cambio di cachet di tutto riguardo, occorressero diversi mesi.

Ecco spiegato come mai quando il figlio di Brueghel dei Velluti, Jan Brueghel il Giovane, si prende carico della bottega del padre appena deceduto, vi trova oltre seicento opere tra dipinti e disegni lasciati incompiuti. Egli sarà aiutato nell’impresa da una équipe di eminenti colleghi e collaboratori, primo tra tutti il grande Rubens.
Jan il Giovane diventerà poi celebre per le sue allegorie infarcite di rimandi esotici e meravigliosi, divulgati di pari passo con la diffusione tra i collezionisti dell’uso della Wunderkammer.

La dinastia si esaurisce con Abrahm che, dopo il consueto viaggio in Italia, decide di rimanervi stabilendosi a Napoli. Il suo stile più materico e viscerale gli varrà il soprannome di “il fracassoso”, chiudendo l’epopea di una famiglia che si trovava ora alle porta del rivolgimento di linguaggio che si sarebbe sviluppato nel XVIII secolo.
Didascalie immagini
- Pieter Brueghel il Vecchio e bottega, La Resurrezione, 1563 ca.,
Olio su tavola, 107x 73,8 cm, Collezione privata
(Belgio©) - Hieronymus Bosch, I sette peccato capitali, 1500 – 1515,
Olio su tavola, 86,5×56 cm, Geneva Fine Arts Foundation
(Ginevra©) - Pieter Brueghel il Giovane, Danza nuziale allʼaperto, 1610 ca.,
Olio su tavola, 74,2×94 cm, Collezione privata
(U.S.A.©) - Pieter Brueghel il Giovane, La trappola per gli uccelli, 1601,
Olio su tavola, 37,5×56,6 cm, Collezione privata
(Lussemburgo©) - Jan Brueghel il Vecchio, Paesaggio fluviale con bagnanti, 1595 – 1600,
Olio su rame, 17×22 cm, Collezione privata
(Svizzera©) - Jan Brueghel il Giovane, Incontro tra viandanti, 1630 ca.,
Inchiostro bruno acquerellato su carta, 17×16,7 cm, Collezione privata
(Bruxelles©) - Jan Brueghel il Giovane, Allegoria dell’udito, 1645 – 1650 ca.,
Olio su tela, 57×82,5 cm, Diana Kreuger
(Ginevra©)
In copertina:
Un particolare da Jan Brueghel il Giovane, Allegoria dell’udito, 1645 – 1650 ca.,
Olio su tela, 57×82,5 cm, Diana Kreuger
(Ginevra©)
Catalogo edito da Skira
Dove e quando
Evento: Brueghel. Capolavori dell’arte fiamminga
- Fino al: – 28 February, 2016
- Sito web