Radici tanto profonde da percorrere le sabbie del tempo per poi sbocciare in creature, tratteggiate in chiaroscuro, che in preda a tensioni interne sviluppano forme contratte, in grado di levare grida al cielo e scuotere la terra. Dalla tempra ritmica e adrenalinica, Hofesh Shechter pare imbrigliare nelle sue creazioni quel demone d’antica origine, reso con movimenti cupi e misteriosi ma pieni di vita. Alcune suggestioni da noi registrate seguendo il progetto dedicato a questo coreografo israeliano naturalizzato britannico, svoltosi in esclusiva nazionale a Reggio Emilia dal 3 al 8 novembre per Aperto Festival e nato dalla collaborazione tra Collezione Maramotti-Max Mara e Fondazione I Teatri.

Ormai sulla vetta internazionale, Hofesh Shechter, formatosi alla Jerusalem Academy of Music and Dance per poi trasferirsi a Tel Aviv in seno alla Batsheva Dance Company e studiare percussioni e batteria, lascia l’Israele per approdare in Europa facendo tappa prima a Parigi e dopo in Inghilterra, dal 2002 scelta come sua base.
A Londra si pone subito sotto i riflettori, grazie al suo stile tellurico e alle musiche da lui stesso composte per i suoi spettacoli, ottenendo il supporto per avviare nuove creazioni da The Place, Southbank Centre e Sadler’s Wells. Spinto da continue richieste, nel 2008 fonda la Hofesh Shechter Company, oggi in residenza al Brighton Dome, con la quale sviluppa titoli di ampio respiro, spesso con musica eseguita dal vivo.
Firma ambita dalle compagnie più prestigiose, Hofesh Shechter, attualmente artista associato al Sadler’s Wells, nel 2015 fonda il suo secondo ensemble, Shechter Junior. Composto da giovani tra i 18 e i 25 anni impegnati a mostrare i suoi lavori degli esordi, la giovane compagnia è stata espressamente scelta dal coreografo quale protagonista del progetto speciale di Reggio Emilia.

Lega così sempre più il suo nome alla danza la Collezione Maramotti, gioiello dei proprietari della maison di moda Max Mara, che con l’invito per la creazione di un site specific rivolto a Shechter conferma per la quarta volta il proprio interesse a far dialogare le sue opere e i suoi spazi coi grandi nomi del panorama coreografico. Una relazione tra arti visive e arti del movimento partita nel 2009 con Trisha Brown e ripetutasi a cadenza biennale con Shen Wei (2011) e Wayne McGregor (2013).
Con alle spalle l’adattamento di alcuni estratti da Political Mother per la Saatchi Gallery di Londra nel 2010, Shechter in CODA ha plasmato un site specific brulicante di tensione in cui l’accento è sposto su densità organica e spazio.

Forme ataviche, in cui trovano posto persino il mediterraneo triscele e l’esplosiva batucada samba alla Sérgio Mendes, si inanellano per varie sale della collezione in movimenti contorti e contenuti, pulsanti tra spirali e cerchi concentrici, mentre suadenti voci inducono a sentire il corpo e tenerlo in azione. Deflagrazioni improvvise liberano per alcuni istanti l’energia accumulata dal continuo contatto con la terra prima che venga di nuovo imbrigliata per dar vita a posizioni meditative e estatiche, specchio dell’agonia di un corpo in tensione tra terra e cielo. Infine, un ambiente immersivo accoglie gli spettatori che, tra luci calde e densi fumi, sono invitati a concludere questo rito tribale.

Al Teatro Cavallerizza, invece, la Shechter Junior per deGeneration è stata impegnata in tre differenti titoli, tutti sulle sonorità ruggenti ideate dallo stesso Shechter e su sapienti disegni luci, dove i forti tagli laterali convivono con la penombra. In scena alcuni lavori degli esordi quali Cult (2004), sestetto giocato sulle lotte sociali nel tentativo di dare una ragione ad ogni azione umana, il duetto Fragments (2003), sviluppato sulla relazione uomo-donna, e infine Disappearing Act. Ispirato al precedente Under Rock del 2012, questo lavoro porta in scena sette danzatori che con tratti spiccatamente mediorientali dipingono quella fosca inquietudine innescata dal caldo richiamo del vento del deserto.
Il seducente verbo di Shechter procede in maniera languida e sinuosa iniettando, tra beat e bounce, una calda linfa che penetra sino al midollo dello spettatore, totalmente assorbito in mondo misterico in eterna tensione.
Didascalie immagini
- Shechter Junior in CODA (site specific H. Shechter) (© Dario Lasagni/Collezione Maramotti, Reggio Emilia)
- Shechter Junior in CODA (site specific H. Shechter) (© Dario Lasagni/Collezione Maramotti, Reggio Emilia)
- Shechter Junior in CODA (site specific H. Shechter) (© Dario Lasagni/Collezione Maramotti, Reggio Emilia)
- Shechter Junior in deGeneration (cor. H. Shechter) (© Victor Frankowski)
In copertina:
Shechter Junior in deGeneration (cor. H. Shechter)
[particolare]
(© Victor Frankowski)
Progetto Hofesh Shechter
una collaborazione tra
Collezione Maramotti-Max Mara e
I Teatri di Reggio Emilia-Festival Aperto
CODA
performance site specific
coreografia e musica Hofesh Shechter
in collaborazione con Sita Ostheimer
3,4 e 5 novembre 2015, Collezione Maramotti
deGeneration
Cult (2004)
coreografia e musica Hofesh Shechter
luci Chahine Yavroyan
consulenza musicale Matthew Davidson
costumista Helen Johnson
Fragments (2003)
coreografia, musica, luci e costumi Hofesh Shechter
musica aggiuntiva Johann Sebastian Bach, Eric Idle
costumista Helen Johnnson
Disappearing Act (2015)
coreografia e musica Hofesh Shechter
luci Lawrie McLennan con Hofesh Shechter
costumista Roxanne Armstrong
7 e 8 novembre 2015, Teatro Cavallerizza
Shechter Junior
Festival Aperto 2015, Reggio Emilia