A Treviso, dopo quasi dodici anni, ha riaperto il Museo civico Luigi Bailo. Interventi architettonici e museografici lo hanno completamente cambiato per offrire alla fruizione una luminosa e suggestiva galleria del Novecento.

Un gioiello architettonico connotante il contesto urbano, nel quartiere storico di Borgo Cavour, che custodisce anche la maggiore raccolta di opere di Arturo Martini (Treviso 1889 – Milano 1947) così da valorizzare l’artista al grande pubblico con ben 134 opere. Martini, fra i grandi scultori italiani del Novecento, è il “maggior creatore di immagini plastiche del Secolo scorso”

Terracotte, gessi, sculture in pietra, bronzi, opere grafiche e ceramiche, tra cui il gesso originale della “Fanciulla piena d’amore”, le “Allegorie del Mare e della Terra” in cemento, il famosissimo bronzo della “Pisana” e la “Venere dei porti” in terracotta.

Il percorso museale, studiato da Maria E. Gerhardinger, Emilio Lippi, Eugenio Manzato, Marta Mazza e Nico Stringa, prevede oltre trecento opere delle ricche collezioni civiche. Trasparenza, apertura verso l’esterno in una simbiosi tra museo e città dove dialogano i vuoti delle arcate dei chiostri e i pieni della scultura martiniana, valorizzando le antiche strutture con l’introduzione di nuovi elementi e ridisegnando l’edificio delle ricostruzioni anni Cinquanta.

In questo modo il museo propone un flusso narrativo, reso ancora più eloquente dai pannelli continui di colore grigio che evidenziano le opere e dai supporti lineari e modulari che formano un disegno unitario e semplificano il rapporto diretto del visitatore con l’opera che, nella maggior parte dei casi, è senza ostacoli o barriere.

Procedendo in senso cronologico, fra il primo piano e il pianterreno, l’opportunità d’inediti confronti e relazioni: dai prodromi dell’esperienza martiniana rintracciabili nel Verismo di alcuni artisti veneti della seconda metà dell’Ottocento, ai compagni di viaggio nella sperimentazione e nell’interpretazione delle avanguardie come Gino Rossi (di cui il Museo espone anche la “Fanciulla del fiore” concessa in deposito a lungo termine da Antonio Lovisatti), fino agli eredi ed epigoni di Martini nella difficile stagione fra le due grandi Guerre, da Carlo Conte a Giovanni Barbisan.

Il chiostro sud retrostante, dominato dal gruppo scultoreo di Arturo Martini “Adamo ed Eva Ottolenghi” del 1931, viene invece “restituito” alla città grazie all’apertura di due arcate dell’originario portico e ad una grande finestra collocata sulla facciata del Museo (coincidente con l’originario ingresso al complesso monastico) che consente di vedere dall’esterno la bellissima scultura.

Una scelta ponderata perché “Adamo ed Eva” è un’opera monumentale realizzata in pietra di Finale e concepita per l’aria aperta, ma è soprattutto significativamente simbolica essendo stata acquistata dal Comune di Treviso con pubblica sottoscrizione nel 1992. Inoltre, l’iconografia innovativa dove i due progenitori, mano nella mano, lasciano il giardino dell’Eden per incamminarsi verso il futuro “sorpresi nell’attimo irripetibile in cui l’uomo diventa uomo”, è come un gesto di speranza: “non c’è peccato né cacciata, ma solo un pausa estatica prima dell’Inizio”.

Di Arturo Martini, e della collezione trevigiana, parleremo in uno specifico articolo nei prossimi mesi. Va sottolineato come il percorso museale si concentri sulla figura dello scultore pur lasciando spazio ai sodali dell’artista: un piccolo drappello che fin dalle prime edizioni partecipa alle mostre veneziane – Giovanni Apollonio, Nino Springolo, Arturo Malossi, Gino Pinelli – e che egli riunisce insieme a rappresentanti delle avanguardie nella mostra del 1915 a Palazzo Provera, dove spicca la presenza di Alberto Martini e Luigi Selvatico, veterani delle Biennali, e dove l’amico Gino Rossi espone per la prima volta in città.

Concludo con un’informazione pratica. Treviso è collegata alla stazione di Venezia Mestre con treni regionali (puliti e puntuali) con percorrenze che variano dai 18 ai 23 minuti. Per esempio, nella fascia 10.30-13.30 ce ne sono ben sette… magari per farci un pensierino…
Didascalie immagini
- Chiostro Museo Bailo (© Foto Marco Zanta)
- Arturo Martini, Venere dei porti (particolare) (© Foto Luigi Baldin)
- Arturo Martini, Ritratto Gino Rossi.JPGArturo Martini, Ritratto Gino Rossi (© Foto Cinzia Colzi, courtesy Museo Bailo)
- Fabiano Bepi, Donne in maschera (© Foto Cinzia Colzi, courtesy Museo Bailo)
- Luigi Serena, Ritratto (© Foto Cinzia Colzi, courtesy Museo Bailo)
- Giovanni Apollonio, Dopopranzo a Moncia (© Foto Cinzia Colzi, courtesy Museo Bailo)
- Arturo Martini, Adamo ed Eva (© Foto Luigi Baldin)
- Interno Museo Bailo (© Foto Luigi Baldin)
- Luigi Serena, Vittime (© Foto Cinzia Colzi, courtesy Museo Bailo)
In copertina:
Arturo Martini, Venere dei porti (particolare) (Un particolare © Foto Luigi Baldin)
ALCUNI NUMERI DEL MUSEO
- 1879 anno istituzione Museo
- 2003 anno di chiusura del Museo
- Progetto restauro: 2010 – 2013
- Inizio lavori: 5 novembre 2013
- Fine lavori: 13 giugno 2015
- 585 giorni di lavori
- 4.600.000 euro di importo complessivo per lavori di consolidamento, ristrutturazione e allestimento
- Inizio allestimento: 24 marzo 2015
- Fine allestimento: 4 settembre 2015
- 164 giorni di allestimento e movimentazione opere
- 612.000 euro l’importo degli allestimenti
- Inaugurazione museo: 29 ottobre 2015
- 1680 mq di superficie complessiva
- 1130 mq di superficie espositiva
- 320 mq di spazi per l’accoglienza
- 860 mq di canali distribuzione area
- 21.000 kg di carpenteria per consolidamenti
- 1 700 mq di intonaci per interni
- 4700 mq di rasatura in grassello di calce
- 14440 ml di cavi elettrici
- 5680 ml di cavi dati
- 6650 ml di cavi antincendio
- 610 mc di scavi
- 522 punti luce
- 134 opere di Arturo Martini
- 125 oli e acquerelli esposti
- 113 sculture, plastiche e ceramiche esposte
- 105 grafiche e disegni nel percorso
Apertura Museo: da martedì a domenica
ore 10.00 – 18.00