L’arrivo a San Pedro de Atacama riempie sempre di grande entusiasmo, aprendo un sipario su nuovi scenari.
Situato nel nord del Cile a circa 170 km ad ovest del confine argentino, si trova ad una quota di 2.400 metri ed è il principale punto di accesso per il deserto di Atacama.
Il deserto di Atacama è considerato il più asciutto del mondo ed è virtualmente sterile perchè è protetto dall’umidità da entrambi i lati: dalla cordigliera delle Ande e dalle montagne litoranee.
Prima del 1971, in 400 anni non vi era mai caduta la pioggia.
Il deserto di Atacama è vecchio 150 milioni di anni ed è definito unico sul pianeta in quanto risulta essere del tutto privo di oasi.
E’ il più grande serbatoio naturale del mondo di nitrato di sodio.

All’indomani dall’ arrivo a San Pedro, nuovi volti della Ande si offrono in tutta la loro magnificenza.
La prima tappa è il Salar di Atacama, distesa di sale di rara bellezza che si estende per circa 300.000 ettari con una larghezza di 100km.
Un tempo, risalente a milioni di anni fa, l’intera area si trovava sotto l’oceano, poi sollevata in superficie con il movimento delle placche tettoniche fino ad un’altezza di oltre 3.000 metri.
Il sale presente nella depressione proviene dalla dissoluzione dei sali minerali presenti nel suolo vulcanico apportati dall’acqua delle precipitazioni sulla catena delle Ande.

In un primo tempo la pioggia filtra nel suolo dove si deposita accumulando i sali minerali in seguito le acque sotterranee affiorano nella depressione del Salar di Atacama per poi evaporare dando origine ad un accumulo dei sali minerali che formano una crosta solida.
All’interno del Salar la laguna Chaxa crea un habitat naturale per i fenicotteri rosa i quali si nutrono dei microscopici molluschi che contengono carotene acquisendo così il loro tradizionale colore rosa.

Un susseguirsi a perdita d’occhio di vulcani ancora attivi fa da cornice a questo scenario che osservato attraverso l’obbiettivo della macchina fotografica, sembra essere un quadro di Van Gogh.
Un perfetto ecosistema, una porzione di biosfera, in cui organismi animali e vegetali interagiscono tra loro e con l’ ambiente che li circonda in modo quasi magico.
Viene da pensare che la fortuna di questo incredibile ecosistema è di trovarsi ad un’altitudine non consona al genere umano ,che per ovvie ragioni ne ha ritardato l’ intervento distruttivo mantenendo intatti equilibri che sussistono da milioni di anni.

Alle 4:00 del mattino del giorno seguente un minibus fende la notte guidato solo dalla luce di milioni di stelle che ancora occhieggiano nel cielo, alla volta dei geyser del Tatio.
Da San Pedro di Atacama ci vuole quasi un’ora per arrivare al campo geotermico.
In lontananza si intravedono gia’ i vapori che disegnano particolari geroglifici nel cielo ancora avvolto dall’ oscurita’, siamo ad un’altitudine di circa 4.300 metri.

Quando il piccolo bus giunge a destinazione, il sole si sta arrampicando su per le altissime montagne che svettano imbiancate dalla neve, nella volta celeste, ormai è l’alba e il Tatio fa la sua comparsa in tutta la sua magnificenza: è il campo geotermico più grande dell’emisfero australe, il terzo al mondo e il più alto del pianeta Terra.

Qui esistono 64 geyser: alcuni si caricano ogni 3/5 minuti, altri hanno bisogno di più tempo, i vapori che esalano rendono la zona come un’immagine dantesca, le ombre delle persone sono appena accennate, sembrano immagini di un altro mondo.
Secondo i Quechua El Tatio era il marito di Pacha Mama la nostra Madre Terra e i geyser erano le ferite di Pacha Mama attraverso le quali lei piangeva e si lamentava, gli indigeni dunque andavano sul posto a parlare con lei e a pregare El Tatio il cui profilo è visibile su una delle montagne circostanti, implorando così la sua benevolenza.

Davanti a tutto questo la commozione non puo’ mancare, qui più che mai, attraverso queste ferite aperte la Terra ci dona se stessa, il suo cuore, la sua anima più profonda e da milioni di anni ci fa udire la sua voce, una voce che attesta la sua potenza inesauribile e attraversando secoli non perde di armonia rievocando le sue eterne e inarrestabili evoluzioni.

La spedizione continua attraverso le terre vergini e sconfinate del Sud Boliviano una regione semiarida che si estende a perdita d’occhio ad una latitudine compresa tra i 3.800 e i 4.500 metri sul livello del mare ,costellate da decine di lagune sulle cui acque terse si specchiano profili di severi vulcani.
In questo ambiente semiarido a tratti desertico s’ incontra la sorprendente Laguna Verde situata ai piedi del maestoso vulcano Licancabur, una gemma color smeraldo incastonata nel paesaggio desertico.

Proseguendo ancora verso la Riserva Naturale Eduardo Avaroa, come d’incanto dallo sconfinato altopiano appare l’incredibile Laguna Colorada uno specchio d’acqua color rosso acceso sulle cui rive vivono migliaia di fenicotteri rosa.
E ancora attraverso la zona vulcanica di Sol de Manana spuntano geyser attivi e pozze di fango grigio ribollenti.
Formidabile è “L’Arbol de Piedra” una bizzarra scultura naturale formata dal vento che ricorda un maestoso albero.

In questo ambiente in cui si alternano rocce a zone sabbiose, geyser a sconfinate steppe, il mondo dei pastori Aymara segue i suoi ritmi millenari.
Straordinari esemplari di fauna autoctona come lama, vigogne e struzzi vivono indisturbati in questo luogo paradisiaco ignari della loro incredibile fortuna.
L’ultima straordinaria tappa di questo meraviglioso viaggio volto alla scoperta dei mille volti delle Ande è il Salar de Uyuni, il più grande lago salato del mondo con estensione superiore ai 12.000 km quadrati, simile ad un’immensa distesa di ghiaccio.

La grande traversata da Est ad Ovest percorsa in jeep consente di apprezzare la maestosità di uno degli ambienti più incredibili che si possa immaginare.
Nel cuore del Salar si raggiunge l’isola rocciosa chiamata Lomo Pescado, il cui nome è dovuto alla sua forma particolare che richiama quella di un pesce.
Proseguendo poi verso l ’Isola Incahuasi, ci si addentra nelle zone ancora più remote e suggestive del Salar.
L’ambiente surreale, la tersa luce degli altopiani andini, il riverbero del sole sui cristalli di sale e il silenzio assoluto fanno di questo scorcio di mondo un posto unico.

E’ stimato che il Salar de Uyuni contenga 10 miliardi di tonnellate di sale e che rappresenti un terzo delle riserve di litio del pianeta, contiene importanti quantità di potassio, boro e magnesio.
Circa 40 mila anni fa faceva parte del lago Mincin un gigantesco lago preistorico, quando si prosciugò si formarono i due deserti salati Salar de Coipasa e il gigantesco Salar de Uyuni.
Proprio in questo luogo fuori dal tempo, il viaggio giunge a termine, come se il bianco accecante del sale sottostante, segnasse un confine invalicabile tra l’uomo e la Natura.

Come se entrasse in gioco una coscienza extrasensoriale che ti porta oltre il visibile umano, verso esperienze oniriche simili a sogni.
Seduti sulla crosta bianca del sale, ci si sente sollevare in uno spazio a noi sconosciuto.
Se si chiudono gli occhi e si richiamano alla mente tutte le immagini, le emozioni e le sensazioni interiorizzate durante questa meravigliosa esperienza, si avverte che questo viaggio non risulta essere solo fisico ma sicuramente anche introspettivo, un vero e proprio risveglio di coscienza indispensabile per ricominciare a vivere in modo più onesto e rispettoso verso la natura e verso questo pianeta che ci ospita.

Un’esperienza indispensabile e necessaria per ciascuno di noi che reclamiamo sempre tanti diritti dimenticandoci dei nostri doveri verso un pianeta che in qualsiasi momento se “maltrattato” come lo è adesso può decidere di implodere su se stesso, spazzando via ogni nostra traccia.
Ciò che il pianeta Terra è riuscito a preservare con cura e dedizione in milioni di anni evolvendo sempre in positivo, l’uomo in molte regioni lo ha distrutto in poco tempo, cementificando immense aree di verde, togliendo ossigeno, inquinando acque cristalline, uccidendo animali e forme di vita che erano sopravvissute a migliaia di evoluzioni.

Non si è ancora reso conto che tutta questa distruzione la sta facendo in primo luogo contro se stesso mettendo a rischio non solo il pianeta ma anche tutta la razza umana.
La piu’ grande ed inconscia presunzione dell’ uomo è quella di sentirsi in qualche modo “ eterno” , o quantomeno di agire come se lo fosse. Altrimenti non si spiegherebbe questa folle corsa al “ controllo totale” su tutto e tutti, questa smania di costruire , di accumulare a discapito dei suoi simili e dell’ ambiente circostante.

Osservare e vivere anche se per poco tempo in questi luoghi incredibilmente belli ed ancora incontaminati forse può servire appunto al risveglio di coscienze assopite da un progresso in certi casi assassino.
Didascalie immagini
- Ande: Salar de Atacama, Cile (© 2015 Michela Goretti)
- Ande: Salar de Atacama, Cile (© 2015 Michela Goretti)
- Ande: Valle della Luna, Deserto de Atacama, Cile (© 2015 Michela Goretti)
- Ande: Salar de Atacama, Laguna Chaxa, Fenicotteri rosa (© 2015 Michela Goretti)
- Ande: Cile, Geyser del Tatio (© 2015 Michela Goretti)
- Ande: Cile, Geyser del Tatio (© 2015 Michela Goretti)
- Ande: Cile, Geyser del Tatio (© 2015 Michela Goretti)
- Ande: Cile, Geyser del Tatio (© 2015 Michela Goretti)
- Ande: Laguna Rossa, Bolivia (© 2015 Michela Goretti)
- Ande: Laguna verde, Bolivia (© 2015 Michela Goretti)
- Ande: Arbor de Piedra (© 2015 Michela Goretti)
- Ande: Lagune, Bolivia (© 2015 Michela Goretti)
- Ande: Lagune, Bolivia (© 2015 Michela Goretti)
- Ande: Lagune, Bolivia (© 2015 Michela Goretti)
- Ande: Isola del Pescado, Salar de Uyuni, Bolivia (© 2015 Michela Goretti)
- Ande: Salar de Uyuni, Bolivia (© 2015 Michela Goretti)
In copertina:
Ande: Laguna Rossa, Bolivia
[particolare]
(© 2015 Michela Goretti)