Ho sempre amato le persone che ho ritratto, donne o uomini che fossero!
Naturalmente occorrerebbe mettersi d’accordo sul termine amare.
(Tamara de Lempicka)
Incastonato nella splendida cornice di Palazzo Forti, AMO il Museo della Fondazione Arena di Verona ha inaugurato lo scorso 20 settembre una grande esposizione monografica interamente dedicata al genio di Tamara de Lempicka, una delle artiste novecentesche più note e apprezzate, insigne esponente dell’Art Déco.

La mostra si snoda tra le sale del Piano Nobile di Palazzo Forti e narra la straordinaria avventura creativa dell’artista polacca grazie alla presenza di oltre 200 opere, tra le quali spiccano i capolavori più conosciuti nonché gli eccezionali prestiti provenienti dal Museo Ferragamo di Firenze, dalla Fondazione Biagiotti Cigna e dal Museo della Moda e del Costume di Villa Mazzocchelli. Il percorso espositivo dimostra un chiaro obiettivo: analizzare i rapporti tra la sua arte e i linguaggi della fotografia e della moda, ma anche e soprattutto raccontare la grande capacità di Tamara nel raffigurare la vita moderna per mezzo di dipinti che sono diventati delle vere e proprie icone, le quali intendono mettere l’accento su questa donna-artista in grado di imporsi e di imporre una figura femminile del tutto nuova, la silhouette di una donna emancipata, disinibita e libera, una donna assolutamente sovversiva per il suo tempo. Rivoluzionaria è anche l’idea di studiare la produzione dell’artista attraverso la musica, che accompagna e allieta il visitatore echeggiando nelle sale della mostra: ogni spazio espositivo è avvolto dalle note dei brani che Tamara amava e da quelle composizioni d’avanguardia che, negli anni Venti, correvano indisturbate tra le strade di Parigi, città che fu il palcoscenico del suo grande successo. Il rapporto della Lempicka con la musica è rimasto finora sullo sfondo di una vita e di un’arte in cui le molteplici connessioni con la cultura del suo tempo si intrecciano con lo studio costante dell’arte del passato. Questo modus operandi è alla base del suo stile artistico, unico, inimitabile, immediatamente riconoscibile, una commistione di “antico” e “moderno”, un mélange di cultura alta e cultura popolare. Un’esperienza ricca e multiculturale quella che accompagna il pubblico in questo singolare approfondimento del tema trattato, costituendo un reale punto di partenza anche per la futura realizzazione di mostre che vedranno nella seduzione musicale un nuovo e perfetto strumento di indagine dei colori e delle forme artistiche più disparate.
Organizzata col patrocinio del Comune di Verona e in collaborazione con la Soprintendenza belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, la mostra Tamara de Lempicka è curata da Gioia Mori, promossa dalla Fondazione Arena di Verona e prodotta da Arthemisia Group e 24 ORE Cultura – Gruppo 24 Ore.

È la Ragazza in verde a inaugurare il percorso del visitatore accogliendolo con questo magistrale prestito dal Centre Georges Pompidou di Parigi. Esposto per la prima volta al Salon des Indépendants nel 1932, il quadro fu acquistato nello stesso anno dal governo francese per essere esposto nella sezione polacca del rinnovato Musée du Jeu de Pomme. Un’affascinante fanciulla appare fasciata da un leggero abito verde che ne mette elegantemente in evidenza le forme rotonde. I boccoli ondeggianti, i guanti bianchi così come il cappello ripropongono un modello femminile piuttosto diffuso nella moda dell’epoca, dal quale emerge una particolare mescolanza di erotismo artificiale e seduzione velata che avvicinano il soggetto al paragone con un manichino quasi disumanizzato.
La prima sezione della mostra, dal titolo I mondi di Tamara de Lempicka, ci conduce per mano a varcare la soglia delle singole case in cui l’artista ha vissuto negli anni tra il suo matrimonio a San Pietroburgo (1916) e la sua morte a Cuernavaca (1980). Questa prima sezione intende sottolineare l’importanza del luogo per l’evoluzione artistica della Lempicka: troviamo qui un’ampia parte della sua produzione, dagli acquerelli del periodo russo, alla ritrattistica degli atelier parigini negli anni Venti, dalle opere dipinte a Beverly Hills fino a quelle degli anni Quaranta che richiamano fortemente gli arredamenti e il gusto della sua casa di New York. Una sezione intima, introspettiva, ma già proiettata verso l’esterno e la successiva esplorazione di quelli che saranno i suoi mondi culturali di riferimento.

È un articolo uscito negli Stati Uniti nei primi anni Quaranta a dare il titolo alla seconda sezione, Madame la Baroness, Modern Medievalist. Si esalta qui il grande virtuosismo tecnico che l’artista esprime soprattutto nella natura morta, il primo genere con cui si confronta fin dall’età adolescenziale e che raggiunge i più alti livelli proprio in quegli anni.
Segue poi la parte della mostra dedicata alla figlia Kizette: The Artist’s Daughter (titolo di un articolo americano del 1929) raccoglie alcune delle opere che valsero a Tamara i maggiori riconoscimenti come Kizette al balcone, premiato nel 1927 e La comunicanda, premiato nel 1929, rispettivamente prestiti dal Centre Georges Pompidou di Parigi e dal Musée d’Art e d’Industrie di Roubaix.
Soggetti di carattere sacro sono invece i protagonisti dei dipinti riuniti nella sezione intitolata Sacre visioni: troviamo qui la Vergine col Bambino (1931) proveniente dal Musée des Beaux-Arts di Beauvais, la Vergine blu (1934) di prestigiosa collezione privata e uno dei quadri preferiti dalla stessa artista, La madre superiora, prestato dal Musée des Beaux-Arts di Nantes.

Lo spazio successivo, Le “visioni amorose”, esplora la particolare e sensibile attenzione che la Lempicka riservava agli uomini e alle donne da lei amati. Eccezionali nudi di quelle donne da lei tanto desiderate sfociano in capolavori come La sottoveste rosa, La bella Rafaëla, Nudo con edifici, ai quali si aggiunge l’unico nudo maschile dipinto da Tamara. Inoltre è esposta in questa parte l’opera Venere e Amore di Pontormo, da considerare come la principale fonte ispiratrice della sua arte “nudista”. Ma la ripresa dell’antico è solo il punto di partenza per approdare allo studio della moderna fotografia di nudo: una chiara testimonianza sono gli scatti di Laure Albin Guillot che rendono evidente la sua ricerca delle pose e dell’illuminazione da studio fotografico.
La sezione Scandalosa Tamara affronta, invece, il tema della coppia in tutte le sue manifestazioni. Dalla più classica coppia eterosessuale ripresa da Il bacio di Hayez fino ad arrivare alle coppie saffiche e alla loro relazione con certi documenti fotografici di Brassaï e Harlingue sui locali per sole donne dell’epoca.

È infine Dandy déco, la sezione che per la prima volta accoglie e mette in mostra tutti i dipinti in cui la Lemipcka intende evidenziare il suo rapporto con la moda del tempo. Nelle due sale dedicate a questo tema è possibile ammirare alcune delle sue opere più note e preziose, provenienti da collezioni europee e americane, ma soprattutto dai principali musei francesi: tra queste La sciarpa blu (1930) e il Ritratto di Madame Perrot (1931-32). Questo spazio espositivo approfondisce il rapporto dell’artista con la moda, illustrando anche le fonti di tutti i modelli di abiti e acconciature di quegli anni che la curatrice ha voluto riproporre per l’occasione, allestendo una vera e propria “mostra nella mostra”: i visitatori avranno infatti il privilegio e la possibilità di assistere a un’inedita sfilata di abiti, calzature e accessori dei decenni Venti e Trenta, rispettivamente selezionati seguendo i gusti della Lempicka così come narrati dalle fonti. La presente sezione introduce anche gli scatti di alcuni dei massimi fotografi di moda del tempo, che avevano immortalato l’artista nel corso del suo impiego come indossatrice, attività parallela alla pittura svolta da Tamara fin dagli anni Trenta e per la quale sono stati prestati diversi capi da varie fondazioni e istituzioni italiane. Il Museo Studio del Tessuto della Fondazione Antonio Ratti di Como ha concesso, per esempio, un prezioso abito interamente ricamato con canutiglie; o ancora il Museo della Moda di Ciliverghe ha prestato un abito bianco dei primi anni Trenta che rispecchia il complesso disegno del vestito indossato nel dipinto Ritratto di Madame Perrot. E a concludere il tutto una vetrina del lusso che raccoglie una moltitudine di cappelli e tutta una serie di accessori che ancora una volta ci narrano la seducente eleganza e lo stile inconfondibile dell’epoca e dell’artista.

Icona sensuale, espressione di modernità, simbolo d’emancipazione, Tamara non si lascia sfuggire neanche la carriera cinematografica, dove la vediamo destreggiarsi con la grande disinvoltura di un’attrice affermata grazie a due brevi film. Il primo, del 1930, la coglie in giro per Parigi in compagnia di Ira Perrot, sua storica amante; il secondo invece, del 1932, indaga lo studio dell’artista giungendo a cogliere i momenti più suggestivi della sua vita di tutti i giorni, divisa tra lavoro e cura della propria immagine, ma comunque immersa in un’atmosfera di solitudine spezzata solamente dalla presenza della cantante Suzy Solidor, modella d’eccellenza, e di un maggiordomo cinese. Un destino articolato e labirintico quello della Lempicka, una vita affascinante e trasgressiva che la mostra intende aprire allo spettatore più curioso e ammirato, con lo scopo di condividere e trasmettere anche all’universo contemporaneo un’irripetibile lezione di indipendenza e libertà assolute.
Didascalie immagini
- Locandina esposizione Tamara de Lempicka, Verona, AMO – Palazzo Forti, dal 20 settembre 2015 al 31 gennaio 2016 sullo sfondo dettaglio di Tamara de Lempicka, Ritratto di Madame Perrot, 1931-1932, Olio su tavola, 99 x 65 cm, collezione privata).
- Tamara de Lempicka, Ragazza in verde, 1930-1931,
Olio su compensato, 61,5 x 45,5 cm, Parigi, Centre Pompidou, Musée national d’art moderne / Centre de création industrielle, Acquisto, 1932
(© Tamara Art Heritage. Licensed by MMI NYC/ ADAGP Paris/ SIAE Roma 2015.) - Tamara de Lempicka con cappello rose Descat e abito Marcel Rochas, 1935,
Fotografia, Collezione privata © Studio Ad.-Art.
(© Studio Ad.-Art.) - Tamara de Lempicka, La bella Rafaëla, 1927,
Olio su tela, 64 x 91 cm, Collezione Sir Tim Rice
(© Tamara Art Heritage. Licensed by MMI NYC/ ADAGP Paris/ SIAE Roma 2015.) - Tamara de Lempicka, La sciarpa blu, 1930,
Olio su tavola, 56,5 x 48 cm, Collezione privata
(© Tamara Art Heritage. Licensed by MMI NYC/ ADAGP Paris/ SIAE Roma 2015.) - Uno degli allestimenti più caratteristici dell’esposizione raffigurante la “vetrina del lusso”, all’interno della quale cappelli e accessori tipici testimoniano l’eleganza della moda dell’epoca.
In copertina:
Un particolare di: Tamara de Lempicka, Prospettiva (le due amiche), 1923,
Olio su tela, 130 x 160 cm, Ginevra, Association des Amis du Petit Palais
( © Tamara Art Heritage. Licensed by MMI NYC/ ADAGP Paris/ SIAE Roma 2015.)