Fino al 20 Dicembre sarà in scena all’Opera di Firenze Rigoletto, per la regia di Henning Brockhaus e la direzione d’orchestra del Maestro Zubin Mehta.
La versione attualmente rappresentata sul palcoscenico fiorentino è basata sull’allestimento realizzato sempre da Brockhaus nel 2001 per il Teatro Regio di Parma. Questa produzione sostituisce quella di William Friedkin, originariamente prevista, annullata per il forfait del regista comunicato a fine ottobre.

Nonostante siano trascorsi molti anni dalla prima rappresentazione il Rigoletto del regista tedesco continua ancora a suscitare forti reazioni. E non potrebbe essere altrimenti, visto che alla base ci sono delle scelte radicali: dall’uso del colore rosso, che permea ogni scena, alla scelta dei costumi fino alle movenze sensuali dei personaggi, tutto è eccessivo. Del resto nelle note di regia lo stesso Brockhaus spiega:
“Anche se Rigoletto si svolge alla corte di Mantova, l’aspetto storico non è la sostanza dell’opera. L’essenza dello spettacolo risiede nell’ossessiva riflessione che Rigoletto fa, nel corso di tutta la vicenda, sulla maledizione di cui è stato oggetto, e nella successione di scelte sbagliate che lo condurranno al suo tragico errore (…) Il naturalismo o il realismo storicizzante non farebbe altro che seppellire la sostanza drammaturgica della musica di Verdi.”1
Ecco che quindi che, coerentemente con questa impostazione, i personaggi si muovono su uno sfondo indefinito, con una scenografia minimale e priva di particolari connotazioni se non quella del colore: tutto – sfondo, oggetti di scena – è rosso, una tinta che se da un lato simboleggia la passione dall’altro ricorda il sangue ed evoca quindi costantemente la tragedia anticipata dalla maledizione. Sempre rosse sono sia l’alcova del Duca, sia la culla di Gilda, quasi una bambola riposta dal padre in una casa di bambole – anch’essa rossa.

Altro elemento straniante è l’assenza di riferimenti temporali: la vicenda si svolge infatti in un passato indefinito, che dai costumi si intuisce essere forse più vicino al XIX secolo di Verdi che non al XVI secolo che fa da sfondo alla vicenda del libretto. Gli stessi costumi sembrano ispirati sia al mondo circense – lo stesso Rigoletto è curiosamente più pagliaccio che giullare, e non è una differenza da poco – sia a un immaginario che ricorda vagamente il Moulin Rouge cinematografico.

Tutto è doppio e ambiguo in questo allestimento. I personaggi in scena, dai protagonisti al coro fino alle figure di contorno – forse un po’ invadenti – si muovono in modo provocante e l’ambiguità, anche sessuale, è sembre in bella mostra, con un certo gusto per il grottesco. I cortigiani, sono ad esempio figure lascive, che quando non sono dedite ai propri vizi si muovono letteralmente strisciando – come ad esempio mentre si apprestano a rapire Gilda e compaiono con movenze da serpente da sotto una sorta di sipario sospeso a mezz’aria – risultando così veramente tanto “vili” quanto “dannati”.

Comprensibile che tutto ciò possa sembrare eccessivo, ma in realtà non si tratta di una provocazione gratuita: l’ambiguità, così come il grottesco, sono in fondo i due elementi sui quali si basa tutta la vicenda di Rigoletto2. Brockhaus non ha fatto altro che scavare nella vicenda e nei personaggi portando alla luce, con un linguaggio simbolico e un’estetica visionaria, ciò che in effetti era già presente tra le righe del libretto. E di materiale su cui lavorare ce n’è in abbondanza, visto che Rigoletto, così come già il Triboulet di Hugo, è forse uno dei personaggi più complessi mai creati in un’opera lirica – o teatrale, nel caso di Le roi s’amuse.

Diviso tra l’amoralità della vita di corte e l’amore idealizzato per la figlia, Rigoletto è un personaggio che lotta contro il suo stesso ruolo per un riscatto impossibile, una profezia che si autoavvera, e come tale una battaglia persa in partenza. La maledizione in un certo senso è lì già prima che Monterone la pronunci: è tutta in quel nome – dal francese rigoler, ridere o scherzare – che condanna l’infelice Rigoletto ad essere giullare sorridente alla mercè dei potenti.

La direzione di Mehta, applaudita – questa sì a gran voce – dal pubblico fiorentino, è molto fluida e a tratti lenta: in questo si sposa con le atmosfere quasi “sospese” della regia di Brockhaus e con la lettura introspettiva e riflessiva del regista. Il bravo Vladimir Stoyanov è molto efficace nell’interpretare un protagonista dolente e controverso. Spiccano inoltre Giorgio Giuseppini – che tratteggia con stile uno Sparafucile umanissimo e credibile – e il coro del Maggio diretto da Lorenzo Fratini.
Didascalie immagini
- Ivan Magrì (Duca di Mantova) nelle prove di Rigoletto
(© Alfredo Falvo – Contrasto) - Vladimir Stoyanov (Rigoletto) e Julia Novikova (Gilda) nelle prove di Rigoletto
(© Alfredo Falvo – Contrasto) - Prove di Rigoletto
(© Alfredo Falvo – Contrasto) - Vladimir Stoyanov (Rigoletto) nelle prove di Rigoletto
(© Alfredo Falvo – Contrasto) - Kostantin Gorny (Monterone) nelle prove di Rigoletto
(© Alfredo Falvo – Contrasto) - Vladimir Stoyanov (Rigoletto) e Julia Novikova (Gilda) nelle prove di Rigoletto
(© Alfredo Falvo – Contrasto)
In copertina:
Prove di Rigoletto, regia di Peter Brockhaus
(© Alfredo Falvo – Contrasto)
Note
1 Si veda anche la video intervista a Henning Brockhaus pubblicata sul canale YouTube dell’Opera di Firenze.
2 Del grottesco in Rigoletto e Le roi s’amuse abbiamo parlato in un articolo di Andrea Castrucci che successivamente ha anche approfondito altri aspetti dei due drammi.
Dettagli dello spettacolo
Rigoletto
Opera in tre atti
Musica di Giuseppe Verdi
Libretto di Francesco Maria Piave tratto dal dramma Le Roi s’amuse di Victor Hugo
Allestimento del Teatro Regio di Parma
Direttore: Zubin Mehta
Regia: Henning Brockhaus
Scene: Ezio Toffolutti
Costumi: Patricia Toffolutti
Luci: Sergio Rossi
Maestro del Coro: Lorenzo Fratini
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Personaggi e Interpreti
- Rigoletto
Vladimir Stoyanov / Ambrogio Maestri (6, 12, 18/12) - Gilda
Julia Novikova / Cristina Poulitsi (6, 12, 18/12) - Duca di Mantova
Ivan Magrì / Arturo Chacón-Cruz (6, 12, 18/12) - Sparafucile
Giorgio Giuseppini - Maddalena
Anna Malavasi - Monterone
Konstantin Gorny - Giovanna
Chiara Fracasso - Marullo
Italo Proferisce - Matteo Borsa
Luca Casalin - Conte di Ceprano
Nicolò Ceriani - Contessa di Ceprano
Sabrina Testa
Dove e quando
- Fino al: – 19 December, 2015
- Indirizzo: Opera di Firenze / Maggio Musicale Fiorentino, Piazza Vittorio Gui 1, Firenze
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