Il cinema ha già tentato con Jobs (2013) di dare un volto cinematografico al visionario fondatore della Apple ma una regia incolore e l’inadeguatezza del suo protagonista, capace solo d’inseguire una sterile imitazione, hanno reso l’operazione del tutto superflua e trascurabile.
In arrivo sugli schermi italiani dal prossimo 21 gennaio, Steve Jobs di Danny Boyle si candida a essere il film definitivo su quest’icona moderna e certo sul piano artistico ha già vinto ampiamente una duplice scommessa: quella dello sceneggiatore Aaron Sorkin, di raccontare l’uomo dietro il mito in una sceneggiatura che rinuncia a ogni struttura narrativa convenzionale, e quella del regista Danny Boyle, che nonostante l’impianto marcatamente teatrale del testo ha realizzato un’opera totalmente cinematografica.
Le quasi seicento pagine della biografia scritta dal giornalista Walter Isaacson, ex caporedattore del Time e ex vertice della CNN, sono state sintetizzate in un film diviso in tre atti distinti che simulando il tempo reale ci portano nella frenetica attività dietro le quinte che precede il lancio di tre prodotti epocali, per altrettanti momenti chiave nella vita di Steve Jobs, in cui emergono conflitti privati e professionali.

Il primo atto ambientato nel 1984 racconta la febbrile eccitazione prima del lancio del Macintosh che dopo lo storico spot ispirato al romanzo di George Orwell era atteso come materializzazione del futuro, il secondo atto ambientato nel 1988 rievoca la presentazione del NeXTcube prodotto dalla Next, la nuova compagnia fondata da Steve Jobs in seguito all’estromissione dai vertici della Apple, e il terzo atto dopo il suo ritorno a capo della compagnia si svolge nel 1998 alla nascita del primo IMac, il prodotto che ha gettato le basi per trasformarla nel colosso industriale di oggi.
L’azione, prevalentemente ambientata in spazi chiusi e compressa in tre segmenti temporali di circa quaranta minuti, diventa teatro utile ai personaggi per rappresentare i rapporti disfunzionali di Jobs con familiari e collaboratori.

Il commediografo Aaron Sorkin rivendica la sua aspirazione a fare dell’arte creando un’immagine personale della figura di Steve Jobs, libera da ogni obbligo di riproduzione pedissequa della verità storica, perciò il film mette in scena un ristretto gruppo di personaggi esemplari utili a tratteggiare un profilo drammaturgico del personaggio.
La collaboratrice Joanna Hoffman interpretata da Kate Winslet – Golden Globe 2016 alla miglior attrice non protagonista e favorita all’Oscar – ad esempio, racchiude in sé decine di donne forti e capaci che hanno lavorato nel team Apple e acquista sullo schermo un rilievo che nella realtà non ha mai avuto davvero.

Vista la struttura particolare della sceneggiatura, con cui Aaron Sorkin ha appena vinto il Golden Globe ma incredibilmente non è stato candidato all’Oscar, il regista Danny Boyle ha scelto con i suoi collaboratori di trattare i tre segmenti che compongono Steve Jobs come tre film diversi e indipendenti.
Il primo atto è stato girato con pellicola 16 mm, il secondo in 35 mm e il terzo in digitale quasi a simulare il progresso della tecnica, allo stesso modo lo scenografo Guy Hendrix Dyas ha differenziato i colori predominanti nei tre atti e il compositore Daniel Pemberton ha utilizzato strumenti diversi per creare la musica che in un film molto parlato come questo va ad accompagnare il dialogo più che a riempiere spazi vuoti.

La musica del primo atto è composta con apparecchiature elettroniche dei primi anni ’80 e quella del terzo prevalentemente realizzata al computer, mentre per l’atto secondo – cuore emotivo del film che mette in scena una vendetta di respiro shakespeariano – è stata impiegata un’intera orchestra di settantaquattro elementi più coro, per creare una colonna sonora dal respiro sinfonico al servizio dei dialoghi serrati, trattati in questo atto come il canto in un’opera lirica sotto cui si pone la partitura.
Daniel Pemberton e Danny Boyle hanno scritto addirittura un libretto in italiano a tema informatico, cantato dal coro in sottofondo a conferire solennità alle sequenze che precedono la vera e propria resa dei conti centrale del film.

Il conflitto tra Steve Jobs e John Sculley, due grandi Michael Fassbender e Jeff Daniels, è uno straordinario pezzo di Cinema che alternando a ritmo serrato scontri ipotizzati in tempi e luoghi diversi, ricostruisce la battaglia interna alla Apple che nel 1985 portò Jobs a lasciare la compagnia che aveva fondato; ma al di là dell’immagine pubblica, consacrata anche dalla prematura scomparsa, il film indaga soprattutto l’uomo privato e le sue contraddizioni: il trauma mai digerito di esser stato rifiutato alla nascita dai genitori biologici e dato in adozione, che non gli ha impedito di riconoscere legalmente la primogenita Lisa solo dopo molti anni e praticamente costretto da un test del dna.

Senza un ruolo specifico, non era un ingegnere e non completò neppure gli studi, Steve Jobs ha cambiato la nostra vita rendendo il computer un oggetto quotidiano, rivoluzionando le comunicazioni e molto altro – anche i Pixar Animation Studios che hanno creato l’animazione digitale moderna sono una sua creatura – ‘semplicemente’ coordinando diverse competenze altrui e dimostrando sul campo che la realtà non va necessariamente accettata così com’è.
Didascalie immagini
- Locandina italiana
- Michael Fassbender è Steve Jobs / Il protagonista sul set col regista Danny Boyle
- Katherine Waterston è Chrisann Brennan ex fidanzata e madre della figlia Lisa di Steve Jobs / Michael Stuhlbarg è Andy Hertzfeld programmatore membro del gruppo storico originale / Seth Rogen è Steve Wozniak cofondatore della Apple
- Una multiforme Kate Winslet è l’assistente Joanna Hoffman
- Michael Fassbender poliedrico nell’interpretare fasi diverse nella vita di Steve Jobs
- Lo scontro drammatico tra Steve Jobs e John Sculley, l’amministratore delegato Apple assunto da Jobs interpretato da Jeff Daniels
- Lisa Brennan [poi Jobs] figlia di Steve Jobs è interpretata da Makenzie Moss a cinque anni, Ripley Sobo a nove anni e Perla Haney-Jardine a diciannove anni
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(© 2015 Universal Studios / Legendary Pictures Productions)
In copertina:
Uno straordinario Michael Fassbender è Steve Jobs (© 2015 Universal Studios / Legendary Pictures Productions)
SCHEDA FILM
- Titolo originale: Steve Jobs
- Regia: Danny Boyle
- Con: Michael Fassbender, Kate Winslet, Seth Rogen, Jeff Daniels, Michael Stuhlbarg, Katherine Waterston, John Ortiz, Sarah Snook, Adam Shapiro, Makenzie Moss, Ripley Sobo, Perla Haney-Jardine, John Steen, Stan Roth, Mihran Shlougian, Robert Anthony Peters, Noreen Lee, Gail Fenton, Karen Kahn, Rachel Caproni, Lily Tung Crystal, Damara Reilly, Marika Casteel, Dylan Freitas-D’Louhy, Chris Tomasso, John Chovanec, Daniel Liddle, Lora Oliver, Colm O’Riain, Anita Bennett, Greg Mills, Melissa Etezadi, Rick Chambers, Sara Welch, Emmett Miller, Marc Istook, Carlo Cecchetto, Kristina Guerrero, Bill Seward, Mark Mester, Derrin Horton
- Soggetto: Walter Isaacson dal suo volume omonimo
- Sceneggiatura: Aaron Sorkin
- Fotografia: Alwin Küchler
- Musica: Daniel Pemberton
- Montaggio: Elliott Graham
- Scenografia: Guy Hendrix Dyas
- Costumi: Suttirat Larlarb
- Produzione: Mark Gordon, Guymon Casady, Scott Rudin, Danny Boyle e Christian Colson per Scott Rudin Production, Entertainment 360 e Mark Gordon Company con Decibel Films e Cloud Eight Films
- Genere: Drammatico
- Origine: USA, 2015
- Durata: 122’ minuti