Nonostante le numerose ipotesi avanzate dagli studiosi, resta comunque ignota l’etimologia del termine beghina, con il quale si designarono a partire dal XII secolo le donne che conducevano una vita in comunità senza però entrare in un ordine monastico né prendere i voti, ma raccogliendosi attorno a una figura dotata di potere carismatico: la prima di queste fu Maria di Oignies, vissuta nelle Fiandre verso la fine del Millecento, e nell’arco di una ventina di anni il beghinismo si diffuse in gran parte d’Europa, soprattutto in Francia, Germania e Paesi Bassi. Guardate ben presto con sospetto, queste donne sole, prive della protezione di un uomo, marito o fratello che fosse, che gestivano in autonomia le proprie pratiche devozionali e si sostentavano con il proprio lavoro risultando economicamente autonome, finirono con l’essere accusate di eresia. Quando il Concilio Laterano del 1215 proibì la nascita di nuove congregazioni monastiche – nell’intento di arginare questo fenomeno in continua espansione – quasi dovunque le beghine vennero costrette a entrare in ordini già costituiti, come quello cistercense o il francescano, oppure ad abbandonare la vita in comunità.
1 monumento alla beghina-amsterdam begijnhof-foto donata brugioni
Soltanto nei Paesi Bassi il beghinismo si consolidò e vide il proliferare di decine di beghinaggi; alcuni sono rimasti in attività fino alla fine del secolo scorso, resistendo con alterne fortune alla Riforma protestante – e alle conseguenti guerre di religione – e alla secolarizzazione sette-ottocentesca, che portò in molti paesi alla soppressione degli ordini religiosi e delle istituzioni a essi assimilabili.
Le beghine fiamminghe iniziarono verso la metà del Duecento a raggrupparsi in insediamenti stabili e a darsi propri statuti, che istituivano una precisa gerarchia all’interno della comunità e che venivano sottoposti all’approvazione preventiva del vescovo locale. E forse, il significato corrente che il termine beghina ha assunto nel tempo, quello di “donna che ostenta una devozione puramente esteriore e formale” (dal Dizionario Treccani), pur nella connotazione negativa tocca un punto cruciale: quella delle beghine era infatti una situazione che aveva bisogno di una legittimazione ecclesiastica per manifestarsi e sopravvivere in tempi in cui l’autonomia femminile era inconcepibile; tanto più che le beghine erano prive di vincoli, non avendo pronunciato voti, e potevano liberamente abbandonare la comunità in qualsiasi momento per contrarre matrimonio o per qualsiasi altro motivo.
2 chiesa del beguinage di bruges 1584-foto donata brugioni
A capo della gerarchia del beguinage, la grande-maîtresse o Grande-Dame era affiancata da alcuni assistenti di sesso maschile, incaricati di gestire le transazioni finanziarie per l’acquisto di proprietà, cosa che alle donne era vietata, e di rappresentare la comunità in eventuali contenziosi a livello giudiziario. Dalla grande maÎtresse dipendevano direttamente la maîtresse del’hôpital che coordinava le attività assistenziali e gestiva la cassa, alimentata dalle donazioni dei benefattori, e la maîtresse de l’église, alla quale erano affidate tutte le incombenze relative alla chiesa, compresa la direzione della corale, che veniva considerata un importante elemento di prestigio per la comunità.
3 casa della grande dame a bruges-foto donata brugioni
Le beghine avevano l’obbligo di svolgere attività lavorative anche se economicamente autonome, ma la loro “posizione sociale” si articolava in vari livelli: quelle che erano proprietarie della casa in cui abitavano – e che alla loro morte tornava nel patrimonio del beguinage e poteva essere venduta a un’altra beghina – quelle che avevano in affitto un appartamento o una stanza negli edifici di proprietà del beguinage, e quelle che non possedevano niente, vivevano in ambienti comuni e venivano ammesse nel beguinagw solo se un benefattore si faceva carico del loro sostentamento.
4 veduta della corte nel beguinage di bruges-foto donata brugioni
Tra Medioevo e Rinascimento i Pesi Bassi divennero famosi per la produzione di due generi di lusso, i merletti creati con il tombolo a fuselli e i tessuti in lino damascato, il celebre “lino di Fiandra”. A partire dal XVI secolo, i merletti di Bruges si diffusero in tutta Europa: quello della merlettaia intenta al lavoro è un soggetto ripreso frequentemente dai pittori fiamminghi e olandesi del XVI e XVII secolo – da Nicolas Maes a Caspar Netscher fino a Vermeer – e nei beguinages una delle attività praticate più intensamente era proprio la creazione di merletti, destinati ad adornare i sontuosi abiti di dame e cavalieri, così come appaiono nei ritratti dell’epoca. L’arte del merletto, insegnata nelle scuole femminili attive in molti beghinaggi, a Bruges si è tramandata fino ai giorni nostri: è stato aperto recentemente il Centro del merletto (Kantcentrum http://kantcentrum.eu), che comprende un piccolo museo e una scuola con corsi pratici di vari livelli.
 La chiesa barocca del Petit beguinage a Gand (1658)
Il lino, che veniva diffusamente coltivato nel Paesi Bassi, aveva a Gand il centro più importante per la tessitura di stoffe pregiate: la fiandra, che proprio dalla regione ha preso e conserva tuttora il nome, è un tessuto operato in tinta unita, con decorazioni realizzate nel corso della tessitura, creando un effetto lucido-opaco; complessi disegni geometrici e delicate composizioni floreali ornavano il finissimo tessuto, utilizzato prevalentemente per tovagliati e biancheria di pregio, e a Gand, anche i beghinaggi erano inseriti nel circuito produttivo di filatura e tessitura del lino, così importante per l’economia locale.
6 la corte del begijnhof di amsterdam-foto donata brugioni
Per i complessi di edifici che costituivano un beghinaggio (beguinage nei Paesi Bassi del sud e begijnhof in quelli settentrionali) si venne nel tempo sviluppando una particolare tipologia: una cinta di mura con uno più ingressi che venivano chiusi solo la sera delimitava il perimetro del beghinaggio; le abitazioni delle beghine erano disposte attorno a una grande corte alberata, al centro della quale sorgeva generalmente la chiesa, costituita in parrocchia autonoma. Nel momento di maggiore diffusione si contarono un’ottantina di beguinages, alcuni molto grandi, con più di una corte e una serie di stradine interne; oggi, i venticinque complessi architettonici che rimangono sono stati trasformati in musei o in civili abitazioni, come l’antico begijnhof di Amsterdam, fondato nel XIV secolo e ora abitato da studenti e persone anziane; le belle case seicentesche dai frontoni decorati che circondano la grande corte mostrano come le beghine potessero godere di un buon tenore di vita, grazie anche al fatto che mantenevano il pieno possesso dei propri beni e di tutti i proventi del proprio lavoro.
Portale di accesso al beguinage di Bruges (1776)
Di aspetto severo ma pieno di fascino, con le sue mura circondate da canali sulle cui placide acque sfilano i cigni, l’antico beguinage di Bruges è oggi affidato alla cura delle suore benedettine, e forse per questo è l’unico in cui si respira una raccolta atmosfera d’altri tempi, con la verde corte alberata attraversata da un piccolo canale, silenziosa e deserta. Il gioiello dei tre beguinages realizzati a Gand è il Petit beguinage: ricostruito nel Seicento dopo la distruzione avvenuta durante le guerre di religione, e dotato di una nuova chiesa barocca nel 1658, ha mantenuto inalterata la struttura mista: intorno alla grande corte si allineano case individuali precedute da un giardinetto, affiancate da edifici comuni, ciascuno dei quali era destinato a ospitare numerose beghine, e alla grand’maison settecentesca, dove si svolgevano le cerimonie e gli eventi più importanti nella vita sociale della comunità. Gli edifici sono dipinti di un rosso intenso, che contrasta con il bianco calce dei muri di cinta dei giardini e dei particolari architettonici, e che spicca con una nota squillante nel grigiore dell’ambiente circostante.
8 veduta del petit beguinage di gand con la cappella barocca di sainte-godelieve-foto donata brugioni
L’architettura semplice e funzionale e l’organizzazione sociale nettamente strutturata, rendevano i beguinages delle vere e proprie città in miniatura nelle quali, in nome di una vita di lavoro e preghiera, aleggiava l’atmosfera di un’utopistica conciliazione tra il senso della comunità e il rispetto dell’individualità del singolo.

Didascalie immagini

  1. Monumento alla beghina – Amsterdam, Begijnhof (© Donata Brugioni)
  2. La chiesa del beguinage di Bruges, ricostruita in stile gotico dopo l’incendio del 1584 da parte dei protestanti (© Donata Brugioni)
  3. La casa della Grande Dame a Bruges è riconoscibile per l’architettura più elaborata e per la scultura della Madonna con Bambino che sovrasta l’ingresso (© Donata Brugioni)
  4. Veduta della corte nel beguinage di Bruges (© Donata Brugioni)
  5. La chiesa barocca del Petit beguinage a Gand (1658) (© Donata Brugioni)
  6. La corte del begijnhof di Amsterdam è circondata da belle case sei-settecentesche (© Donata Brugioni)
  7. Portale di accesso al beguinage di Bruges (1776) (© Donata Brugioni)
  8. Veduta del Petit beguinage di Gand con la cappella barocca di Sainte-Godelieve (© Donata Brugioni)

In copertina:
Veduta della corte nel beguinage di Bruges
[particolare]
(© Donata Brugioni)