Piacevole e ben pensato il Freischütz di Carl Maria von Weber messo in scena da Eva-Maria Höckmayr allo Staatstheater Darmstadt. Il Freischütz, sospeso fra il Fidelio e Wagner, è considerata la prima opera nazionale tedesca; un ‘singspiel’, in cui si alternano parti parlate e parti cantate, ambientato in Boemia alla fine della guerra dei trent’anni. Opera squisitamente romantica, racconta di patti demoniaci, evocazioni del sovrannaturale, sentimenti forti e potenze oscure. E in cui la foresta e la Natura, tanto care allo spirito tedesco, hanno un ruolo di primo piano. Capolavoro di Carl Maria von Weber fece sensazione già al suo esordio berlinese del 1821 ed ebbe immediatamente gran fortuna nel resto di Europa e oltre. Fortuna che si è mantenuto immutata nei decenni.

A prima vista la messinscena di Darmstadt propone un Freischütz piuttosto consueto, al caldo di uno chalet alpino, con pannelli di legno chiaro alle pareti e cacciatori in giacca e cappello da Schützen. Ma appena il palcoscenico ruota, appaiono spazi vuoti e bianche pareti sbrecciate, senza porte e finestre, che trasportano lo spettatore verso la componente onirica dell’opera. Il senso di sdoppiamento è aumentato dalla narrazione fuori campo della leggenda popolare che è alla base del libretto. In questo modo, il Freischütz di Eva-Maria Höckmayr accentua il lato inconscio dell’opera, più che la lotta fra bene e male valorizzata da altri allestimenti. Ne risulta uno spettacolo gradevole e che, allo stesso tempo, restituisce il senso della forte componente romantica e sovrannaturale dell’opera.
Convincente il cast schierato dallo Staatstheater Darmstadt. Il tenore Mark si cala bene nell’animo dissidiato di Max, sospeso fra senso d’impotenza e slanci amorosi. Susanne Serfling fa propri gli accenti accorati di Agathe, in un ruolo da soprano lirico di potente vocalità. Katja Stuber dà corpo e voce ad Ännchen, l’altro soprano dell’opera, a cui è richiesta una voce da soubrette, agile e brillante. Bravo anche il basso-baritono Renatus Mészár nell’interpretare i moti dell’anima di Kaspar, anima dannata da un patto con il demone Samiel. All’altezza del ruolo anche i comprimari.
Alla fine la vera protagonista della serata rimane comunque la bellezza della musica di Carl Maria von Weber, bene interpretata dalla Staatsorchester Darmstadt sotto la direzione di Marc Piollet. I colori dello spartito evocano le forze della natura e ricreano con grazia e forza l’immaginario romantico che pervade l’opera. Emozionante la scena notturna della Gola del Lupo, quando Kaspar forgia le pallottole incantate in mezzo al turbinare della tempesta; il racconto musicale della notte indemoniata evoca naturalmente le immagini di foreste e burroni dipinte da Caspar David Friedrich negli stessi anni.
Vivo successo di pubblico.
Didascalie immagini
- Una scena di ‘Der Freischütz’
al Staatstheater Darmstadt
(fonte)
In copertina:
Una scena di ‘Der Freischütz’
al Staatstheater Darmstadt
(fonte)
SCHEDA
Der Freischütz (Il Franco Cacciatore)
musica di Carl Maria von Weber
Romantische Oper in tre atti
Libretto di Friedrich Kind
Prima rappresentazione Berlino 1821
Direttore: Marc Piollet
Regia: Eva-Maria Höckmayr
Scene e costumi: Julia Rösler
Video: Martin Baumgartner
Coreografo: Mark Schachtsiek
Direttore del coro: Thomas Eitler-de Lint
Cast
Ottokar, David Pichlmaier
Kuno, Thomas Mehnert
Agathe, Susanne Serfling
Ännchen, Katja Stuber
Kaspar, Renatus Mészár
Max, Mark Adler
Samiel, Andreas Wellano
Ein Eremit (un eremita), Vadim Kravets
Brautjungfern (damigelle), Julia-Katharina Degenhardt, Thekla Gerspach, Amelie-Sophie Gorzellik, Lea Hammerschmidt, Emilie Heinz, Iris Kißner, Kara Saliger, Elisabeth, Schäffter, Violetta Schreider, Larissa Seibel, Marie-Luise Stephan, Meike Suszka
Coro dell’Opera di Darmstadt,
Staatsorchester Darmstadt