L’inestimabile patrimonio custodito dal Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi (GDSU) viene esposto periodicamente, per esigenze conservative, oltre che di spazio, all’interno della Sala Edoardo Detti, dando luogo a mostre che sono veri appuntamenti scientifici per addetti ai lavori ed appassionati dell’arte grafica.
Fino al 3 aprile la bella sala al Piano Nobile del complesso vasariano ospita Federico Barocci disegnatore. La fucina delle immagini, mostra, con ingresso già compreso nel prezzo del biglietto della Galleria degli Uffizi, che si inserisce all’interno del Progetto Euploos, nato nel 2006 dalla sinergia tra il GDSU, il Kunsthistorisches Institut in Florenz Max-Plank-Institut e la Scuola Normale Superiore di Pisa, al fine di rendere disponibile l’intera raccolta dell’istituto fiorentino in formato digitale, come online è anche il catalogo della mostra.

L’esposizione in corso è il frutto delle approfondite ricerche di Roberta Aliventi, iniziate con la tesi di Specializzazione presso l’Università di Bologna con relatrice Marzia Faietti, direttrice del GDSU, sul vasto e articolato nucleo grafico di Federico Barocci (Urbino 1533/1535 – 1612) che si conserva nelle collezioni degli Uffizi.
La mostra è volta a ricostruire il processo creativo dell’artista urbinate. La fucina delle immagini di Barocci, come recita il titolo, è infatti quel continuo indagare dove la mente elabora e la mano subito traspone su carta, con un incessante lavoro di elaborazione-verifica-rielaborazione dei propri pensieri, un work in progress che talvolta acquista quasi la forma di una sequenza cinematografica.
Lungo le pareti della Sala Detti, un’accurata selezione di 38 fogli dà luogo ad un percorso che si costituisce di tre sezioni secondo un ordinamento tematico, che spiega il modus operandi dell’artista, le dinamiche e i significati del suo procedere, e mette in luce anche che, per raggiungere i suoi obiettivi, Barocci si serviva di un’ampia gamma di tecniche disegnative.

La prima sezione è incentrata sullo studio dell’anatomia, intesa sia come costruzione della figura, sia come analisi dei singoli dettagli.
Se è vero che, come già affermava Bellori, il disegno dal naturale costituiva una prassi imprescindibile nella creazione artistica dell’artista urbinate, dai fogli in mostra risulta evidente come la sua creazione artistica sia spesso il frutto di un processo mentale di verifica e riformulazione, che non dipende più dal dato reale. Barocci, inoltre, assimila molteplici fonti visive e svariati stimoli culturali, che danno vita a qualcosa di originale e unico.
Per “studio dal vero” non si intendono soltanto modelli in carne ed ossa, ma anche la copia dall’antico, che nei fogli dell’urbinate è manipolato a tal punto da divenire quasi irriconoscibile. Modelli statuari appartenenti al mondo classico sono filtrati anche attraverso lo studio di Raffaello, di nuovo interpretati e rielaborati in modo personale. E ancora, nello studio dal vero, frequente è anche il ricorso a manichini, in uso fin dal Quattrocento, che con tutta probabilità lo stesso Federico Barocci fabbricava in cera o in creta. Su di essi egli disponeva accuratamente panneggi, da cui ricavava – e rielaborava – studi dal naturale.
Evidente nella produzione pittorica dell’artista è l’Interesse per la luce e il colore, interesse che ha un preciso riscontro anche nella grafica, con funzione sia formale, sia espressiva. L’urbinate si serve di un’ampia gamma di mezzi tecnici, che spaziano tra la tinta della carta (particolare è l’uso di quella cerulea), l’utilizzo della sanguigna, del carboncino e del pastello, tecnica allora nuova, che egli adopera in modo disinvolto e sperimentale. Per esaltare gli effetti chiaroscurali di volumetria del corpo, spesso ricorre alla stesura morbida della pietra rossa unita all’uso al risparmio della carta.

La seconda sezione mette in luce come e quanto Federico Barocci ripensasse continuamente la figura, modificandola e adattandola alle esigenze compositive e mentali. Questa riflessione così insistente, così prolungata, dà luogo ad una reiterazione variata delle forme, che sperimenta ogni possibile soluzione formale, dalla figura intera ai singoli dettagli. Sebbene questa prassi fosse già comune ad altri artisti quattro-cinquecenteschi, nella sua grafica diviene una tappa obbligata.
La ripetizione variata del Barocci riflette la velocità e la complessità del suo pensiero creativo, che progressivamente plasma la figura: ogni suo studio ha una propria specificità sul piano stilistico e formale, ma allo stesso tempo risulta subordinato ad un unico intento progettuale e diviene parte di una costante elaborazione creativa.
Elemento originale degli studi grafici dell’artista urbinate, è l’indagine sulle molteplici manifestazioni del movimento, che supera la staticità del modello per ricreare il dinamismo della posa, suggerendo lo svolgimento dell’azione e restituendo alla scena il tempo e lo spazio. In un singolo foglio viene così a formarsi quasi una sequenza di fotogrammi, ottenuta con la reiterazione dei particolari anatomici e delle pose dei personaggi, che simulano persino il volo degli angeli.

Questa assidua analisi e riformulazione di ogni singolo elemento, con variazioni sia evidenti, sia talvolta impercettibili, rispondeva alla rinnovata comunicazione estetica dettata dalla Controriforma che, in linea con il principio di verosomiglianza, doveva esprimere Varietas e Decorum nelle pose e nelle espressioni, elementi di cui Barocci si fa interprete magistrale.
Indagine sistematica che serviva, inoltre, a determinare i rapporti spaziali tra le figure, definendo per gradi ciascuna figura, verificandone la postura, i panneggi e gli effetti luministici. I personaggi venivano studiati singolarmente, ripensandone la posa da diverse angolazioni, procedendo prima con un’analisi sul nudo e subito dopo sul modello vestito; in un secondo momento le figure venivano studiate nel loro insieme compositivo, spesso condensando i vari passaggi in un unico foglio.

Dopo l’indagine conoscitiva sulle figure e sui singoli dettagli, gli ultimi fogli in mostra sono infatti studi di scene complesse e articolate, che vanno dai primi schizzi compositivi ai modelli prossimi alla versione pittorica, dove evidenti sono le relazioni con le precedenti fasi di elaborazione.
Anche questa fase può essere suddivisa in ulteriori momenti progettuali: dopo lo schizzo iniziale che costruisce l’intera scena, elemento originale di Barocci è anche la creazione di cartoni di piccole dimensioni, i cosiddetti “cartoncini per il chiaroscuro”, che si focalizzano soprattutto sui rapporti di luce e ombra, e che conferiscono una maggiore espressività alla scena; da ultimo, l’artista elabora cartoni “grandi quanto l’opera” (non in mostra per motivi di spazio e di conservazione), che saranno poi trasferiti sulla tela.
Tra le varie fasi esiste un rapporto di continuità. Se alcuni studi mostrano l’impostazione generale della composizione, tracciata con segno sciolto e veloce, altri si focalizzano sulle singole porzioni della scena, dove vengono verificate sia le singole figure, sia i rapporti tra di esse.
Persino nelle ultime fasi, dove il cartone riproduce le dimensioni che avrà il dipinto, vengono apportate modifiche e ripensamenti.

Dalla mostra è dunque evidente come per Federico Barocci il disegno venga concepito come strumento quotidiano indispensabile a qualsiasi creazione artistica, dove la mano è guidata da un principio guida costante, ininterrottamente sottoposto a verifica.
Didascalie immagini
- Federico Barocci, Due studi di figura, una nuda e l’altra vestita con putto fra le braccia (per la “Madonna del Popolo”, Firenze, Galleria degli Uffizi); studi di panneggi, 1575-1579,
Pietra nera, pietra rossa, gessetto bianco, parziale quadrettatura a pietra nera, tracce di ricalco, carta cerulea virata - Testa d’uomo (per la “Chiamata di sant’Andrea” Bruxelles, Musées royaux des Beaux-Arts de Belgique), 1580-1583,
Carboncino, pietra rossa, pastello rosa, gessetto bianco, carta - Figura maschile nuda che suona la ghironda, studi del busto, della testa e delle mani (per la “Madonna del Popolo”, Firenze, Galleria degli Uffizi), 1575-1579,
Pietra nera, pastello rosa, biacca (carbonato basico di piombo), pietra rossa, quadrettatura a pietra nera, tracce di stilo, carta cerulea - Angeli in volo e studi di panneggio,
Pietra nera, pietra rossa, doppia quadrettatura una a pietra rossa e l’altra a pietra nera, carta - Tre studi di figura sorretta da un’altra e schizzo di figura (per il “Compianto”, Bologna, Palazzo D’Accursio), post 1600,
Pietra nera, pietra rossa, carta - Studio compositivo (per la “Circoncisione di Cristo”, Paris, Musée du Louvre), ante 1590,
Penna e inchiostro, pennello e inchiostro diluito, biacca (carbonato basico di piombo) parzialmente ossidata, pietra nera, doppia quadrettatura a pietra nera, tracce di stilo, carta cerulea virata
In copertina:
Studio compositivo (particolare) per la “Circoncisione di Cristo”, Paris, Musée du Louvre, ante 1590,
Penna e inchiostro, pennello e inchiostro diluito, biacca (carbonato basico di piombo) parzialmente ossidata, pietra nera, doppia quadrettatura a pietra nera, tracce di stilo, carta cerulea virata
Dove e quando
Evento: Federico Barocci disegnatore. La fucina delle immagini
- Fino al: – 03 April, 2016
- Indirizzo: Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi – via della Ninna 5, 50122, Firenze
- Sito web