Le Fabbriche Chiaramontane di Agrigento dedicano un’esposizione alla multiforme operatività di Ezio Pagano, memoria storica dell’arte contemporanea in Sicilia. Egli nasce nel 1948 a Bagheria, il paese “guttusiano” che da pochi anni è stato reso ancora più celebre da un noto film di Tornatore. Dal 1965 Pagano organizza mostre alla Pro Loco, al Circolo di Cultura o nella villetta comunale, finchè decide di aprire una sua galleria, “L’Alcova”, regalata poi a tre pittori bagheresi nel momento in cui sopraggiunge la leva militare. Appena rientrato nella città natia, nel 1968, apre un’altra galleria, “Il Nibbio”, inaugurata da Renato Guttuso, e continua a realizzare mostre. Dal 1997 è il titolare della struttura museale da lui fondata: Museum – Osservatorio per l’Arte Contemporanea in Sicilia, che ha come presidente del consiglio scientifico Gillo Dorfles e comprende lavori di numerosi artisti contemporanei.

Pagano ha visto circolare migliaia di opere e ha potuto dialogare anche con galleristi di fama internazionale come Leo Castelli o Bruno Bischofberger. Disilluso e sconfortato dalla mediocrità che nota nel sistema dell’arte attuale e precisamente nel rapporto che si stabilisce tra gallerie, critici e media, crede profondamente nell’attività dei “privati”, che può trasformare la Sicilia in un vivace laboratorio creativo. Il Museum Bagheria, infatti, documenta l’arte del ‘900 ma anche dei protagonisti attuali, italiani e stranieri, con un corpus invidiabile per quantità e qualità. E l’apertura verso l’arte contemporanea non è affatto scontata in un ambiente pioneristico come quello siciliano di cinquant’anni addietro.

Tra gli artisti in mostra non può mancare Guttuso, con la sua serpentinata Medusa (da Caravaggio) che ricorda appunto i dipinti caravaggeschi dello Scudo con testa di Medusa ma se ne allontana per i rivolgimenti più espressionisti che naturalisti, così come avviene nell’allucinata maschera di Piero Guccione nella sua La maschera e l’Ibisco. La figuratività si comprime e si stranisce nella Figura scolpita da Augusto Perez ma si sfalda del tutto nei frammenti monocromi dipinti da Antonio Sanfilippo in Senza titolo ed è annichilita nel muto Nero di Franco Sarnari. Ma dove la concezione tradizionale dell’arte viene profondamente ridiscussa è dinanzi alle frasi vitupese da Emilio Isgrò nella Cancellatura squadrata o alle parole che invece fluiscono celermente sulla superficie del grande specchio d’epoca di Una pagina di vita, incisa e riflessa..Rifletti! di Luca Maria Patella. Concettuali e inesplicabili le installazioni autoreferenziali di Pino Pinelli, che con Pittura R traccia un’immaginaria linea curva con rettangoli rossi su una parete bianca, e Carla Accardi, che con Virgole appende dei triangoli di sicofoil su legno dipinto realizzando una composizione che nell’interior design acquisirebbe un’innegabile piacevolezza decorativa.

Di Pietro Consagra è esposta la razionale scultura in bronzo Bifrontale, che evoca in una versone miniaturizzata la celebre installazione La materia poteva non esserci sotto il ponte autostradale della Palermo – Messina nel Parco di Fiumara d’Arte. Asettica e spirituale la Croce derivata dai vuoti che separano i quadrilateri di tela di Gianfranco Anastasio. Sicuramente più articolata l’installazione Viaggio, in cui Michele Cossyro racchiude una rete vegetale entro una cornice dipinta con forme aguzze e taglienti: l’opera ricorda la sagoma dell’ala di un velivolo mentre la sua rete richiama le coperture ipertecnologiche di edifici contemporanei come stazioni, centri commerciali, aeroporti. Un richiamo, se non un monito polemico contro la contemporaneità, è lanciato da Super Shell, il dipinto in cui Lia Pasqualino Noto fa abbandonare una donna alla seduzione della cornetta telefonica, del televisore e dei magazine. Il visitatore della mostra è invece sedotto dalle illusioni di optical art di Ludoscopio – inscrivere una profondità virtuale, l’installazione in cui Paolo Scirpa affianca specchi dalla forma di cerchio, triangolo e quadrato che all’accensione del sistema a essi collegato mostrano al loro interno spirali in neon dai colori fluo che sembrano ripetersi all’infinito.

L’istituzione agrigentina, dunque, prosegue gli approfondimenti sulla cultura artistica siciliana, il suo sistema dell’arte e i rapporti tra esso e il sistema italiano, iniziati già nel 2013 con la rassegna dedicata al gallerista Nino Soldano. Il curatore della mostra Marco Meneguzzo, come abbiamo visto, ha selezionato le opere di più di sessanta artisti scelti tra nomi noti a livello internazionale ma anche significativi per la cultura siciliana, in perfetta consonanza con gli intenti culturali che hanno animato Museum.

Didascalie immagini
- Renato Guttuso, Medusa (da Caravaggio), 1985, olio su tela, diametro cm 90 (foto © Federica Pera)
- Gianfranco Anastasio, Croce, 1990, olio su tela, cm 76×76 (quattro elementi) (foto © Federica Pera)
- Carla Accardi, Virgole, 1981, sicofoil su legno dipinto, cm 160×105 (sette elementi, cm 35×35 cad.) (foto © Federica Pera)
- Paolo Scirpa, Ludoscopio – Inscrivere una profondità virtuale, 1979, assemblaggio: legno, neon e specchi, cm 45x45x16 (3 elementi) (foto © Federica Pera)
- Pietro Consagra, Bifrontale, 1995, bronzo, cm45x27,7×7,7 (foto © Federica Pera)
In copertina:
Renato Guttuso, Medusa (da Caravaggio), 1985, olio su tela, diametro cm 90
[particolare]
(foto © Federica Pera)
Orari:
10.00-13.00,
16.00-20.00
Dove e quando
Evento: Vite da gallerista – Ezio Pagano
- Fino al: – 20 February, 2016
- Indirizzo: Fabbriche Chiaramontane – via S. Francesca D’Assisi, 1 – Agrigento
- Sito web