L ultima parola la vera storia di dalton trumbo 1Dalton Trumbo era uno degli sceneggiatori più pagati di Hollywood, durante la seconda guerra mondiale la sua adesione al Partito Comunista faceva parte dell’attivismo politico per contrastare l’ascesa dei regimi fascisti in Europa, ma dopo la fine del conflitto il mutato clima politico contrappose gli USA all’Unione Sovietica dando il via alla Guerra Fredda e la propaganda trasformò il suo patriottismo in tradimento.
Nel 1947 lo scrittore fu chiamato a deporre davanti alla Commissione per le Attività Antiamericane e rifiutò giustamente di riconoscere la legittimità dell’indagine che, in aperto contrasto con la libertà di pensiero sancita dalla Costituzione degli Stati Uniti, imponeva alle persone di dichiarare pubblicamente il proprio orientamento politico e di denunciare i nomi di altri che si sapessero inclini alle idee messe al bando in quel preciso momento storico.
Trumbo riteneva evidente per tutti la minaccia alla libertà d’espressione, restò fedele ai suoi principi e fu uno dei cosiddetti ‘dieci di Hollywood’ che rifiutandosi di rispondere all’inquisizione e diventare delatori dei propri amici furono condannati per oltraggio al Congresso, scontò undici mesi nella prigione di Ashland nel Kentucky.
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L’ultima parola – la vera storia di Dalton Trumbo di Jay Roach pur non essendo il primo film che affronta il tema della caccia alle streghe negli anni ‘50 è quello che fino ad oggi, attraverso la ricostruzione biografica di un dramma privato, meglio ha saputo raccontare le violente ripercussioni che ebbe nella vita di tante persone quella pagina disgraziata della storia americana.
L’ideale comunista, utopico dal momento in cui non mette in conto egoismo e avidità, è un desiderio di uguaglianza tra le persone in relazione alle loro condizioni di vita, l’aspirazione a cancellare ogni ingiustizia che per Dalton Trumbo era strettamente correlata alla sua attività sindacale per l’equità dei salari, espressione quindi di una forte spinta altruistica.
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In considerazione di ciò è paradossale che la propaganda del potere sia riuscita a creare paranoia e psicosi per una minaccia inesistente, una sorta di terribile McGuffin1 hitchcockiano applicato alla realtà capace al suo apice di avallare l’omicidio di Stato dei coniugi Rosenberg2 spinti sulla sedia elettrica in base a semplici indizi, e la dice lunga sulla capacità manipolatoria degli organi d’informazione nell’imporre orientamento a coloro che invocano un’autorità superiore che li sollevi dall’impegno di dover pensare.
Supportato dalla testimonianza diretta delle figlie Nikola e Mitzi Trumbo il film fa soprattutto un ritratto dell’uomo dietro il personaggio, brillante ma pieno di contraddizioni, senza scadere nell’agiografia.
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Bryan Cranston è straordinario nel portare sullo schermo l’idealista Dalton Trumbo ma anche l’istrionismo con cui lo scrittore amava essere sempre al centro dell’attenzione, un’interpretazione che gli ha procurato la prima legittima candidatura all’Oscar della sua carriera.
Diane Lane è la moglie Cleo, complice nell’assecondare le esigenze del marito nei lunghi anni in cui fu bandito e costretto a lavorare clandestinamente sotto pseudonimo, ma soprattutto ottima è la scelta di tutti gli attori chiamati a interpretare nella finzione volti noti dello schermo: Michael Stuhlbarg è Edward G. Robinson, David James Elliott incarna John Wayne e Dean O’Gorman è Kirk Douglas, la star che come produttore ebbe il coraggio di accreditare Dalton Trumbo, autore della sceneggiatura di Spartacus (1960) di Stanley Kubrick, contribuendo a porre fine al sistema delle liste nere.
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Durante i tredici anni in cui gli fu impedito di lavorare alla luce del sole Dalton Trumbo vinse due volte l’Oscar al miglior soggetto originale, per Vacanze romane (1953) firmato dall’amico Ian Mc Clellan Hunter e per La più grande corrida (1956) presentato sotto lo pseudonimo di un inesistente Robert Rich.
Costretto ad abusare di eccitanti e alcol per sostenere il ritmo quotidiano di diciotto ore di lavoro necessari alla sopravvivenza della sua famiglia, Trumbo usò l’intelligenza e la sue opere per combattere la discriminazione politica che in Hedda Hopper, la pettegola di Hollywood interpretata da Helen Mirren, trovò il suo guerriero più incallito, riuscendo infine ad abbattere il pregiudizio che aveva penalizzato molti cittadini per le loro idee non conformi al potere e non solo nel mondo dello spettacolo.
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Nel discorso tenuto il 13 marzo 1970 alla Writers Guild, l’associazione degli scrittori, un Dalton Trumbo riabilitato lanciò un messaggio di riconciliazione: “Quella della lista nera è stata un’epoca orribile. Da entrambe le parti si sono viste buona e cattiva fede, onestà e disonestà, coraggio e codardia. Ciascuno, stretto dal bisogno, ha scoperto in sé questi sentimenti contraddittori. Inutile cercare i buoni e i cattivi, gli eroi o i santi di quel pezzo di storia oscura, perché semplicemente non ci sono. Ci sono solo vittime.
E’ importante ricordare quel momento terribile in un’epoca che sempre più sembra orientata al pensiero unico, è determinante salvaguardare il diritto d’espressione di voci fuori dal coro per la salute della libertà di tutti, perché il pericolo di demonizzazione per chi dissente è sempre molto presente e concreto.

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. Uno straordinario Bryan Cranston è Dulton Trumbo
  3. Immagini reali dell’epoca [con Humprey Bogart e Lauren Bacall tra il pubblico di un’udienza] inserite nel film contribuiscono alla ricostruzione di quell’epoca buia
  4. Ritratto dei momenti privati della famiglia Trumbo con Diane Lane nel ruolo della moglie Cleo
  5. Dean O’Gorman è Kirk Douglas / David James Elliott è John Wayne / Michael Stuhlbarg è Edward G. Robinson / Helen Mirren è Hedda Hopper, la pettegola di Hollywood / Alan Tudyk è Ian McLellan Hunter, prestanome per la sceneggiatura di Vacanze Romane
  6. Tra finzione e realtà storica: Louis C.K. è l’immaginario Arlen Hird, che racchiude in sé le figure di diversi scrittori, e Adewale Akinnuoye-Agbaje è il compagno di carcere Virgil Brooks;
    John Goodman e Stephen Root sono i reali produttori Frank e Hymie King che fecero lavorare lo scrittore in incognito, Elle Fanning la figlia maggiore di Trumbo
    (© 2015 Groundswell Productions / Bleeker Street Pictures / Shivhans Pictures)

In copertina:
Bryan Cranston è Dalton Trumbo davanti alla Commissione per le attività antiamericane
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(© 2015 Groundswell Productions / Bleeker Street Pictures / Shivhans Pictures)

NOTE

1 Il McGuffin nel Cinema di Alfred Hitchcock è un espediente narrativo attorno al quale sono costruite azione e tensione di un intrigo ma che non ha alcuna consistenza, il grande regista britannico nella fluviale intervista concessa a Francois Truffaut – reperibile in volume col titolo Il Cinema secondo Hitchcock – citava come apoteosi di questo particolare stratagemma la sceneggiatura di Intrigo internazionale (1959) in cui non solo si assiste a una persecuzione senza senso fondata sul niente, ma il cattivo è presentato come un individuo pericoloso di cui avere timore semplicemente perché “si occupa di cose losche”.

2 I coniugi Ethel e Julius Rosenberg furono arrestati nel marzo 1951 e mandati alla sedia elettrica, nonostante prestigiosi appelli da tutto il mondo per la salvezza delle loro vite, perché riconosciuti colpevoli di spionaggio e di aver passato ai servizi segreti dell’Unione Sovietica informazioni sulla bomba atomica. Accuse che non furono mai realmente provate e sulle quali pesa ancora il dubbio di manipolazioni attuate sui documenti originali del processo desegretati negli anni ’60.

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Trumbo
  • Regia: Jay Roach
  • Con: Bryan Cranston, Adewale Akinnuoye-Agbaje, Louis C.K., David James Elliott, Elle Fanning, John Goodman, Diane Lane, Michael Stuhlbarg, Alan Tudyk, Helen Mirren, Dan Bakkedahl, Roger Bart, Christian Berkel, Peter Mac Kenzie, Dean O’Gorman, Richard Portnow, Stephen Root
  • Soggetto: Bruce Cook dal suo libro Dalton Trumbo
  • Sceneggiatura: John Mc Namara
  • Fotografia: Jim Denault
  • Musica: Theodore Shapiro
  • Montaggio: Alan Baumgarten
  • Scenografia: Mark Ricker
  • Costumi: Daniel Orlandi
  • Produzione: Michael London e Janice Williams con Shivani Rawat, Monica Levinson, Nimitt Mamkad, John Mc Namara e Kevin Kelly Brown in coproduzione con Michelle Graham per Groundswell Productions, Bleeker Street Pictures e Shivhans Pictures
  • Genere: Drammatico
  • Origine: USA, 2015
  • Durata: 124’ minuti