L’Edoardo di cui si parla è Alberto Edoardo, Principe di Galles (1841-1910), “Bertie” per gli amici, figlio scavezzacollo della grande, longeva autoritaria Regina Vittoria (1819-1901) che, tenuto a lungo lontano dalle redini dell’Impero, ebbe tutto il tempo per godersi un’allegra gioventù e di vivere a pieno quella beata stagione che per l’Europa, fu la “Belle Epoque”, nel cui cielo sembrava che il sole non dovesse mai tramontare. Proprio Bertie, che l’austera madre definiva “fannullone” e: “bello non posso proprio dirlo, con quella testa penosamente piccolina e stretta” …e che rimproverava per la sua gioiosa, curiosa voracità che, nel tempo, lo aveva “appesantito”, era il capo carismatico di quel gruppo di teste coronate d’Europa, che nei 40 anni che precedettero la I Guerra Mondiale, tra una crociera, un ballo, una cena, una festa, frequentavano spensieratamente le località e i ristoranti più famosi e alla moda, sempre accompagnati dalle donne più belle.
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Così, i cuochi di Parigi, Monte Carlo, Nizza, facevano a gara per dedicar loro ed al più goloso, il Principe di Galles, futuro Re d’Inghilterra, i piatti più raffinati e le creazioni più originali delle loro cucine (Canard Tour D’Argent Edoardo VII, Insalata Principe di Galles, Sella di Vitello Edoardo VII). Anche le “Crêpes Suzette” furono intitolate da Henry Charpentier, chef dell’Hotel de Paris di Montecarlo, alla bellissima accompagnatrice di turno del Principe di Galles, entrando così nella storia della gastronomia.
Sensibile al fascino del buon cibo e dell’ottimo bere: “Il vino non si beve soltanto: si osserva, si gusta, si sorseggia…e se ne parla”, lo era altrettanto al fascino femminile. Le sue numerose “scappatelle” preoccupavano molto la Corte perché turbavano quell’immagine di rigorosa moralità vittoriana che era lo specchio e il vanto. Disinvolto, effervescente, spiritoso, questo reale rampollo diventava timido e impacciato difronte alla madre, capace di farlo sudare freddo, con un solo sguardo, fino a 50 anni!.
Menu edoardo viiMa lontano dai cancelli di Buckingham Palace, diventava un altro. Con il suo entourage di amici artistocratici dai nomi altisonanti, dai costumi liberi, nei limiti dell’educazione vittoriana, con raffinata eleganza e gioia di vivere, caratterizzò una stagione della vita della società inglese che, da lui prese il nome. In questo dorato ambiente l’esuberante Bertie che era stato “fatto sposare” per cercare di calmare i suoi bollenti spiriti, con la bellissima Alessandra di Danimarca detta Alex ( che definiva il consorte: “quel discolo dl mio maritino”) colse una Rosa…dal profumo di arrosto.
Tante sono le storie che favoleggiano l’incontro tra il Principe e Rosa, da cui nacque una lunga, duratura, segreta (non tanto!) storia d’amore, cibo…sesso. Lei si chiamava Rosa Ovenden (1867-1950), era nata a Leyton, povera città del Sud-Est dell’Inghilterra. Era la quinta di nove figli di una miserabile famiglia ed era cresciuta a latte e patate nell’ospizio della città. Di necessità, a 16 anni, fu mandata a fare la sguattera per 1 scellino alla settimana ( più 3 pasti al giorno) dai Conti di Parigi, in esilio a Londra. Per non soffrire troppo la mancanza dei sapori della patria lontana, i Conti si erano portati anche la brigata dei loro fedeli cuochi francesi che, con le loro squisitezze, avrebbero tenuto vivo, per il loro nobile palato e per il loro nostalgico cuore il ricordo della “douche France”. Qui la piccola Rosa intelligente, attenta, fece tesoro di tutto quanto vedeva tra i fornelli cercando di apprendere non solo le ricette ma anche i segreti dello stile e dello charme. Intanto cominciò ad imparare il francese che riuscì a parlare correttamente insieme al suo ostinato Cockney. Risciacquando preziose porcellane di Limoges e di Sévres, luminosi cristalli di Saint Louis, osservava tutto con interesse, tatto, riservatezza e perizia tanto da arrivare ad un posto di una certa responsabilità nella direzione del ménage dei Conti di Parigi. Una leggenda dice che fu proprio in occasione di un pranzo in questa nobile dimora che avvenne il primo incontro tra lei ed Edoardo VII che era tra gli invitati. Arrivato a palazzo, prima del previsto, l’aveva sorpresa mentre nella sala da pranzo, stava dando gli ultimi ritocchi alla tavola. Folgorato dalla sua fresca bellezza, dalla sua chioma rosso fuoco, scambiandola per un ospite, le cinse la vita e la baciò appassionatamente. Rosa non si tirò indietro! Infatti aveva imparato a cucinare gustose ricette….ma anche gli uomini!
Un’altra romantica versione, ci racconta che fu alla fine di una cena per l’alta società inglese, da lei mirabilmente preparata, in casa di Lady Randolph Churchill, quando il Principe di Galles, che era tra gli ospiti, chiede di congratularsi con chi aveva cucinato, con tanta maestria, per premiarlo con una bella moneta. Nel ricevere l’ambito riconoscimento l’affascinante cuoca…svenne.
Comunque sia andata, tra loro nacque una lunga intensa storia in cui l’abilità culinaria fu uno degli ingredienti più importanti, anche se Rosa, poi affermava che, non solo il buon cibo, ma anche il suo spirito frizzante, la sua naturale brillantezza, spontaneità, la sua simpatia avevano catturato il principesco cuore!
Rosa Ovenden entrò così nel mondo dell’esclusiva società inglese. La sua presenza come Regina dei fornelli, con le sue ricette piene di sfumature di delicata cucina francese, fu richiesta nelle più belle ville della campagna londinese, nei palazzi e nei salotti più chic. Dove c’era lei era sicuro che sarebbe arrivato anche l’erede al trono! Lei sarà inoltre, la prima cuoca ad essere chiamata al White, l’esclusivo club per soli gentiluomini! Naturalmente quando si cominciò a parlare “troppo” del loro legame, quando il gossip saporito raggiunse i timorati saloni di Buckingham Palace…ma anche le modeste stanzette di casa Ovenden a Leyton…vi si dovette porre fine con un rimedio molto semplice: un bel matrimonio formale e combinato ad arte. Così si trovò un distinto disponibile complice in un maggiordomo di nome Excelsior Lewis!. “Se non lo avessi fatto i miei familiari mi avrebbero sparato! Perciò ho detto al pastore di essere veloce, di tagliar corto col sermone. Ho buttato l’anello appena fuori dalla Chiesa e ho lasciato lo sposo, così su due piedi! “Rosa raccontò poi così la sua rapida avventura matrimoniale. Ormai era diventata la rispettabilissima signora Lewis. Grato di tanto altruistico gesto, Edoardo le regalò uno dei più eleganti hotel di Londra in Cavendish in Jermyn Street 81.
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Ma la storia non finisce qui…perché c’era una porta segreta per Edoardo e i suoi ospiti regali con cui Rosa, fedele al suo motto: “Un Re tira l’altro” garantiva loro un riservatissimo ingresso alle belle confortevoli stanze del suo hotel.
Entrata piano piano, dalla porta di servizio, Rosa, che ebbe anche altri amori, arrivò a far parte della dorata società londinese dell’epoca. Non era una lady, ma il suo nome entrò tra quelli celebri della società edoardiana, con i blasonati cognomi, con quell’eleganza raffinata tipica di quella irripetibile stagione della storia inglese. Rosa Lewis, chiamata la Duchessa di Jermyn Street, dettava lo stile nel modo di apparecchiare la tavola, nella scelta del menu, ma anche del vestire creando un suo look con gli alti colli di pizzo, i vestiti scivolati sul corpo sostenuto dal busto, i cappelli a larga falda e tacchi a rocchetto, a cui rimase fedele fino alla fine dei suoi giorni. Rosa si distinse anche per straordinaria generosità quando, ospitò, per lungo tempo nel suo lussuoso hotel alcuni reduci della I Guerra Mondiale, in difficoltà a cui, pur trattandoli a tartufi e champagne non fece mai pagare il conto.
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Per loro ricchi banchieri, aristocratici, magnati americani di passaggio…lo pagarono molto più salato! Quando Edoardo VII morì, in Inghilterra si pianse molto. Quello che era stato considerato un allegro Play boy poco adatto all’alta responsabilità del regno, si era invece rivelato un buon sovrano, attento alle esigenze del suo popolo in un mondo che stava velocemente cambiando. Stimato e apprezzato dai governi di tutti gli stati europei con cui aveva stretto rapporti cordiali, era chiamato il Re “Peacemaker” (Il Pacificatore).
Questo lutto fu gravissimo per Rosa che sprofondò in una forte depressione che fece temere la decadenza ed addirittura la chiusura del suo hotel. Cosa che fortunatamente non avvenne. Scampata ad un terribile bombardamento di Londra durante la II Guerra Mondiale, morì nel 1950 ricca e rispettata come una vera Lady! Con una riservatezza tutta anglosassone Rosa Lewis non tradì mail i suoi segreti, ne lasciò trapelare particolari scabrosi della sua regale relazione. Si vociferò di una conturbante guêpière di pizzo francese su cui troneggiava la firma autografa di Bertie, principe di Galles!
Non ci sono rimaste nemmeno lettere o documenti piccanti che testimonino questo amorgastronomico. Ci sono però alcune sue ricette dedicate a Principe di Galles, in una specie di testamento goloso d’amore.

Didascalie immagini

  1. Edoardo VII (Buckingham Palace, Londra 9 novembre 1841 – 6 Maggio 1910) (fonte)
  2. Menu: Da “Arte e storia a tavola” Accademia della cucina 2003
  3. Placca dell’hotel Cavendish di Londra (fonte)
  4. Rosa Lewis, nata Ovenden (1867 – 1952) (fonte)

In copertina:
Edoardo VII (particolare) (fonte)