Ci sono le cinquanta sfumature di nero, c’è chi vede tutto o bianco o nero, chi si veste sempre e solo di nero (perché va con tutto e non si sporca) e chi si fida solo delle cose scritte nero su bianco…il nero insomma, che sia il colore vero e proprio o solo un concetto, è una tinta di certo molto presente nella realtà dei nostri giorni. Eppure non è stato sempre così, come sottolinea lo storico Michel Pastoureau nel Michel pastoureau-nero storia di un colore-copertina del volumesuo Nero. Storia di un Colore: “come il bianco, suo compare, al quale non è del resto sempre stato associato, il nero aveva progressivamente perso il suo statuto di colore tra la fine del medioevo e il XVII secolo”.
Il libro ripercorre la storia di questo colore partendo addirittura dalla Genesi, dalla mitologia greca e dall’astrofisica, dai miti fondativi di molte civiltà orientali per dimostrare che il nero (o le tenebre) è un elemento ricorrente, sia che voglia simboleggiare la mancanza di vita o la fertilità, la nascita o la sofferenza. Sarà per questa ricchezza di significati che non è possibile parlare di un solo tipo di nero: esistono quelli opachi e quelli brillanti, quelli leggeri o quelli profondi, quelli più o meno densi…sono, in poche parole, tutti i neri che abbiamo imparato a conoscere nelle miniature medievali (dove ha solitamente una connotazione negativa, basti pensare alle tante raffigurazioni del demonio, sempre nero come la pece), nei romanzi cavallereschi (nella sua Storia del Graal, Chrétien de Troyes descrive una damigella non certo piacente in questi termini: “Non avreste mai potuto vedere ferro nero come il suo collo e le sue mani […] Gli occhi erano come due buchi, piccoli come quelli dei topi, e aveva naso di scimmia o di gatto e orecchie d’asino o di bue. I denti sembravano tuorlo d’uovo per il colore, tutti rugginosi, e aveva la barba come un caprone. In mezzo al petto aveva una gobba, e la schiena sembra un bastone ricurvo”), negli abiti di quelle dame e di quei gran signori che, più o meno a partire dalla fine del XIV secolo, cominciano ad apprezzare l’eleganza del nero, fino al pranzo a lutto descritto da Huysmans in A ritroso (“Erano stati serviti, in piatti orlati di nero, brodo di tartaruga, pane di segala russa, olive di Turchia, caviale, bottarga di muggini, pasticci affumicati di Francoforte, selvaggina in salse color liquerizia o lucido di scarpe, creme di tartufi, creme ambrate al cioccolato, sformati all’inglese, prugne, conserve di uva, more, ciliegie nere. Si eran bevuti, in bicchieri scuri, vini della Limagne e del Roussillon, di Tenedo, di Val del Pen ̃as e di Porto; e, dopo il caffè e l’acquavite di mallo di noce”) e ai bellissimi neri utilizzati da Manet e Renoir.
E voi, siete convinti ancora che sia un colore come un altro? Letto il libro, non sceglierete più una maglietta nera con la stessa leggerezza di oggi…

Didascalie immagini

  1. Michel Pastoureau, Nero. Storia di un colore
    [copertina del volume]

In copertina:
Drappo di velluto liscio di colore nero
[particolare]

Michel Pastoureau

Nero. Storia di un colore

pp. 288

Ponte alle Grazie

Dove e quando