Il 23 e 24 Febbraio sul palco del Teatro della Pergola è andata in scena la prima nazionale di Livada de vişini, un particolare allestimento de Il giardino dei ciliegi realizzato da Roberto Bacci con la compagnia del prestigioso Teatro Nazionale di Cluj-Napoca, Romania.

Un allestimento elegante e poetico, al tempo stesso classico e contemporaneo: è classica infatti la scelta di rimanere fedeli al testo di Čechov, alla sua leggerezza – in fondo l’autore l’aveva concepito come una farsa – così come ai costumi che rimandano al primo Novecento; contemporanea invece è la scelta di portare l’azione fino in platea, grazie a una passerella che prolunga il palcoscenico e permette agli attori di spostarsi di fatto in mezzo al pubblico e anche nel foyer.  

Ma c’è qualcos’altro che rende speciale questa versione della pièce di Čechov: i personaggi sono tutte figure vestite di toni di bianco, che si muovono su una scena anch’essa dominata dai toni chiari, sommersa letteralmente dai candidi petali dei fiori di ciliegio – un allestimento che per questo oseremmo definire “petaloso”. Non vediamo mai la villa o gli alberi, ma solo veli che creano giochi di trasparenze: è come se i personaggi fossero fantasmi che si muovono non in un luogo reale ma nel ricordo di quel luogo – impalpabile e visibile forse solo a loro. Gli unici oggetti di scena sono le valigie, simbolo di una precarietà che aleggia costantemente su tutto e su tutti.

E la scelta di rappresentare tutti i personaggi come “provvisori” è in effetti corretta, visto che in fondo è proprio il cambiamento il vero protagonista del testo di Čechov. La storia, come è noto, comincia infatti con il ritorno dell’aristocratica Ljuba, presso la casa di famiglia circondata da un enorme giardino di ciliegi. Si tratta di un momento molto delicato per la famiglia ma anche per il paese, tra il XIX e XX secolo: in Russia dopo l’abolizione della servitù della gleba una nuova classe sociale sta emergendo, mentre la vecchia aristocrazia – rappresentata da Ljuba e dalla sua famiglia – non sempre riesce ad accettare questi mutamenti sociali.

La reazione più estrema è proprio quella di Ljuba, che semplicemente non vuol vedere la realtà che la circonda, e nonostante i debiti continua a sperperare denaro. Sarà il figlio del vecchio sovrintendente della tenuta, Lopachin ora arricchitosi, a proporre una soluzione pragmatica e sarà sempre lui alla fine a rilevare i terreni e scacciare la famiglia, alla quale non resterà che prendere le proprie valigie e andarsene verso un futuro incerto.

Non avendo accettato il cambiamento e non avendo reagito, la famiglia di Ljuba non può che soccombere al nuovo assetto economico – e noi spettatori sappiamo che anche questa nuova realtà sarà ben presto spazzata via a sua volta dalla Rivoluzione di Ottobre, rendendo di fatto anche i nuovi ricchi “precari” e obsoleti.

Ecco quindi che da questo punto di vista gli attori sembrano proprio fantasmi che si aggirano tra il pubblico, leggeri e quasi sospesi nel tempo e nello spazio. Questa lettura diventa ancora più plausibile nel finale, quando arrivano operai muniti di sega elettrica per abbattere i ciliegi: un salto che ci riporta alla contemporaneità e ci suggerisce che in fondo non si sta parlando solo del passato ma anche del presente. Vista con gli occhi di oggi questa storia che si svolge nel cuore dell’Europa è attuale ora come nel 1904. Sostiene il regista, Roberto Bacci:

“Il dottor Čechov osserva la vita del suo Giardino con il microscopio dello scienziato, una vita proiettata sul vetrino illuminato dalla poesia dello scrittore e dalle luci del teatro, mentre ogni attore incarna il proprio personaggio nello stesso modo in cui ognuno di noi sorride, piange, balla, ama… ognuno secondo il suo ruolo e la sua funzione in questa vita. E mentre Čechov osserva e scrive, noi ci riconosciamo in quella brigata di nostri simili accampati, con le loro valigie, aspettando che il treno del futuro li porti soltanto un po’ più avanti.”

Lo spettacolo, recitato interamente in rumeno ma con sovratitoli in italiano, è un bell’esperimento di integrazione europea: in fondo non sembra che la lingua sia un ostacolo di fronte a tradizioni teatrali e culturali che hanno radici e linguaggi in parte comuni. Per il pubblico fiorentino la lingua infatti non è stato un problema, visti gli applausi della prima. I bravissimi protagonisti con la loro fisicità sono riusciti letteralmente ad annullare la barriera linguistica che teoricamente li separava dal pubblico. Viste le attuali discussioni sulle frontiere interne ed esterne dell’Europa, sembra proprio che almeno nel mondo dell’arte il dibattito sia stato ampiamente superato.

Didascalie immagini

  1. Il palco del Teatro della Pergola per l’occasione dotato di una speciale passerella che si estendeva in platea.
    (Foto: Caterina Chimenti)
  2. Un momento dello spettacolo
    (Foto © Nicu Cherciu)
  3. Il cast di Livada de Vişini – Il giardino dei ciliegi
    (Foto © Nicu Cherciu)
  4. Un momento dello spettacolo
    (Foto © Nicu Cherciu)
  5. Un momento dello spettacolo
    (Foto © Nicu Cherciu)
  6. Un momento dello spettacolo
    (Foto © Nicu Cherciu)

In copertina:
Un momento dello spettacolo Livada de Vişini – Il giardino dei ciliegi
(Foto © Nicu Cherciu)

LIVADA DE VIŞINI (IL GIARDINO DEI CILIEGI)

di Anton Čechov
traduzione: Maria Rotar

Drammaturgia: Stefano Geraci

Con: Ramona Dumitrean, Alexandra Tarce, Anca Hanu, Ionuț Caras, Sorin Leoveanu, Cristian Grosu, Cǎtǎlin Herlo, Irina Wintze, Radu Lǎrgeanu, Patricia Brad, Cornel Răileanu, Matei Rotaru, Miron Maxim

Musicisti: Pusztai Renato Aladar, Albert Gábor Balázs

Scene e costumi: Adrian Damian

Direzione tecnica: Doru Bodrea

Luci: Jenel Moldovan

Suono: Marius Rusu

Assistenti luci: Alexandru Corpodean, Mădălina Mânzat

Assistente scenografia: Florin Călbăjos

Coordinatore numeri d’illusionismo: Florin Suciu

Suggeritrice: Ana Maria Moldovan

Foto di scena: Nicu Cherciu

Assistenti alla regia: Maria Rotar e Francesco Puleo

Regia: Roberto Bacci

DATE

Lo spettacolo ha debuttato a Cluj-Napoca nel 2014 a celebrazione di un doppio evento: 110 anni dalla prima assoluta de Il giardino dei ciliegi, il 17 gennaio 1904 al Teatro d’Arte di Mosca, con la regia di Stanislavskij, e 110 anni dalla morte dell’autore, il 2 giugno del 1904.

Dopo Firenze, la  tournée prosegue a:

  • Teatro Storchi di Modena: 27 e 28 febbraio

Dove e quando

  • Indirizzo: Teatro della Pergola, via della Pergola 12/32, Firenze
  • Sito web