Tredici anni dopo L’Arca Russa, lo splendido valzer visivo che abbattendo ogni barriera spaziotemporale ci ha condotto all’interno dell’Hermitage di San Pietroburgo, Aleksandr Sokurov con Francofonia entra in un altro tempio dell’arte come il Louvre di Parigi, per affermare ancora con forza il valore assoluto della cultura sulla barbarie.
Il grande cineasta russo fa un elogio della cultura europea intesa come elemento unificante dei popoli del vecchio continente e unica arma per conservare un’identità culturale, un’opera perfino troppo profetica dopo i fatti drammatici che hanno insanguinato la capitale francese lo scorso 13 novembre; risalta nel film la frase “Anche la più felice delle città non è al riparo dal disastro” e assume tristemente il valore di un monito infausto.
Cosa saremmo senza musei, s’interroga Sokurov, che nel caos contemporaneo sono la parte più solida, immune al passaggio del tempo e perciò inalterabile della nostra essenza collettiva?
Luoghi di conservazione del dna stesso della civiltà, organi pulsanti delle città proprio come il cuore: potremmo immaginare Parigi senza il Louvre, Madrid senza il Prado o San Pietroburgo senza l’Hermitage?

Con profonda sacralità Sokurov avvicina l’arte del passato – è la sua voce ad accompagnarci lungo tutto il film con riflessioni affidate nella versione italiana al talento di Umberto Orsini – in una sorta di devozione per la bellezza che il genere umano ha saputo esprimere nel corso della sua Storia, creando opere eterne nella loro sublime immortalità.
La fondazione nel 1945 dell’Unesco a tutela del patrimonio dell’umanità è stato il riconoscimento da parte della comunità internazionale dell’importanza di preservare le nostre radici per le generazioni a venire.

Con la spinta alla sperimentazione che contraddistingue tutta la sua vasta filmografia, Aleksandr Sokurov in Francofonia contamina il linguaggio cinematografico con elementi diversi creando un mosaico visivo che sfugge ogni classificazione.
Immagini reali recuperate da archivi storici si fondono al girato di finzione realizzato con le tecnologie digitali più moderne, ciak lasciati deliberatamente visibili in campo, dentellature di pellicola e piste sonore a ingombrare lo schermo allontanano ogni intento naturalistico; persino i canonici titoli di coda sono traslati all’inizio della visione come ad affermare una dichiarazione d’intenti che chiede attenzione forzando ogni rituale convenzione cinematografica.

Ambientato nella Parigi del 1940 piegata sotto il giogo nazista, il film rievoca le figure realmente esistite del direttore del Louvre Jacques Jaujard e dell’ufficiale tedesco Franziskus Wolff-Metternich rappresentante delle forze armate d’occupazione.
Eletti nemici dagli eventi i due coetanei erano in realtà molto simili, amanti dell’arte collaborarono insieme per la salvaguardia delle opere custodite al Louvre, che anche durante il dominio tedesco sulla città riaprì le sue sale ai visitatori con una cerimonia a cui entrambi presenziarono il 29 settembre 1940.
Il conte Wolff-Metternich oppose resistenze agli intenti predatori del Terzo Reich con un’interpretazione degli ordini secondo le leggi internazionali, ostacolò i trafugamenti ordinati da Hitler e perciò le tensioni accumulate con i suoi superiori a Berlino lo costrinsero infine a un forzato ritorno in Renania nel 1942.

Con una punta di sarcastica ironia il Napoleone che vaga di notte nelle sale del museo come fantasma della cultura francese, in compagnia dell’allegorica Marianne nazionale, rivendica la paternità della collezione del Louvre acquisita con tutte le sue campagne di conquista nel mondo; un ribadire che l’arte non dovrebbe essere vincolata a una proprietà, è patrimonio collettivo dell’umanità intera.
Il culto del ritratto proprio della cultura occidentale e inesplorato dall’arte islamica, la scultura classica e medioevale con la purezza del marmo candido e trasparente, espressioni della parte più nobile dell’animo umano che devono avvicinare i popoli al di sopra di ogni ideologia politica.

Nella magnifica fotografia di Bruno Delbonnel che evoca l’atmosfera di quegli anni di guerra lontani, Francofonia esplora il rapporto tra arte e potere con un monologo finale che invita all’unità e alla solidarietà, contro l’ottuso fanatismo in grado di distruggere senza scrupoli la bellezza millenaria di Palmira perché incapace di vederla e apprezzarne il valore inestimabile.
Etico e necessario grido di dolore, richiamo a una consapevolezza individuale utile a realizzare la sola rivoluzione possibile, l’unica con i presupposti per arrivare davvero al successo, quella interiore.
Didascalie immagini
- Locandina italiana
- Aleksandr Sokurov sul set nei saloni del Louvre
- Musée du Louvre 1940 / Sokurov nel suo studio
- Le piste sonore visibili sullo schermo / Immagini storiche: la vittoria di Samotracia imballata per il trasferimento al castello di Chambord nella valle della Loira
- Luis-Do de Lencquesaing e Benjamin Utzerath sono Jacques Jaujard e Franziskus Wolff-Metternich
- Vincent Nemeth è il fantasma di Napoleone / Johanna Korthals Altes è Marianne / Il candore trasparente del marmo bianco
.
(© 2015 Ideale Audience / Zero One Film / N279 Entertainment)
In copertina:
Johanna Korthals Altes è Marianne, allegorica incarnazione dello spirito francese (© 2015 Ideale Audience / Zero One Film / N279 Entertainment)
SCHEDA FILM
- Titolo originale: Francofonia
- Regia: Aleksandr Sokurov
- Con: Luis-Do de Lencquesaing, Benjamin Utzerath, Vincent Nemeth, Johanna Korthals Altes, Andrey Chelpanov, Lean-Claude Caër, Catherine Limbert
- Sceneggiatura: Aleksandr Sokurov
- Fotografia: Bruno Delbonnel
- Musica: Murat Kabardokov
- Montaggio: Alexei Jankowski, Hansjorg Weissbrich
- Costumi: Colombe Lauriot Prevost
- Produzione: Pierre-Olivier Bardet, Thomas Kufus e Els Vandevorst per Ideale Audience, Zero One Film e N279 Entertainment in coproduzione con Arte France Cinéma e le musée du Louvre con il supporto di Fonds Eurimages, Centre National de la Cinematographie et de l’Image Animee, Medienboard Berlin-Brandeburg, Film-Und Medienstiftung NRW, Filmforderungsanstalt, Deutscher Filmforderfonds, Netherlands Film Fund, Programme Media de la Communaute Europeene (Media Slate)
- Genere: Sokurov
- Origine: Francia / Germania / Olanda, 2015
- Durata: 87’ minuti