Come si affronta un testo teatrale come Casa di bambola, un classico tra i più amati e rappresentati? Ci sono ovviamente vari modi – e questo è il bello dei classici – ma uno dei più efficaci consiste nel lavorare sul testo, scavando fino a farne emergere l’essenza, quella che ancora oggi parla ai contemporanei. Questo è quello che ha fatto Andrèe Ruth Shammah per il suo personalissimo adattamento Casa di Bambola – da notare che il titolo è stato modificato in Una casa di bambola – che noi abbiamo visto al Teatro della Pergola di Firenze dove resterà fino al 6 Marzo.

Il risultato è uno spettacolo curioso, nel quale niente è come sembra e le parole scritte da Ibsen ci si presentano sotto una luce nuova. Questa versione infatti è sostanzialmente fedele al testo originale, la differenza è tutta nel modo di interpretare ciò che sta tra le righe. In altre parole il non detto è importante tanto quanto ciò che viene pronunciato in scena. Tanti infatti gli elementi meta-testuali, che insieme all’atmosfera da thriller hitchcockiano – resa molte bene dalle musiche e dal taglio quasi cinematografico di alcune scene – riescono a portare alla luce questioni inaspettate, o che semplicemente erano sempre state lì e aspettavano solo di essere rivelate. Il tutto è ottenuto senza mai snaturare l’opera – traduzione e adattamento sono della stessa Shammah.

Al centro di questa versione del dramma non c’è solo il ruolo della donna, ma piuttosto un’indagine sul complicato rapporto tra l’universo maschile e femminile. Infatti la ribellione di Nora – qui interpretata alla perfezione da Marina Rocco – e la sua presa di coscienza, ci hanno sempre spinto a considerare questo dramma come una sorta di manifesto femminista ante litteram, una riflessione sulla condizione femminile e sui ruoli che un certo tipo di società impone alle donne. Ma è altrettanto vero che questa svolta comporta, simmetricamente, il crollo dell’universo maschile, che si ritrova ora privo del proprio immaginario oggetto del desiderio. Sì perché in fondo quel modello di donna/bambola forse è sempre esistito solo negli occhi dei tre uomini della vita di Nora – e forse in quelli degli spettatori.

Quegli stessi uomini qui sono rappresentati come in realtà tre aspetti di uno stesso uomo o meglio tre sfumature dell’essere uomo. Non a caso Torvald, Krogstad e Rank sono tutti interpretati da Filippo Timi, che delinea le differenze tra questi personaggi in modo sottile, lasciando volutamente trasparire la sostanziale somiglianza fisica tra i tre. Sono tre interpretazioni sorprendentemente misurate, un cambio di registro notevole rispetto all’esuberanza degli ultimi lavori teatrali dell’attore umbro.  

Focalizzando l’attenzione sugli uomini, diventa immediatamente chiara l’ironia della situazione: contrariamente a quello che abbiamo sempre pensato, Nora non è la bambola, ma il “burattinaio” che manovra tre uomini che oggi non esiteremmo a definire “sull’orlo di una crisi di nervi”, molto più fragili e infinitamente più complessi di quanto abbiamo sempre immaginato.

Perché in effetti tutti loro sono vittime a un certo punto dei raggiri e delle manipolazioni di Nora, che sfrutta le sue doti femminili per sedurre e manipolare il noioso, innamoratissimo marito e il frustrato e altrettanto innamorato dottor Rank, e in fondo manipola indirettamente anche Krogstad tramite Cristine. E il piano dell’ironia – sottolineato durante tutto lo spettacolo – è forse proprio il più spiazzante, almeno in un primo momento.           

L’ambiente piccolo borghese del tardo ottocento è delineato perfettamente tramite scene e costumi dai colori pastello, che creano insieme alle luci un’atmosfera un po’ polverosa, quasi di una casa di bambola dimenticata da qualche parte in soffitta. L’insieme è uno spettacolo dai vari livelli di lettura – come in effetti è il testo di Ibsen – che fa riflettere, senza risultare troppo pesante, nonostante la durata di quasi tre ore. Il ritmo è merito non solo di una regia attenta, ma anche di un cast affiatato e in ottima forma. Oltre ai bravissimi protagonisti meritano senza dubbio una menzione gli interpreti dei personaggi minori, in particolare Mariella Valentini e Andrea Soffiantini, come pure la piccola attrice/musicista Angelica Gavinelli. 

Didascalie immagini

  1. Filippo Timi e Marina Rocco in Una casa di bambola
    (Foto © Tommaso Le Pera)
  2. Filippo Timi e Marina Rocco in Una casa di bambola
    (Foto © Tommaso Le Pera)
  3. Filippo Timi e Marina Rocco in Una casa di bambola
    (Foto © Tommaso Le Pera)
  4. Filippo Timi e Marina Rocco in Una casa di bambola
    (Foto © Tommaso Le Pera)
  5. Filippo Timi e Marina Rocco in Una casa di bambola
    (Foto © Tommaso Le Pera)

In copertina:
Filippo Timi e Marina Rocco in Una casa di bambola
(Foto © Tommaso Le Pera)

UNA CASA DI BAMBOLA

di Henrik Ibsen

traduzione, adattamento e regia: Andrée Ruth Shammah

con la partecipazione di: Mariella Valentini

e con: Andrea Soffiantini, Marco De Bella, Angelica Gavinelli, Elena Orsini, Paola Senatore

spazio scenico: Gian Maurizio Fercioni – elementi scenici: Barbara Petrecca

costumi: Fabio Zambernardi in collaborazione con Lawrence Steele

luci: Gigi Saccomandi

musiche: Michele Tadini

foto di scena: Tommaso Le Pera

 

Dove e quando

  • Fino al: – 05 March, 2016
  • Indirizzo: Teatro della Pergola, via della Pergola 12/32, Firenze