Quando uno straniero dimorerà presso di voi nel vostro paese, non gli farete torto. Lo straniero dimorante fra di voi lo tratterete come colui che è nato fra di voi; tu l’amerai come te stesso perché anche voi siete stati stranieri nel paese d’Egitto. Io sono il Signore, vostro Dio. [Levitico 19,33-34]
La Confraternita del Chianti è una compagnia stabile che lavora non solo alla costruzione di un repertorio, ma anche a progetti laboratoriali per adulti e ragazzi incentrati sui temi più urgenti della contemporaneità, praticando una programmatica commistione di generi e linguaggi.
Domani, al Teatro Verdi di Milano, debutta il terzo capitolo del progetto “Pentateuco”, ciclo di cinque monologhi – ogni spettacolo è autonomo – ispirati simbolicamente ai primi cinque libri dell’Antico Testamento. Dopo Genesi, storia di una migrante in terra straniera, costretta ben presto a comprendere quanto assimilare una lingua sconosciuta e oscura significhi un po’ ridefinire la propria identità, ed Esodo, capace di raccontare una pagina dolorosa e complessa della storia recente, l’esodo istriano, con una dimensione umana, attraverso un racconto personale e toccante, è la volta del Levitico.
Il “libro dei Leviti”, tra i libri più simbolici delle Sacre Scritture, è il codice delle leggi date da Dio al suo popolo sul Sinai. Regole per un popolo in cammino, regole della convivenza, del culto e del corpo. Ma nel Levitico si parla soprattutto di sacrifici, spesso cruenti.

Prendendo spunto da un racconto breve di Jack London, “The Mexican”, La Confraternita del Chianti mette in scena un testo a sei voci per un solo attore, Marco Pezza, per raccontare una distopia – neanche troppo fantascientifica – di un paese in cui è in atto una sanguinaria rivoluzione contro il Governo ad opera del Movimento Liberazione Immigrati.
Personaggi diversissimi, accomunati soltanto dal passaggio nelle loro vite di un misterioso ragazzo di cui ignoriamo la storia, proveniente da un paese non meglio identificato, che di colpo si trova a divenire simbolo della rivoluzione. A diventare egli stesso la rivoluzione.
Marco Pezza attraversa sei diversi personaggi, in questo giallo fatto di rivoluzionari, politici ottusi, poetici allenatori, cinici organizzatori di incontri di boxe fino a divinità inaspettate. Alcuni di questi personaggi sono grotteschi, altri volgari, altri glaciali. Dipende da quali regole decidono di infrangere e quali decidono di rispettare.

“Mi hanno detto che domani un pugile messicano incontra La Roccia, che La Roccia è un pugile fortissimo e che questo Messicano è con l’Esercito Liberazione Immigrati. Mi hanno detto di stare pronto, che domani si fa la rivolta. Mi hanno detto che la rivolta è l’unica cosa che abbiamo per restare umani.”
Sei personaggi di un’epoca che sembra aver ormai perso qualsiasi rispetto per le leggi, troppo occupati a lottare tra loro per ricordarsi che esistono delle regole nella società, nella vita, nella boxe. Un giallo a tinte fosche, la storia di un misterioso pugile che si troverà suo malgrado a incarnare un rovesciamento radicale.
Didascalie immagini
- Marco Pezza protagonista di ‘Levitico’
In copertina:
Marco Pezza in una scena di ‘Levitico’
LEVITICO
pentateuco #3
da “The Mexican” di Jack London
di Chiara Boscaro, Marco Di Stefano, Marco Pezza
drammaturgia di Chiara Boscaro –
regia di Marco Di Stefano
con Marco Pezza
voce di Francesco Boscaro
musiche originali di Lorenzo Brufatto eseguite e registrate dall’ensemble da camera Il Canto Sospeso
assistente alla regia Cristina Campochiaro
progetto grafico e visivo di Mara Boscaro
progetto La Confraternita del Chianti – produzione Associazione K. – in collaborazione Teatro Verdi – Teatro del Buratto – Teater Albatross (Gunnarp, Svezia) con il patrocinio Consiglio di Zona 5 Milano
finalista Premio delle Arti Lidia Petroni 2015/Residenza IDRA – progetto selezionato “Creative Cast Away”/Être Associazione con il sostegno di Regione Lombardia e Fondo Sociale Europeo
Dove e quando
- Date : 31 March, 2016 – 03 April, 2016