“Celeste Aida, forma divina, / Mistico serto di luce e fior; / Del mio pensiero tu sei regina, / Tu di mia vita sei lo splendor. / Il tuo bel cielo vorrei ridarti, / Le dolci brezze del patrio suol, / Un regal serto sul crin posarti, / Ergerti un trono vicino al sol.”
                                                                          (Giuseppe Verdi, Aida, Romanza Celeste Aida, Atto I, Scena I)

Così cantava Radames, mentre i ventagli delle signore e i flabelli mossi dagli schiavi neri sul palcoscenico non riuscivano a rompere il calore opprimente dell’aria immobile. Tutta la società elegante di Cienfuegos era presente nel teatro Tomàs Terry, voluto dal mecenate venezuelano di cui portava il nome – ricchissimo piantatore di canna da zucchero e commerciante di schiavi – in quella sera del 1895, quando sul palcoscenico si rappresentava l’Aida. Le signore che asciugavano nei loro fazzolettini ricamati qualche lacrima di commozione per l’infelice storia d’amore della schiava etiope, affidavano il ménage delle proprie sfarzose dimore a decine di schiavi importati dall’Africa – in alcune case oltre cento solo per i lavori domestici – anche se ufficialmente Cuba aveva abolito la schiavitù nel 1886.
1 cienfuegos cuba teatro tomas terry-foto donata brugioni
Ultima nata fra le città cubane, Cienfuegos fu fondata nel 1819 da coloni francesi provenienti da Bordeaux e dalla Louisiana (all’epoca colonia francese), che portavano oltremare il gusto della madrepatria: gli edifici neoclassici con le facciate dai colori pastello che fiancheggiano le vie e le piazze del centro, disposte secondo un reticolo regolare, conferiscono alla città un aspetto nitido ed elegante, con un carattere peculiare, unico in tutta l’isola. Cienfuegos si guadagnò l’appellativo di “perla del sud” per la sua splendida posizione in un’ampia e profonda insenatura, collegata all’oceano solo da uno stretto passaggio; caratteristica che ne fece per lungo tempo uno dei rifugi più sicuri per corsari e bucanieri, finché alla metà del Settecento gli spagnoli costruirono all’ingresso del canale il Castillo de Jagua, per controllare l’arrivo delle imbarcazioni dirette al porto cittadino: la massiccia fortezza (oggi museo) è un notevole esempio di architettura militare perfettamente conservata, a cui si accede con un ponte levatoio tuttora funzionante.
2 cienfuegos cuba palazzo del governo-museo provincial-foto donata brugioni
L’architettura neoclassica a Cienfuegos convive con numerosi edifici realizzati in stile eclettico – come il teatro Tomàs Terry – tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo, in un periodo di grande splendore e prosperità: notevole il Palacio Ferrer, culminante con un’originale torretta-gazebo e costruito agli inizi del Novecento sulla stessa piazza del teatro; qui furono ospiti della famiglia Ferrer vari artisti che si esibirono nel teatro, compreso Enrico Caruso che vi soggiornò durante la sua tournée cubana.
4 cienfuegos cuba palacio ferrer-foto donata brugioni
L’edificio che più degli altri sintetizza l’insieme di smisurata ricchezza ed eseibizionismo proprio della società locale all’epoca della Belle Époque è il Palacio del Valle. Costruito nell’arco di quattro anni a partire dal 1913 per il magnate dello zucchero Acisclo del Valle Blanco, il palazzo è situato in posizione splendida sulla baia di Cienfuegos; alla sua realizzazione e decorazione lavorarono artigiani francesi, italiani, arabi e cubani, portando il contributo delle diverse tradizioni e competenze. Il palazzo è un esempio notevole di eclettismo, un miscuglio di stili tra i quali prevale il moresco – ispirato all’Alhambra di Granada – ma con divagazioni che vanno dal romanico al gotico fino al rococò Luigi XVI, senza tralasciare il richiamo all’architettura indiana del Taj Mahal a cui si ispira la struttura di una delle tre torrette.
5 cienfuegos cuba palacio del valle-foto donata brugioni
Cienfuegos doveva la sua ricchezza alla fertilità del territorio che la circonda: le piantagioni di canna da zucchero e tabacco create dai coloni francesi necessitavano di molta manodopera, costituita da centinaia di migliaia di schiavi importati dall’Africa dopo la totale estinzione dei nativi nella prima metà del Cinquecento. I colori, le tradizioni e le religioni africane arrivarono nei Caraibi e in tutto il continente americano con le navi negriere, dando un notevole contributo a formare la cultura e l’aspetto delle città caraibiche così come li conosciamo oggi.
6 cuba per le vie di trinidad-foto donata brugioni
A Cuba, l’anima africana si manifesta a Trinidad, più che in ogni altra città: la policromia intensa e variegata delle case nell’antico centro arrampicato sulla collina che sovrasta l’oceano, i ritmi della musica che risuona nei cortili e nelle piazze e l’abbondanza di templi dove si pratica la religione sincretica della “santeria”. Quando gli spagnoli emanarono la proibizione assoluta per gli schiavi di praticare la religione africana yoruba pena la morte, ogni divinità africana venne identificata con uno dei santi cattolici e con la Madonna (Yemanyà, divinità femminile delle acque e della fertilità); grazie a questo “travestimento”, gli schiavi continuarono a praticare il proprio culto; furono gli spagnoli a coniare il termine santeria, usandolo in senso dispregiativo perché l’esagerata devozione riservata esclusivamente ai santi e alla Vergine appariva ai loro occhi dettata dall’indole superstiziosa dei popoli primitivi.
7 trinidad cuba tempio di yemaya-foto donata brugioni
Trinidad è stata una delle prime città fondate dagli spagnoli sull’isola, nata nel 1514 ad opera di Diego Velazquez de Cuellar, con il nome di Villa de la Sanctissima Trinidad; per il suo valore di testimonianza dell’epoca in cui la coltivazione della canna da zucchero era il fulcro di tutta l’economia della zona – un’economia coloniale che si basava esclusivamente sul lavoro degli schiavi neri – è stata dichiarata dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità insieme con la vicina Valle de los Ingenios.
8 valle de los ingenios cuba piantagione manaca iznaga casa padronale-foto donata brugioni
Dalla metà del Settecento e per tutto l’Ottocento, nella valle che prende il nome dagli Ingenios, strumenti usati per sfibrare la canna ed estrarre la melassa, una cinquantina di piantagioni utilizzavano il lavoro di oltre trentamila schiavi; restano come  testimonianza dell’epoca gli edifici della piantagione Manaca Iznaga: la casa padronale, alcuni strumenti di lavoro, tra cui un ingenio, i quartieri degli schiavi (barracones, tuttora utilizzati come abitazioni) e la torre alta 45 metri, fatta costruire dal proprietario nel 1816, e che all’epoca era l’edificio più alto dell’isola. In cima alla torre, che serviva anche per sorvegliare il lavoro degli schiavi, una campana segnava l’inizio e la fine della giornata lavorativa e i momenti dedicati alla preghiera.
9 l avana cuba patio del museo de arte colonial-foto donata brugioni
Un’idea di quale fosse lo stile di vita dei ricchi piantatori nelle colonie spagnole durante il XIX secolo, la fornisce il Museo de Arte Colonial all’Avana, che ha sede all’interno del Palazzo costruito nel 1720 per i Conti di Bayona. Situato proprio di fronte alla Cattedrale, ospita un’ampia collezione di artigianato artistico locale, dai ferri battuti alle stoviglie, dai vetri istoriati alle porte in legno scolpito. Al primo piano una serie di ambienti riproduce l’arredamento di una casa coloniale ottocentesca, curando fin nei minimi dettagli la ricostruzione di uno stile di vita che aveva come modello quello dell’alta borghesia e dell’aristocrazia europea: un modello visto attraverso la lente deformante della nostalgia e della lontananza, che spingeva a enfatizzare la ricchezza ridondante delle decorazioni e ad annullare lo scorrere del tempo – tanto che nell’architettura coloniale l’onda lunga del Barocco arrivò fino agli inizi del XIX secolo.
10 l avana uba interni museo de arte colonial-foto donata brugioni
Attraversando le stanze del museo, ampie e fresche nella luce diffusa che entra dalle finestre schermate, sembra di ascoltare le parole con cui Gabriel Garcia Marquez descrive in Cent’anni di solitudine la nuova casa della famiglia Buendia, costruita per volere di Ursula: «Ordinò che si costruisse un salotto buono per le visite, un altro salotto più comodo e fresco per l’uso quotidiano, una sala da pranzo con un tavolo da dodici dove la famiglia potesse sedersi con tutti i suoi invitati; nove camere da letto con finestre verso il patio e un lungo porticato protetto dalla luminosità del mezzogiorno da un giardino di rose…» e dove il compito di rendere vivi e vivibili i vasti ambienti è affidato «ai mobili viennesi, alla cristalleria di Boemia, al vasellame della Compagnia delle Indie, alle tovaglie d’olanda e a un ricco assortimento di lampade e bugie, e vasi da fiori, ornamenti e arazzi».

Didascalie immagini

  1. Cienfuegos (Cuba): Interni del teatro Tomàs Terry (© Donata Brugioni)
  2. Cienfuegos: Veduta del Palazzo del Governo / Facciata neoclassica del Museo Provincial (© Donata Brugioni)
  3. Cienfuegos: Palacio Ferrer (© Donata Brugioni)
  4. Cienfuegos: Palacio del Valle (© Donata Brugioni)
  5. Per le vie di Trinidad (Cuba) (© Donata Brugioni)
  6. Trinidad: Tempio di Yemayà; identificata con la Vergine Maria, è la dea del mare e dell’acqua come principio di vita, i suoi colori sono il bianco e l’azzurro (© Donata Brugioni)
  7. Valle de los Ingenios, Piantagione Manaca Iznaga: Veduta della casa padronale dalla torre / la torre, alta 45 m, fu edificata nel 1816 per sorvegliare il lavoro egli schiavi nei campi (© Donata Brugioni)
  8. L’Avana: il patio del Museo de Arte Colonial (© Donata Brugioni)
  9. L’Avana: interni del Museo de Arte Colonial (© Donata Brugioni)

In copertina:
Cuba: per le vie di Trinidad
[particolare]
(© Donata Brugioni)