Proprio così, come ci racconta, nel 1640 Carlo Tutini, sacerdote e scrittore, fermando nelle sue carte il ricordo di tanto “pantagruelica” imbandigione, avvenuta nell’agosto 1535 nelle cucine della Certosa di Padula (nel salernitano), per l’imperiale appetito di Carlo V d’Asburgo, quello sulle cui vaste terre “non tramontava mai il sole”. Con le sue truppe, glorioso per aver sconfitto in una sanguinosa battaglia navale a Tunisi il terribile pirata Kahir Al Din che infestava con le sue scorribande le coste del Mediterraneo, era sbarcato a Reggio Calabria. Dopo trionfali accoglienze a Palermo e Catania, avviandosi verso Roma, dove lo attendevano festeggiamenti degni dell’antico splendore e dove lo avrebbero salutato come “Carolus Africanus”, fece sosta alla Certosa di Padula. Immaginiamo lo sbigottimento e l’ansia dei fraticelli, abituati al silenzio del chiostro, nel vedere acquartierarsi nei loro quieti cortili, la rumorosa variegata soldataglia dell’imperatore! Ma per il padre priore la preoccupazione più grande era quella, non solo di trovare la grande quantità di cibo necessaria per sfamare tutta quella gente, ma anche di conciliarla con la regola rigida del convento fatta di severi digiuni e di una modesta mensa che, bandita la carne, era fatta delle poche cose prodotte dall’orto. Ma Carlo V dimostrò tutta la sua magnanimità affermando che lui e i suoi si sarebbero adattati di buon grado alla salubre dieta monastica.
Ritratto di Carlo V
Non solo, ma il sovrano dei due mondi rifiutò anche la confortevole stanza che zelanti confratelli si erano affrettati ad allestire per lui, sistemandosi in una delle cellette dei monaci. Unica trasgressione, lenzuola di lino invece di quelle di lana in dotazione del convento. Il problema più importante era quello di riempire tante pance vuote senza infrangere la regola! Gli ospiti erano tanti e si vedeva che erano davvero affamati. Ma il frate addetto alla cucina ebbe, forse per divina ispirazione, un’ idea brillante, geniale, saporita e nutriente. Raccolse tutte le uova del loro pollaio e poi, di corsa, fece altrettanto in quello dei villici dei dintorni, che non si rifiutarono difronte a tanta imperiale accorata richiesta. In breve tempo, raccolse ben 1000 freschissime uova! Con i monaci più giovani e robusti, in un grande catino (forse del bucato) con una manciata di sale cominciarono a sbattere tuorli ed albumi, finché questa spumosa massa dorata, accolta in un enorme caldissimo e ben oliato padellone, divenne una fantastica fragrante pantagruelica frittata. Era così buona, saporita, soffice, gustosa ma soprattutto offerta con generosità da deliziare il palato di un imperatore abituato a prelibatezze degne del suo rango, ma anche di saziare i rudi stomaci di tanti soldati. Carlo V, entusiasta, volle conoscere il cuciniere a cui fece grandi elogi, e, per dimostrare la sua riconoscenza all’ospitale Certosa di Padula, confermò i privilegi di cui godeva e ne aggiunse altri. Così, con in bocca il sapore della frittata di 1000 uova, di cui aveva apprezzato il gusto, la semplicità, ma soprattutto il cuore con cui gli era stata offerta, si avviò, col suo ben rifocillato esercito, alla volta di Roma. Qui lo aspettavano onori, canti e lodi ma soprattutto un gran banchetto che il Cardinale bolognese Lorenzo Campeggi aveva organizzato per lui, offrendo il meglio del meglio di  quanto, in questo momento, era sul mercato. Questo pranzo con un infinito numero di portate (780! di altissima e raffinata cucina) in onore di Carlo V, Cesarea Maestà, si tenne a Trastevere il 15 aprile 1536. Fu pensato, studiato e realizzato da Bartolomeo Scappi, lo chef più famoso, più richiesto e più caro dell’epoca. Siccome era tempo di Quaresima “in quaresimale”, il cuoco “segreto” di Papi e Cardinali, poté sfoggiare tutto il suo oceanico repertorio di ricette ittiche in cui abbondarono i pesci più gustosi e preziosi, come ombrine, salmoni, spigole e storioni, ma soprattutto crostacei, come gamberi, aragoste e ostriche di cui era goloso il festeggiato imperatore. Dunque un banchetto sfarzosissimo, espressione di potere e ricchezza che si rivelò anche nella mise e place dove ci fu l’esibizione di posate di servizio d’oro massiccio!
Isabella del Portogallo e Carlo V
Sarà interessante, a questo punto, conoscere qual’era in realtà il rapporto col cibo dell’imperatore, dopo che l’abbiamo visto anche apprezzare l’umile frittata delle 1000 uova. Attendibili fonti storiche ci dicono che era un mangiatore epico, che aveva chiesto e ovviamente ottenuto, da Papa Clemente VII (che lo aveva incoronato a Bologna Imperatore del Sacro Romano Impero) la dispensa da tutti i digiuni obbligatori. Era capace di mangiare due o tre pasti di seguito, ricominciando dalla prima portata, divorando speziatissimi arrosti di vitello, maiale, montone e agnello tracannando una quantità industriale di birra, sempre gelata, che lo accompagnava fin dalla prima colazione. Anche il vino talvolta, innaffiava queste imperiali gozzoviglie che però doveva essere molto forte e carico di droghe. Nei suoi sontuosi conviti trionfava anche la cacciagione, essendo lui stesso espertissimo nell’arte venatoria. Gradiva le lepri e i fagiani, ma preferiva le pernici che, fidati cacciatori, gli inviavano dai verdi boschi della Borgogna, dopo aver versato orina nei becchi….perché arrivassero fresche e tenere a destinazione.
Tiziano, Ritratto delle regina Isabella del Portogallo
Sarà proprio questa sua passione per la cacciagione a causargli quella terribile gotta che gli devasterà, negli anni, gambe e braccia. Dunque l’imperatore stravedeva per le carni  sulla tavola, per la birra gelata, le spezie pepate ed anche, come dice G. Gerosa in Carlo V, un sovrano per due mondi (Mondadori, Milano 1990), per le carni delle donne. Non era bello però per il suo portamento piacque moltissimo al gentil sesso, e lui non perse mai le occasioni che costantemente e dovunque gli si presentarono. Però si disse sempre innamoratissimo della moglie, Isabella di Portogallo, che aveva fatto immortalare dal Tiziano in uno splendido ritratto, in tutta la sua bellezza e nella più alta dignità imperiale, e a cui, a suo modo si considerò sempre fedele. 

Didascalie immagini

  1. Carlo V e Isabella del Portogallo, olio su tela, copia da Tiziano Vecello di Pieter Paul Rubens
    particolare
    (fonte)
  2. Carlo V, Imperatore del Sacro Romano Impero (1519-1556) e re di Spagna (1516-1556) e Isabella del Portogallo (1503-1539), olio su tela, copia da Tiziano Vecello di Pieter Paul Rubens (1577-1640) (fonte)
  3. Isabella Isabella d’Aviz (Lisbona, 24 ottobre 1503 – Toledo, 1º maggio 1539), come moglie di Carlo V fu imperatrice del Sacro Romano Impero qui in un ritratto postumo di Tiziano del 1548, olio su tela, 117 x 98 cm, Museo del Prado, Madrid (fonte)

In copertina:
Cristofano dell’Altissimo, Ritratto di Carlo V imperatore, 1566-1568, olio su tavola, cm 59×44, Galleria degli Uffizi, Firenze (fonte)