L’istinto e l’esigenza di spostarsi e di migrare da un luogo ad un altro sono sempre stati connaturati al genere umano, perlomeno fino a quando non si è affermato il concetto di sovranità territoriale che ha limitato sensibilmente la possibilità per i popoli di attraversare liberamente il confine tra due stati. Nessuna nazione tuttavia, è mai riuscita a fermare i flussi migratori nonostante i ripetuti tentativi di disciplinare e limitare l’ingresso degli stranieri nei propri territori.
La mostra di Liu Xiaodong “Migrazioni” inaugurata lo scorso 22 aprile alla Strozzina di Palazzo Strozzi, è dedicata ai migranti di oggi e si propone di analizzare i motivi sociali, umanitari, politici ed economici che inducono milioni di persone a lasciare il proprio paese per cercare una vita migliore o semplicemente per garantirsi la sopravvivenza.

Mesi fa, la Fondazione Palazzo Strozzi ha invitato l’artista cinese a Prato, città diventata celebre per ospitare da oltre vent’anni una delle comunità cinesi più grandi d’Europa. Da ormai due generazioni la comunità che si è insediata nella piccola città toscana produce, infatti, capi di abbigliamento e pelletteria che vende in tutto il mondo.

Liu Xiandong ha colto tale opportunità per estendere la propria indagine anche ad altri luoghi che negli ultimi tempi sono diventati tristemente famosi per aver accolto migliaia di profughi siriani e nordafricani in fuga dalla guerra. Dall’Italia, l’artista si è prima recato alla stazione ferroviaria di Vienna e quindi a Bodrum in Turchia, per terminare il proprio viaggio nell’isola greca di Kos, dove migliaia di migranti sono giunti via mare con imbarcazioni di fortuna.
“Dopo Prato”, afferma l’artista, “ho anche tentato di seguire il tragitto che i rifugiati siriani stavano compiendo in quel periodo per entrare in Europa. Dalla penisola di Akyarlar, nel sud della Turchia, all’isola di Kos, e poi alla ferrovia che collega il confine ungherese a quello austriaco, fino ad arrivare alla stazione centrale di Vienna. Lungo il percorso, oltre ai rifugiati siriani c’erano anche molti afghani, pachistani, iraniani e africani”.

Ma, se nel caso dei cinesi la spinta ad abbandonare il paese di origine derivava dal desiderio di ricerca del benessere economico, per i popoli siriani e africani è stata una scelta purtroppo obbligata.
Le opere in mostra rappresentano quindi, il prodotto dell’esperienza diretta vissuta dall’artista presso le comunità cinesi residenti in Toscana e con i profughi incontrati lungo il suo tragitto.
Non è un caso che il progetto artistico di Xiandong si avvicini molto ad un resoconto documentaristico che parte dallo scatto di immagini fotografiche di episodi di vita quotidiana, poi trasformati in schizzi e quindi in vere e proprie opere d’arte. E non poteva essere diversamente, visto che l’artista, attraverso una sorta di diario di viaggio per immagini, ci racconta fatti e vicende contemporanee, ben lontane dall’essere storicizzate.
Xiaodong, inoltre, ha voluto mettere in luce anche il contrasto tra le fabbriche pratesi dove i suoi concittadini trascorrono gran parte della loro giornata e il tipico paesaggio della campagna senese, dove in passato aveva soggiornato per un breve periodo, come due differenti punti di osservazione della medesima realtà.
Il particolare approccio dell’artista cinese al tema oggetto della mostra è stato paragonato dal critico d’arte Francesco Bonami, al modo di procedere tipico dei pittori Macchiaioli che, proprio come lui, riportavano sulla tela nel modo più oggettivo possibile e senza alcun filtro dettato dall’emotività, la realtà scrutata con attenzione ai minimi particolari ma allo stesso tempo poetica.

Il percorso espositivo è completato da una ricerca di carattere socio-antropologico realizzata dal giornalista Giorgio Bernardini il quale mette a confronto Prato con la città di Wenzhou da dove provengono la maggior parte dei cittadini cinesi emigrati nella città toscana.
Fa riflettere, in particolare, un articolo pubblicato dal quotidiano francese Le Monde nell’agosto del 1980, e quindi ben prima dell’inizio dell’arrivo della comunità cinese a Prato, dove già venivano evidenziate le peculiarità della città toscana e le sue affinità con il modo di vivere del popolo cinese (e in particolare gli abitanti di Wenzhou), assai dedito al lavoro.
Non è quindi una semplice coincidenza, ci vuol dire il giornalista, che la comunità cinese abbia individuato in Prato la città ideale dove realizzare il proprio sogno “americano”.
Didascalie immagini
- Refugees 4, 23015, olio su tela, 220 x 300 cm, courtesy the artist and Massimo De Carlo Milano/ London/ Hong Kong
- Chinatown 2, 2015, olio su tela 180x 200 cm, courtesy the artist and Massimo De Carlo, Milano/London/Hong Kong
- Refugees 1, 2015, olio su tela, 200 x 10 cm, courtesy the artist and Massimo De Carlo, Milano/London/Hong Kong
- Photo paintings, courtesy Liu Xiaodong studio
In copertina:
Un particolare di: Chinatown 1, 2015, olio su tela 200×180 cm, courtesy the artist and Massimo De Carlo Milano/Hong Kong
Dove e quando
Evento: Liu Xiaodong: Migrazioni
- Fino al: – 19 June, 2016