Paolo Virzì torna alla commedia, seppur amara come suo stile, due anni dopo Il capitale umano e proprio dalla lavorazione di quel film è scaturita la scintilla d’intuizione, umana e cinematografica, per creare la coppia di straordinari personaggi al centro de La pazza gioia.
Cinematografica quando ha girato un finale alternativo mai utilizzato in cui la signora Bernaschi – Valeria Bruni Tedeschi – fuggiva scalza su un sentiero sterrato via dal lusso della sua prigione dorata, e umana quando con la coda dell’occhio l’ha vista, sui tacchi nell’elegante abito di scena tentare di proteggersi dal freddo, mentre prendeva per mano la moglie del regista Micaela Ramazzotti, incinta in visita sul set, per aiutarla su un terreno sconnesso e bagnato di neve.
Nel ciak mai usato era già vivo e compiuto un desiderio anarchico di ribellione, nella visione delle due donne per mano il germoglio che ha dato vita a Beatrice e Donatella, due anime smarrite con problemi psichici e giudiziari, che s’incontrano in una struttura protetta e si scelgono reciprocamente per prendersi cura l’una dell’altra.
Malinconiche portatrici di una fragilità inadeguata ad affrontare la crudeltà del mondo, prive dell’ipocrisia necessaria a relazionarsi con la società, si troveranno in fuga senza premeditazione alla ricerca di un raggio di felicità.

Dopo aver scritto il soggetto Paolo Virzì ha coinvolto nella stesura del copione la regista Francesca Archibugi che non era mai stata sceneggiatrice al di fuori dei film che ha diretto, legati da decennale amicizia i due cineasti si sono scambiati abitualmente nel tempo i copioni dei rispettivi progetti in un prospero confronto, spesso spietato e sincero.
Insieme hanno iniziato a visitare strutture cliniche che non fossero solo detentive, intervistando psichiatri e psicoterapeuti, entrando in contatto con la realtà degli OPG [ospedali psichiatrici giudiziari] proprio mentre le nuove norme procedevano finalmente alla loro progressiva chiusura.
In questo viaggio i due registi hanno incontrato storie drammatiche di persone indifese che espongono senza censure le proprie difficoltà, alcune di loro appaiono nel film portando un carico di verità al racconto di un’umanità ferita fatta di identità negate dietro la spietata codifica di un profilo clinico.

Il risultato finale è un film straordinario, una commedia delicatissima nel raccontare dal di dentro anche i momenti più cupi introducendo alla comprensione di un disagio che può spingere anche ad azioni estreme.
Sempre in equilibrio perfetto tra risate e lacrime, La pazza gioia dà concreta profondità a personaggi più che mai vivi senza raccontarne i traumi, meraviglioso nel costruire indirettamente per frammenti il passato dei personaggi con piccoli ritratti, fugaci ma precisi, che consentono d’intuire la ferocia di un vissuto difficile.
Il piccolo cameo di Marco Messeri nel ruolo di Floriano Morelli, il padre di Donatella, ne è uno degli esempi più efficaci nel dare una misura alla dolorosa pochezza del personaggio.

Diverse tra loro e provenienti da mondi estremamente distanti, esuberante figlia di nobile casata arrogante ed egocentrica l’una, popolare insicura un po’ volgare e piena di tatuaggi l’altra, le due donne trovano nella loro ruvida coalizione la forza di andare avanti, riconoscendo intimamente identico il loro bisogno d’amore e la condivisione di un sentimento espresso in quel “sono nata triste”.
La grandezza delle due attrici è racchiusa già nella sequenza del loro primo confronto, quando Beatrice si finge medico all’ingresso di Donatella a Villa Biondi, nei loro sguardi come nei loro gesti al di là delle parole è evidente il contatto immediato che si stabilisce tra loro; quel sentirsi accolta e compresa della nuova arrivata, poi offesa e tradita dall’inganno ma incuriosita dall’istrionismo dell’altra.

Valeria Bruni Tedeschi è meravigliosa a incarnare la mitomania di Beatrice che inventa una realtà diversa per non soffrire, vittima di un mondo dove i congiunti sono figure spietate e crudeli ma in cui si può sempre, come Blanche Dubois, confidare nella gentilezza degli sconosciuti. Non a caso Paolo Virzì ha dichiarato di essersi ispirato al personaggio immortale creato da Tennessee Williams.
Micaela Ramazzotti si mette a nudo offrendo al personaggio di Donatella tutta la sua fragilità, indimenticabile l’incontro insperato in spiaggia, ma anche la sua grinta nel momento in cui Beatrice esausta getta la spugna e lei deve prendere in mano la situazione.
Due personaggi bellissimi che scaldano il cuore ispirando compassione e tenerezza, che resteranno a lungo nella memoria del nostro miglior cinema italiano.

Trascinante sul piano emotivo La pazza gioia è un’opera notevole anche da un punto di vista fotografico, col ricordo quasi psichedelico di Donatella in discoteca e la ricorrente presenza di una luce crepuscolare – all’alba come al tramonto – visiva espressione della malinconia delle due complici in fuga.
Presentato nella sezione Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes è forse il film più bello di Paolo Virzì, accolto con unanime entusiasmo sarà distribuito in quaranta paesi diversi a dimostrazione che il suo affermare l’inesistenza di una netta frontiera tra salute e malattia mentale è sentimento universale.

Didascalie immagini
- Locandina italiana
- L’entusiasmo sfrenato di Beatrice trascina Donatella su un autobus per chissà dove
- Paolo Virzì e Francesca Archibugi / Il regista sul set con le sue attrici
- Micaela Ramazzotti è Donatella Morelli / Marco Messeri suo padre Floriano
- Valeria Bruni Tedeschi è Beatrice Morandini Valdirana / Marisa Borini sua madre
- La bellezza formale del film
- La luce crepuscolare
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(© 2016 Lotus Production)
In copertina:
Beatrice e Donatella, diverso temperamento stessa malinconia (© 2016 Lotus Production)
SCHEDA FILM
- Titolo originale: La pazza gioia
- Regia: Paolo Virzì
- Con: Valeria Bruni Tedeschi, Micaela Ramazzotti, Valentina Carnelutti, Anna Galiena, Marco Messeri, Tommaso Ragno, Bob Messini, Sergio Albelli, Marisa Borini, Bobo Rondelli, Luisanna Messeri, Francesco Lagi, Giada Parlanti, Paolo Vivaldi, Alice Terranova, Chiara Arrighi, Fabrizio Brandi, Maria Grazia Bon, Mimma Perrè, Vladimiro Cecconi, Enrico Nigiotti, Lucio Tirinnanzi, Beatrice Schiros, Francesca Turrini, Jana, Elena Lietti, Elisa Bongiovanni, Patricia Zanco, Marcia Angeli, Monica Anzidei, Natascia Battaglia, Maria Chiara Bonora, Christiane Grasse, Cecilia Ianett, Isabella Dei, Anna Maria Mariani, Valentina Tinelli, Graziano Salvadori, Anaide Castellani, Marco Conte, Michele Crestacci, Giorgio Algranti, Robert Tiso, Giusi Merli, Emiliano Buttaroni, Ivano Picciallo, Lamberto Giannini, Silvia De Grandi, Francesca Della Ragione, Emanuele Barresi, Federico Fazioli, Stefano Scherini, Marisa Silvia Briozzo, Luisa Paradiso, Simone Lenzi, Isabella Cecchi, Emanuele Galleri, Monica Brachini, Eleonora Zacchi, Claudio Marmugi
- Soggetto: Paolo Virzì
- Sceneggiatura: Francesca Archibugi, Paolo Virzì
- Fotografia: Vladan Radovic
- Musica: Carlo Virzì
- Montaggio: Cecilia Zanuso
- Scenografia: Tonino Zera
- Costumi: Catia Dottori
- Produzione: Marco Belardi per Lotus Production una società di Leone Film Group con Rai Cinema in coproduzione con Manny Film con la collaborazione editoriale e artistica di Motorino Amaranto in associazione con Indefilms 4 ed Elatos
- Genere: Commedia
- Origine: Italia / Francia, 2016
- Durata: 116’ minuti