Giovanfrancesco Rustici, San Giovanni Battista, 1505 circaSi chiama Fece di scoltura di legname e colorì la proposta espositiva in corso alla Galleria degli Uffizi, visibile fino al 28 agosto. Attraverso un nucleo di circa 50 opere, per la prima volta viene presentata al grande pubblico La scultura del Quattrocento in legno dipinto a Firenze, come recita il sottotitolo della mostra.

Se gli Uffizi, in senso museale, nascevano proprio come “Galleria delle Statue”, per ospitare sculture antiche, oggi la mostra ripropone un allestimento che privilegia opere dalle tre dimensioni, e racconta un Rinascimento dove la scultura dipinta non era relegata in secondo piano, ma costituiva un modello espressivo imprescindibile per gli artisti.

Il grande afflusso costante, anzi sempre crescente, di visitatori agli Uffizi, permette al museo, tra i più frequentati in Italia, di realizzare esposizioni su temi spesso di nicchia, meno battuti dalle grande mostre e spesso noto per lo più agli addetti ai lavori, ma di grande rigore scientifico, presentando opere estremamente affascinanti e di notevole valore storico-artistico. E porta alla luce questioni, proprio perché meno note, ancora da chiarire, che fanno il punto sullo stato attuale degli studi, costituiscono lo stimolo per nuove riflessioni e vogliono abbattere radicati stereotipi.

Come afferma il Direttore della Galleria Eike D. Schmidt, “la storiografia artistica, fortemente impregnata dei canoni estetici dell’Ottocento, ha sempre distinto la scultura dalla pittura, assegnando la purezza del candore alla prima, il colore alla seconda. E quando questi due aspetti si sono trovati congiunti in un’unica opera d’arte – ovvero nella scultura policroma – se n’è interpretato il risultato come privo del necessario afflato idealistico e pertanto etichettato come popolaresco, vernacolare, ‘minore’”.

In realtà in origine questa distinzione tra categorie non esisteva. Nemmeno le antiche statue in marmo dell’antichità classica avevano colore uniforme, come si è scoperto recentemente e come confermato sempre più, man mano che le ricerche proseguono.
La mostra, dunque, racconta come nel Quattrocento la scultura lignea fosse policroma, e come fosse concepita sullo stesso piano della pittura. Attraverso numerosi saggi dei maggiori esperti in materia, il bel catalogo Giunti ripercorre le fasi di questa storia così poco conosciuta.
Donatello (Firenze 1386 circa-1466), Bartolomeo Bellano (Padova 1434 circa-1496 o 1497), Neri di Bicci (Firenze 1418-1492), Adorazione del Bambino con la Vergine, San Giuseppe, il bue e l'asinello, 1455-1460 circa
La scultura in legno dipinto ha subito le vicissitudini del tempo e della pittura. A seguito del cambiamento del gusto, che privilegiava l’idealismo neoplatonico rispetto all’effetto iperrealistico conferito dal colore, è difficile oggi recuperare la policromia originale, spesso coperta da uno, due, tre, fino a otto strati di ridipintura. Delicato e non sempre possibile risulta quindi il lavoro di restauro per ritrovare l’aspetto originale dell’opera, operato in questo caso da Sabrina Biondi.
La mostra, a cura di Alfredo Bellandi, ideata insieme all’ex Direttore Antonio Natali, è dedicata a Margrit Lisner, specialista dei crocifissi in legno dipinto del Rinascimento fiorentino, la quale sosteneva che questo genere di arte va cercata per chiese “di bosco e di città”. Molte delle sculture in legno dipinto e molte delle novità introdotte in questo campo provengono infatti dalla provincia.

Agli esordi del Rinascimento non vi era la netta separazione tra i generi artistici che oggi invece fa percepire pittura, scultura e architettura come settori a sé stanti. Una cesura che si afferma nel corso del tempo, che fu Giorgio Vasari a teorizzare e mettere a punto, per poi essere adottata poi dagli studi accademici ed arrivare fino a noi.
Cerchia di Desiderio da Settignano, Santa Costanza detta La Belle Florentine, 1450-1475 circa
Ma facendo un passo indietro, nel XV e XVI secolo molti artisti erano al tempo stesso grandi scultori e illustri pittori, e alcuni di essi mettevano a punto complessi progetti per architetture. Leonardo, Michelangelo, Raffaello e lo stesso Vasari sono soltanto le punte di diamante di questo approccio.
Nel Quattrocento, dunque, frequenti erano le collaborazioni tra artisti specializzati nella lavorazione di supporti differenti, tra pittori e scultori in particolare, che univano il proprio sapere artistico per l’elaborazione di un unico manufatto.

Molto sentito fu il tema della Crocifissione, dove il corpo sofferente veniva modellato con patetico naturalismo, come nelle splendide sculture di Donatello e Brunelleschi, rispettivamente in Santa Croce e Santa Maria Novella, riferimento cui guardarono le successive generazioni di artisti, tra i quali Michelozzo, la cui opera si può ammirare in mostra.
Con tutta probabilità, gli stessi Donatello e Brunelleschi dipingevano le loro sculture, oltre a modellarle. Insieme all’intaglio, la policromia costituiva infatti un elemento essenziale per conferire realismo e veridicità, fine ultimo della loro arte.
Due Crocifissi a confronto: a sin Donatello (Firenze 1386 circa-1466), 1407-1408 circa, legno intagliato e dipinto, cm 168x173, Firenze, Basilica di Santa Croce / a des Michelozzo (Firenze 1396-1472), 1435 circa, legno intagliato e dipinto, cm 192x18
Ma non sempre le diverse specialità convivevano in un unico artista. Nel corso del XV secolo molti scultori o intagliatori si rivolsero ai pittori per completare le loro opere. Nacque così una proficua commistione di mani diverse volte alla realizzazione di un progetto comune.
Con la sua bottega in via Porta Rossa, Neri di Bicci fu uno dei pittori più richiesti a questo scopo. “Colorì” crocifissi intagliati da Benedetto da Maiano, busti di Desiderio da Settignano, e numerose opere di don Romualdo da Candeli, monaco-scultore, dalla cui collaborazione la mostra espone la Maddalena orante proveniente dal Museo della Collegiata di Sant’Andrea a Empoli.
Le tematiche affrontate erano prevalentemente sacre: accanto alla produzione di Crocifissi, statue della Madonna, di Sante e Santi dai corpi segnati dal dolore tanto fisico quanto spirituale, busti-ritratto, statue al centro di polittici misti e statue per gli arredi liturgici. Opere sacre inizialmente destinate alle chiese, ma alla fine del Quattrocento rivolte anche alla devozione privata e conventuale.
Michelangelo Buonarroti (Caprese, Arezzo 1475 - Roma 1564), Sacra Famiglia con San Giovannino (Tondo Doni), 1507 circa / Francesco del Tasso (Firenze 1463-1519), Cornice intagliata e dorata (su disegno di Michelangelo)
Nel corso del Quattrocento a Firenze si affermò una vera e propria tradizione dell’intaglio, grazie alle botteghe di Baccio da Montelupo, dei fratelli Giuliano e Benedetto da Maiano, i Sangallo (Giuliano, Antonio il Vecchio, Francesco) e i Del Tasso (Chimenti, Francesco e Leonardo).
Questi ultimi lavorarono al celeberrimo Tondo Doni (1507 circa), che si conserva agli Uffizi. L’opera è uno splendido esempio della collaborazione tra Michelangelo, che come sappiamo realizzò il dipinto (l’unico suo dipinto sicuro su tavola), e Francesco del Tasso, che ne eseguì la cornice con grottesche, fantasiosi racemi e volute floreali inframezzate da protomi umane – angeli, profeti e Cristo – quasi sicuramente su disegno dello stesso Buonarroti.

Ritroviamo questa famiglia di intagliatori in un’altra spettacolare opera, che aveva invece destinazione liturgica. Il Tabernacolo di San Sebastiano (1497-1500 circa) fu intagliato da Leonardo del Tasso con la probabile partecipazione del padre Chimenti, e dipinto da Filippino Lippi e bottega nella parte in alto con una coppia di angeli reggicorona, nella nicchia dove una conchiglia è scalata in profondità e nel tondo sottostante che rappresenta un’Annunciazione. Un’altra occasione di cooperazione tra pittori e scultori vedeva infatti la realizzazione di polittici misti, scenografiche composizioni di grandi altari con al centro una statua lignea e pannelli laterali dipinti.
Leonardo del Tasso (Firenze 1472-1501), Chimenti del Tasso? (Firenze? 1430-1516), Tabernacolo di San Sebastiano, 1497-1500 circa / Filippino Lippi e bottega, nicchia dipinta, coppia di Angeli reggicorona, Annunciazione, 1500 circa
Raccontare la scultura fiorentina del Quattrocento in legno policromo significa riscoprire nella Città del Giglio una realtà cosmopolita, che assorbiva le novità tanto dalla periferia quanto da Oltralpe e dalla Penisola Iberica, che prendeva in prestito le decorazioni ad ornato dall’oreficeria francese e le riproponeva in versione lignea.
Molteplici sono le “presenze straniere” a Firenze nel XV secolo ad occuparsi di scultura dipinta. Nel 1457, ad esempio, è documentato in città il misterioso Giovanni Teutonico, artista itinerante che introdusse in Italia Centrale alcuni elementi tipicamente nordici, quali la cruda, teatrale resa espressiva del dramma umano, di cui il magrissimo corpo martoriato, su cui realisticamente scorrono rivoli di sangue, rende viva immagine.
Veit Stoss (Horb, Svevia 1450 circa - Norimberga 1533) San Rocco, 1523
Altro apprezzato artista d’Oltralpe fu lo scultore Veit Stoss, che Vasari definì “miracolo del legno (…) senza alcuna coperta di colore”. La mostra ne espone lo splendido Jesse dormiente (1500 circa) e il bellissimo San Rocco, proveniente quest’ultimo dalla Santissima Annunziata. Siamo ormai nel primo Cinquecento, quando, in linea col pensiero classicista, l’obiettivo stava nell’esibire il materiale, mostrare le possibilità e i virtuosismi della scultura, più che ricercarne la policromia.

Didascalie immagini

  1. Giovanfrancesco Rustici, San Giovanni Battista, 1505 circa
    legno intagliato e dipinto, cm 150x30x30, Abeto di Preci (Perugia), Chiesa di San Martino
  2. Donatello (Firenze 1386 circa-1466), Bartolomeo Bellano (Padova 1434 circa-1496 o 1497), Neri di Bicci (Firenze 1418-1492), Adorazione del Bambino con la Vergine, San Giuseppe, il bue e l’asinello, 1455-1460 circa
    rilievo in terracotta dipinta, cm 81×80, Bologna, Chiesa di Santa Maria dei Servi
  3. Cerchia di Desiderio da Settignano, Santa Costanza detta La Belle Florentine, 1450-1475 circa
    legno dipinto e dorato, fibre vegetali, cm 55x47x27, Parigi, Musée du Louvre
  4. Due Crocifissi a confronto: a sin Donatello (Firenze 1386 circa-1466), 1407-1408 circa, legno intagliato e dipinto, cm 168×173, Firenze, Basilica di Santa Croce / a des Michelozzo (Firenze 1396-1472), 1435 circa, legno intagliato e dipinto, cm 192×18
  5. Michelangelo Buonarroti (Caprese, Arezzo 1475 – Roma 1564), Sacra Famiglia con San Giovannino (Tondo Doni), 1507 circa / Francesco del Tasso (Firenze 1463-1519), Cornice intagliata e dorata (su disegno di Michelangelo)
    tavola: diametro cm 120, Firenze, Galleria degli Uffizi
  6. Leonardo del Tasso (Firenze 1472-1501), Chimenti del Tasso? (Firenze? 1430-1516), Tabernacolo di San Sebastiano, 1497-1500 circa / Filippino Lippi e bottega, nicchia dipinta, coppia di Angeli reggicorona, Annunciazione, 1500 circa
    tabernacolo: legno intagliato e dipinto, cm 248x116x38 / Angeli: tavola, cm 79×116,5, Annunciazione: diametro cm 15,7, Firenze, Chiesa di Sant’Ambrogio
  7. Veit Stoss (Horb, Svevia 1450 circa – Norimberga 1533) San Rocco, 1523
    legno intagliato, cm 180x50x50, Firenze, Basilica della Santissima Annunziata

In copertina:
Veit Stoss (Horb, Svevia 1450 circa – Norimberga 1533) Jesse, 1500 circa
legno intagliato, cm 39x98x29,5, Collezione privata

Catalogo Giunti

Dove e quando

Evento: “Fece di coltura di legname e colorì”. Scultura del Quattrocento in legno dipinto a Firenze
  • Date : 22 March, 201628 August, 2016
  • Indirizzo: Galleria degli Uffizi, Firenze