Il debutto di Salomè, dramma musicale in un atto dall’omonimo poema in francese di Oscar Wilde, nella traduzione tedesca di Hedwig Lachmann, su musica di Richard Strauss, avvenne il 9 dicembre 1905 alla Semperoper (Königliches Opernhaus) di Dresda con la direzione di Ernst von Schuch e fu uno scandalo sconvolgendo pubblico e critica in particolare per il profeta cristiano, Jochanaan, desiderato da Salomè – figliastra di un re pagano – al punto di chiederne la testa da baciare nell’impossibilità di averlo e, come se non bastasse, la “danza dei sette veli”, quanto di più audace apparso su un palcoscenico operistico.

Due anni prima a Berlino, quando la pièce di Wilde andò in scena (con la regia di Max Rheinardt e l’attrice Gertrud Eysoldt nel ruolo di Salomè) Strauss pensò inizialmente di musicare un adattamento in versi del poema con l’idea di affidare il libretto al poeta viennese Anton Lindner. Successivamente rivalutò la portata di quel testo ispirato alla figura di Salomè la cui storia è riportata, senza nome, nei Vangeli di Marco e Matteo, e sarà lo storico Giuseppe Flavio in ‘Antichità giudaiche‘ a svelare chi fosse la figlia di Erodiade.

Tornando all’opera di Richard Strauss, in precedenza vi erano stati vari tentativi di rappresentarla a Vienna, tutti falliti a causa della censura, compreso quello di Gustav Mahler che avrebbe voluto fortemente dirigerla. Dopo Dresda, a Berlino nel maggio 1907 per poi consacrasi definitivamente a Parigi, al Théâtre du Châtelet, negli anni in cui il pubblico era già stato affascinato da figure femminili cariche di erotismo come Tosca di Giacomo Puccini e Mélisande di Claude Debussy. Recensendo l’opera – su Le Figaro – Gabriel Faure definì la partitura un “concerto per orchestra con accompagnamento di voce umana” che, in senso estensivo, denota come la musica di Strauss porti ai limiti estremi la capacità rappresentativa e l’analisi sonora tipiche del poema sinfonico.

Ultima replica, questo promeriggio a Genova, di una nuova produzione con il cast fra i migliori che oggi possiamo avere sulla scena internazionale. Decima presenza nella città della lanterna del capolavoro lirico, ancora oggi modernissimo (la “prima” avvenne nel maggio del 1911), la terza dopo la ricostruzione postbellica e la successiva riapertura del Carlo Felice avvenuta nel 1991.
Firmata da Rosetta Cucchi, apprezzata pianista poi passata alla regia di talento (ricordo una bellissima Arlesiana a Jesi, una spassosa Elisir d’amore a Firenze e c’è grande attesa per l’evento bolognese del prossimo dicembre quando dirigerà il Werther interpretato da Juan Diego Florez) che spiega: “Raccontiamo un mondo antico racchiuso in un’architettura dorata composta di sette portali che si chiudono su una falsa prospettiva, essa ci mostra in alcuni momenti ciò che si nasconde in quella profonda e scura ferita della terra dove Jochanaan è prigioniero.

Salomè è sempre circondata da sette silenziosi re con le loro preziose maschere di morte, maschere d’oro che ricordano la maschera funebre di Agamennone e, come ogni maschera funebre nasconde l’animo di chi la porta, queste celano il vero volto del potere. Essi pesano sull’animo della giovane, accompagnandone i passi, tentando il suo giovane cuore con l’idea di amore e di morte, finché, certi di aver raggiunto il loro scopo, cadono uno ad uno come i setti veli della danza. Alla fine l’essenza della materia pura vince sull’oro di un mondo in rovina e la bellezza di Salomè incontra un breve attimo la bellezza della purezza e della fede e ne viene sopraffatta”.
E infatti, fin dall’apertura del sipario, troneggia l’immagine della maschera d’oro e si intravedono i sette portali che nascondono la scena dove si svolge l’azione di tutta l’opera e si muovono i personaggi. Il ripetersi insistente del numero sette esalta la partitura di grande complessità resa magicamente anche sulla scena in quanto “concepita su temi collegati ai personaggi, alle loro emozioni e ai loro pensieri. Tutti questi temi brevi e sintetici, si incontrano, si sovrappongono, si snodano, mutano secondo un dinamismo sinfonico contrappuntistico.” E’ come se quanto attraversa la mente dei personaggi, lo sentiamo nel tessuto sonoro.

Tutto molto semplice dove spiccano, oltre alla protagonista, i personaggi di Erodiade ed Erode rappresentati fisicamente grotteschi in antitesi con la musica che ne demarca gli animi. E ancora, i volti e il sangue, i colori e le simbologie in simbiosi con le scene di Tiziano Santi, i costumi di Claudia Pernigotti, le luci di Luciano Novelli e l’Orchestra del Teatro Carlo Felice, saldamente diretta in da Fabio Luisi, una bacchetta straordinaria in un repertorio a lui congeniale per aver dedicato molto del suo lavoro alla musica di Strauss e mitteleuropea in genere (che speriamo di avere presto come direttore del Teatro dell’Opera di Firenze).
Una menzione particolare ai quattro protagonisti che, oltre a interpretare i ruoli canori, sono stati perfetti anche nel recitato. Il soprano Lise Lindstrom fa sua Salomè con una padronanza rara, mentre Jane Henschel imprime Erodiade della cattiveria che si confà al personaggio.
Herwig Pecoraro declina la follia di Erode con un perfetto fraseggio e il baritono Mark Delavan sfodera la sua potente voce disegnando un Giovanni Battista da manuale. Eccellenti anche il Narraboth di Patrick Vogel e il Paggio di Marina Ogii. Da cardiopalma la “danza dei sette veli”.

Per questo nuovo allestimento sono stati organizzati un gran numero di eventi collaterali sul mito di Salomè che ha influenzato tutte le forme d’arte, dalla letteratura alla pittura, dalla danza alla musica e non ultimo il cinema con la possibilità, fino al 2 giugno, di assistere a Wilde Salomè, il docu-film di e con Al Pacino.
Didascalie immagini
- Salomè nell’allestimento del Teatro Carlo Felice di Genova
il suggestivo palazzo di Erode
(foto © Marcello Orselli) - Salomè nell’allestimento del Teatro Carlo Felice di Genova
i sette enigmatici re incombono sulla danzatrice
(foto © Marcello Orselli) - Salomè nell’allestimento del Teatro Carlo Felice di Genova
Mark Delavan è Jochanaan e Lise Lindstrom è Salomè
(foto © Marcello Orselli) - Salomè nell’allestimento del Teatro Carlo Felice di Genova
Jane Henschel e Herwig Pecoraro sono Erodiade e Re Erode
(foto © Marcello Orselli) - Salomè nell’allestimento del Teatro Carlo Felice di Genova
la danza
(foto © Marcello Orselli) - Salomè nell’allestimento del Teatro Carlo Felice di Genova
Lise Lindstrom è Salomè
(foto © Marcello Orselli)
In copertina:
Salomè nell’allestimento del Teatro Carlo Felice di Genova
[particolare]
(foto © Marcello Orselli)
Salome
Dramma musicale in un atto di Oscar Wilde
Traduzione tedesca di Hedwig Lachmann
Musica di Richard Strauss
Direttore
Fabio Luisi
Regia
Rosetta Cucchi
Scene
Tiziano Santi
Costumi
Claudia Pernigotti
Luci
Luciano Novelli
da un’idea di D. M. Wood
Assistente alla regia
Stefania Panighini
Assistente alle scene
Alessia Colosso
Personaggi e interpreti
Salome
Lise Lindstrom
Jochanaan
Mark Delavan
Narraboth
Patrick Vogel
Herodias
Jane Henschel
Herodes
Herwig Pecoraro
Erster Jude
Marcello Nardis
Zweiter Jude
Alessandro Fantoni
Dritter Jude
Naoyuki Okada
Vierter Jude
Jason Kim
Funfter Jude
Alessandro Busi
Erster Sodat
Roberto Maietta
Zweiter Soldat
Luca Gallo
Erster Nazarener
Frano Lufi
Zweiter Nazarener
Manuel Pierattelli
Ein Cappadocian
Alessandro Busi
Ein Page
Marina Ogii
Ein Sklave
Patrick Vogel
Nuovo Allestimento del Teatro Carlo Felice
Orchestra del Teatro Carlo Felice
Ultima replica
Sabato 28 maggio 2016 – ore 15.30
Dove e quando
- Fino al: – 28 May, 2016